Anna Vertua Gentile.
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No e poi no!
Romanzo.
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1906. A. Solmi Editore. MILANO.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
           Fondazione Ezio Galiano onlus
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      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Testo curato da: CATIA RIGHI per il "Progetto Manuzio", iniziativa dell'Associazione Culturale "Liber Liber".
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PRESENTAZIONE.
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Questo romanzo scritto per le giovani donne propone come eroina Dora, orfana di padre, povera, bellissima, e ottima impiegata contabile, che col suo lavoro presso una filanda mantiene se stessa e la madre malata. La fanciulla  figlia del fratellastro del ricchissimo proprietario della filanda, scacciato anni prima perch interessato al miglioramento delle condizioni di lavoro delle operaie. Per salvaguardare la propria dignit, quando inizia il lavoro, Dora si presenta col cognome della madre per non farsi riconoscere in paese.
Il romanzo sviluppa quindi una contrapposizione tra lavaro proprietario e il figlio medico, Roberto, che vede i problemi di salute delle operaie causati dalle malsane condizioni di lavoro in filanda, e insiste invano con il padre per migliorarle, sacrificando parte dei profitti. Roberto nel frattempo si innamora di Dora, ma la fanciulla rifiuta il corteggiamento, per orgoglio, ma anche pensando che solo agendo concretamente per le operaie, Roberto potr dimostrare che le sue non sono solo vaghe parole. Prima che lamore dei due giovani possa trionfare, Dora dovr affrontare la morte della mamma, i pettegolezzi cattivi del paese, e la malattia. E per raggiungere la felicit, riunendola a Roberto, un ascetico frate giocher un ruolo decisivo. 
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L'AUTRICE.
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Anna Vertua Gentile (Dongo, 30 maggio 1845, Lodi, 23 novembre 1926)  stata una scrittrice italiana.
Figlia di Rocco e di Esther Polti, alla morte del padre avvenuta nel 1862 trov impiego presso l'Istituto delle Dame inglesi di Vicenza. Incominci a scrivere nel 1868: il suo primo lavoro conosciuto  firmato come Annetta Vertua. Spos Iginio Gentile, allora docente di Storia antica nell'Universit di Pavia; dalla loro unione nel 1874 nacque un figlio, Marco Tullio. Tra il 1874 e il 1893 scrisse una serie di racconti e opere teatrali brevi per bambini, che venivano recitate nei salotti di casa o interpretate con burattini.
Divenuta scrittrice di professione dopo la morte del marito (nel 1893, seguita, nel 1912, da quella del figlio) ebbe una produzione feconda: fino al 1901 pubblic oltre 150 titoli tra romanzi, soprattutto d'amore, novelle, scritti educativi e manuali di condotta.
I suoi scritti, pur intrisi di sentimentalismo e precetti morali, non furono privi di richiami all'indipendenza femminile.
Mor presso l'Istituto Santa Savina a Lodi, dove si ritir nel 1923. Sulla facciata esterna dell'edificio  stata affissa una targa che la ricorda.
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NO E POI NO!
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A la Signorina NINA FORLANINI
A te, mia cara e intellettuale fanciulla
dedico questo mio lavoruccio,
che, se non altro,
contiene un desiderio di bene.
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Al calare del sole dietro le cime nevose irradiate dal glorioso tramonto, la campana dello stabilimento squill la sua nota acuta e fessa ad annunciare, per quel giorno, la fine del lavoro.
Da la filanda e dal filatoio, due grandiosi fabbricati che si guardavano da gli opposti scrimoli del burrone, fra di loro congiunti per mezzo di un solido ponticello alto sopra il torrente, le operaie grandi e piccole, a due a due, a quattro, a frotte, alcune imbronciate e taciturne, altre allegre e chiacchierine, parecchie svogliate, dal camminare strascicato e un visibile abbattimento per la persona tutta, uscirono e si incamminarono per a la volta delle loro case; gi al paese di pi del monte, su per i villaggi ed i casolari disseminati per la costa della montagna o acquattati fra le piante della vallata.
Per uscire fuori dello stabilimento, le filandiere dovevano sfilare davanti le finestre degli uffici che davano sul cortile.
A Dora Toldi, seduta nello sguancio della finestra, insieme con il cicaleccio, le risate, il fracasso delle zoccolo su l'acciottolato, giungeva il puzzo tiepido e nauseabondo dell'umido vapore sprigionato dai bozzoli in ebullizione.
Uno ad uno gli impiegati dell'amministrazione se ne andarono. E Dora rimase sola a finir di sbrigare la corrispondenza, aguzzando gli occhi per raccogliere la luce, ormai fosca, del giorno morente.
La penna correva rapida e sicura su i grandi fogli azzurrognoli recanti a capo l'intestazione della casa industriale. Lettere in lingua francese, tedesca, inglese, erano l accumulate, pronte per l'impostazione.
Dora piegava l'ultimo foglio, quando su la soglia della porta aperta, apparve la grossa e tozza figura di Antonio Lovisi, il padrone della filanda e del filatoio, il pi ricco industriale della vallata.
Finito? chiese con il vocione rauco.
Finito! rispose la giovine alzandosi e staccando dall'appiccagnolo il cappelluccio di panno bianco sguernito, che si pose in testa senza guardarsi nella specciera appesa a la parete.
Antonio Lovisi guard la splendida figura di quella giovine donna, alta e slanciata, dai capelli di un castano dorato negligentemente annodati su la nuca; e con atto quasi cerimonioso, strano in lui, abitualmente altero con i dipendenti, si fece da una parte per lasciarla passare.
Buona sera! la salut, toccandosi l'ala del cappello.
Buona sera! rispose la giovine, chinando lievemente il capo nell'atto di uscire.
Antonio Lovisi usc anche lui. Ma dal portone dello stabilimento, prima di scendere verso casa, al suo palazzo gi nella valle, stette a seguire degli occhi la fanciulla, la quale si era messa per un'angusta stradicciola che s'inerpicava serpentinamente lungo un ripido pendio, per poi addentrarsi nel folto della boscaglia.
Come ella si fu perduta nella verde grottaglia, Antonio Lovisi scese per il viottolo rinserrato fra due righe di bosso tagliato a modo di basso muricciolo; e mormor:  strano!... gli occhi di quella giovine mi fanno pensare ad altri occhi!... E pure quelli erano scuri e questi sono di un meraviglioso turchino verdognolo!
Parallela al viottolo privato, correva la stradicciola comune, scendente a larghi e irregolari scalini tagliati nel sasso.
Per quella stradicciola scendevano le operaie che abitavano il paese della valle. Le fanciullette del filatoio, avide di moto, di libert, di chiasso, vociavano e ridevano rincorrendosi, precipitandosi gi per la ripida scala, con le zoccole in mano e i capelli al vento; le donne chiacchieravano; un gruppo di ragazze, a braccetto l'una dell'altra, in quattro file serrate, cantavano a tutto spiano, con la testa piegata a un medesimo lato, la bocca smisuratamente aperta, la gola enfiata dallo sforzo. Ma a la vista del padrone, cessarono bruscamente di cantare, sciolsero le file, e gi a balzelloni, come in fuga, mentre le donne tiravano via in silenzio.
Fra queste operaie ve ne erano dalla persona aggraziata e i lineamenti gentili; ma il colorito di uno smorto tirante al gialliccio, le labbra pallide e un non so che di spossato e flaccido, toglieva loro ogni bellezza.
L'aria pura della montagna, l'acqua di sorgente, la verde libert, non avevano potere di vigoria e di salute su quelle povere creature, obbligate, per la maggior parte del giorno, a respirare un'aria viziata.
L'industria aveva portato lavoro e insieme un certo benessere nella vallata; ma con l'andare degli anni vi aveva scacciata la sana vigoria e con essa la bellezza.
Come sono brutte! osserv l'industriale, dando una sbirciata alle operaie e confrontandole, senza volerlo, a la bellissima giovine da poco impiegata nei suoi uffici.
E la inesplicabile somiglianza degli occhi di un azzurro verdognolo con altri occhi di un'oscurit profonda, agitandogli in cuore un ricordo che egli avrebbe desiderato in lui per sempre sepolto, perch era un ricordo fatto increscioso da una punta di rimorso, gli agit nell'anima un tacito e confuso rimprovero per la rovina di tanta giovinezza, la quale con il lavoro malsano e non ben retribuito, contribuiva a sempre pi aumentare la sua ricchezza.
Scendeva lentamente, raccolto in s, accigliato contro le ricordanze e il muto rimprovero che lo infastidivano.
E non aveva uno sguardo, non un sentimento per la bellezza della vallata boscosa, cinta intorno da alte, maestose montagne dalle sublimi vette slanciate nell'azzurro cupo, dove un tenue chiarore croceo trasparente da un gruppo di nuvole, annunziava il sorgere della luna.
Arriv al palazzo, biancheggiante in mezzo al giardino, nel quale si entrava per il cancello smagliante di dorature, che si apriva a uno dei lati dell'ampio piazzale. Entr; fece il viale fiancheggiato di tigli che metteva a l'entrata del palazzo, e per la porta aperta si trov nell'atrio dove pos cappello e bastone.
Nessuno venne ad incontrarlo. Certe premure, certe delicate attenzioni, da casa Lovisi erano bandite come leziosaggini. Il padrone non voleva saperne di smancierie. E nel numero delle smancierie metteva le pi semplici e naturali dimostrazioni di affetto.
Fortunatamente la signora Marta Lovisi non aveva avuto bisogno di violentare la propria natura per piegarsi ai desider del marito. Buona donna in fondo, ma piuttosto volgare, per lei la vita si riduceva unicamente alle cure domestiche, al guardaroba, a l'economia. E delle figliole, Luisa e Clelia, aveva fatto due abilissime donne di casa; brave cuciniere, insuperabili nel cucire, stirare, badare a l'ortaglia e al pollaio oltre che, a suo tempo, ai bachi da seta. Le aveva mandate a la scuola del paese dove avevano compiuto con lode le cinque classi elementari; poi basta.
Una donna, quando sa leggere, scrivere e fare i conti di casa pensava e diceva la signora Marta  anche troppo! Quello che conta non mancava di soggiungere  che abbiano la loro brava dote per trovare marito; perch al giorno d'oggi le ragazze istruite come dottori, ce n' a dozzine! Ma non sono certo parecchie quelle che portano nel grembiule qualche centinaio di migliaia di lire!
Quello a cui la signora Marta ci teneva, e molto, era che le figliolo nei giorni di festa, alla Messa grande e alla passeggiata su e gi per il piazzale, sfoggiassero dei vestiti e delle acconciature, che nessun'altra fanciulla del paese manco potesse pensare di averne di uguali. Perci ella e le figliole avevano a Milano la loro brava sarta e la loro brava modista. E quando si trattava di abiti, cappelli e fronzoli, la signora Marta, che in paese passava piuttosto per spilorcia, non lesinava certo sui prezzi. Nulla era mai abbastanza fine e moderno e sfoggiato per lei e le figliole. S che la sarta e la modista, capito il gusto della provinciale e danarosa cliente, mandavano certa roba chiassosa ed eccentrica, che avrebbe fatto arricciare il naso a qualsiasi signora amante del bello.
Antonio Lovisi entr nel salotto dei pasti nel momento in cui la signora Marta scodellava la minestra, e Luisa, la figliola maggiore, finiva di preparare la tavola.
Si erano appena seduti, quando entr come un razzo, Clelia, la figlia minore, rossa di capelli, lentigginosa, piccoletta e atticciata quanto la sorella era lunga e spersonita.
Veniva dal merciaiolo, ove aveva fatto una corsa per comperare della fettuccia; in piazza si era imbattuta in Giacomo il postino, il quale le aveva consegnato la lettera per pap.
 la scrittura di Roberto! disse porgendola.
Il signor Antonio, che gi aveva incominciato a ingollare la sua minestra, fece segno a la figlia che gli mettesse la lettera davanti; e continu a mangiare, una cucchiaiata dopo l'altra, senza badare per nulla a l'impazienza della moglie, la quale ci aveva un debole per il figlio lontano e che da alcuni giorni si crucciava perch tardava a scrivere.
Dice forse che torna presto a casa? chiese con gli occhi fissi su la lettera.
Sarebbe ora e tempo! borbott il signor Lovisi con la bocca piena.
Pos il cucchiaio nella scodella vuota e soggiunse:
Speriamo che la famosa pratica all'Ospedale sia finalmente finita! Qui c' gran bisogno di un medico; il dottore Tolmetti fa quello che pu; ma da per tutto non pu arrivare: la condotta  faticosa; c' lavoro per due medici ed anche per tre! e poich Roberto ha voluto fare il dottore, venga a esercitare la sua professione qui in paese.  ora e tempo che si metta anche lui sulla via del guadagno, dopo che si sono spesi tanti quattrini per farlo studiare!
Finita la minestra, intanto che Luisa toglieva la zuppiera e le scodelle, entr la servente con un piatto di carne, fumante un acuto odore d'aglio.
Il signor Antonio aveva preso in mano la lettera e la girava e rigirava per le mani senza aprirla. Fin per posarla al posto di prima. Si tir avanti il tondo della carne e prese ad affettarla attentamente.
La povera signora Marta nell'impazienza di sapere quello che scriveva il figliolo, era in una vera angoscia. Ma non lasciava trasparire la sua impazienza n il suo dispetto per l'inesplicabile calma del marito, che pareva proprio facesse apposta a tenerla su le brage.
Dopo la carne lessata, venne l'arrosto con l'insalata; poi il formaggio e la frutta. Il signor Antonio mangi di tutto con l'abituale lentezza e con appetito, senza preoccuparsi per nulla della lettera.
Poi centell la sua tazza di caff ben zuccherato, con dentro un bicchierino di cognac.
Sparecchiata la tavola, la signora Marta si affrett a mettere davanti al marito il vaso degli sigari con il piattello per la cenere e la scatoletta dei fiammiferi. Finalmente il benedetto uomo si sarebbe deciso ad aprire e leggere la lettera!
Infatti la lettera venne aperta adagio adagio e letta con grande lentezza. C'era proprio da credere che il brav'uomo indovinasse l'ansia della moglie e si divertisse a prolungarla.
E proprio la povera donna non ne poteva pi e nascondeva ormai a stento l'impazienza. Apriva e chiudeva l'armadio, toglieva un oggetto da un tiretto per metterlo in un altro, sedeva un istante nella poltroncina per subito alzarvi ed affacciarsi a la finestra; poi sedeva di nuovo e di nuovo apriva l'armadio, dando frequenti occhiate al marito, sempre l, muto come un pesce, con la lettera aperta in mano, come se vi dormisse sopra.
A la fine, parendole d'aver pazientato abbastanza, la signora Marta si fece presso al marito e gli chiese con titubanza e ansia insieme:
E cos?... Che dice?... Sta bene?... Viene?
Il signor Antonio lev gli occhi dal foglio e guardando la moglie al di sopra degli occhiali, le porse la lettera borbottando:
Quel ragazzo  un esaltato! Ha delle idee balzane... pazze... anche lui!... Ma dovr pure modificarle, correggerle, anzi cambiarle affatto, se vuole che si vada d'amore e d'accordo! Se no... il padrone sono io; ho sempre tirato avanti la baracca secondo il mio modo di vedere; e... non voglio novit, nessuna novit!... Che se cos gli piace, bene; se no il mondo  grande e c' posto per tutti; anche per i cervelli balzani!... Un altro, assai prima di lui, avrebbe voluto portare qui delle novit, e lo sa Dio quante volte avr dovuto pentirsene!
Cos brontolando a mezza voce, il signor Antonio si era alzato, e acceso il sigaro, usciva in giardino e infilava il viale per andare in piazza, al caff dove aveva l'abitudine di recarsi ogni sera a fare due chiacchiere con gli amici.
Luisa e Clelia erano gi uscite per andare in chiesa a la funzione del mese di maggio, in onore della Madonna.
La luna, nella sua gioconda pienezza, pendeva su la valle.
Antonio Lovisi, fumando, camminava lentamente su la ghiaia minuta che gli scricchiolava di sotto i piedi. E ogni tanto scuoteva il capo pensando a quel fantasioso di suo figlio, che si era lasciato montare la testa da idee nuove; idee bislacche, speranze pazze, sogni di riforme impossibili!
Uguaglianza!... Igiene!... Diminuzione di lavoro e aumento di paga!... Il dovere di badare a la salute delle operaie!... di far rifiorire la bellezza femminile, che nei tempi andati era la gloria della vallata! andava brontolando con disprezzo ed ira insieme.
Stava fresco lui se avesse avuto quelle fisime nel cervello!... Altro che guadagno allora!... altro che ricchezza, che ogni giorno si andava aumentando!... Ah! egli non era punto fortunato nelle persone di famiglia!... Venti anni prima aveva sperato di trovare un aiuto nel fratellastro; il figlio di sua madre, passata a seconde nozze; il povero ragazzo rimasto orfano a quindici anni. Egli lo aveva accolto in casa sua; lo aveva mandato foravia a studiare proponendosi di farne un ingegnere, che sarebbe stato, quel che si dice, una vera fortuna per la sua industria. Ma altro che ingegnere! Il ragazzo aveva troncato gli studi sul pi bello, incaponito nell'idea di fare il pittore.
Il pittore! esclam con isdegno il pittore!... l'arte!
Nondimeno, l'arte non gli avrebbe impedito di dare a lui una mano negli affari; ed egli se lo sarebbe tenuto come impiegato, il signor pittore! Alloggiato, nudrito, stipendiato, che cosa mancava a quel ragazzaccio?... Gli impediva egli forse, nei momenti di vacanza, di sgorbiare tela e muri?... Non gli sarebbe forse convenuto di tirar via a fare il suo mestiere di impiegato, senza tante fisime, tante stramberie?... Sarebbero vissuti d'amore e d'accordo, e forse quel benedetto figliuolo sarebbe stato ancora l ad aiutar lui a sbrigar gli affari, che proprio ne aveva fin sopra i capelli! Invece, prima che a l'interesse della casa, quello stupido, quel fantastico, quel matto da legare, aveva voluto prendersi a cuore le operaie. Gi, le operaie prima di tutto, prima del padrone, prima degli affari!... Ci volevano locali nuovi, bisognava diminuire le ore del lavoro, migliorare il nutrimento, quindi aumentare la paga! Bisognava badare a la salute delle donne e delle fanciulle della filanda e del filatoio; era necessario provvedere al loro benessere!... Che cosa contava se il padrone non guadagnava nulla o pochissimo?
Bell'uomo d'affari, davvero! esclam mordendo il sigaro. E poich egli non volle piegarsi a la ragione tir via a pensare l'industriale ognuno per la sua strada!... andasse pure sgorbiar tela e muri lontano, che quello era proprio il mestiere che ci voleva per lui, e lasciasse gli affari a la gente posata e seria!
Ed egli, il pittore, se n'era andato, dopo un'aspra querela, nella quale l'uno non aveva certo risparmiato a l'altro rimproveri n offese; si erano dati dell'egoista, del matto, del retrogrado, dell'ingrato!... Ma a questa dura parola, che lo toccava sul vivo, il fratellastro si era violentemente ribellato. Antonio Lovisi se lo vedeva ancora davanti il giovine alto e smilzo, pallido e fremente; le sentiva ancora nell'aria le sue parole d'addio! "Ah! tu hai speso del tuo per mantenermi foravia a studiare?... Ah tu mi hai dato pane e ricovero?... Ebbene! Non voglio debiti io! Me ne vado senza un soldo; pago i tuoi benefizi con il poco che mi spetta dell'eredit materna!"
Ed era partito cos, come aveva detto, senza un soldo. Ed egli non l'aveva pi riveduto n sentito dire di lui fino al giorno che gli era pervenuto l'annuncio della sua morte.
Si ferm nel mezzo del viale, a guardare di l del muro del giardino, dove in vetta a due poggi vicini, quasi isole in piena vallata, biancheggiavano nel chiarore della luna, due casette perfettamente uguali.
Erano le case gemelle, fatte costruire da suo padre e dal suo futuro padrigno, allora giovani entrambi e amici di una amicizia vera e sicura. Al letto di morte suo padre aveva raccomandato a l'amico la sua donna, la quale due anni dopo egli aveva sposato. Lui, Antonio Lovisi, non aveva voluto seguire la madre in casa del padrigno; era vissuto solo, continuando ad occuparsi della industria della seta, nella quale il padre lo aveva iniziato. Gli affari gli erano sempre andati a gonfie vele, tanto che ebbe ad ingrandire la filanda e il filatoio, e infine fabbric il palazzo, che and subito ad abitare.
Ma mentre lui arricchiva, il padrigno perdeva in disgraziate speculazioni, la sua modesta sostanza; poi andava in America nella speranza di migliore fortuna e l moriva di febbre gialla. La vedova non aveva tardato a seguirlo nel mistero della tomba.
Quella sera Antonio Lovisi non poteva staccare gli occhi da la casa ove la sua povera madre, per la seconda volta vedova, gli aveva fatto giurare, prima di morire, che egli si sarebbe preso cura del fratello, il quale rimaneva orfano e quasi povero!
Ed egli aveva giurato ed aveva mantenuto il giuramento. Che se poi si era trovato nella necessit di dividersi dal fratello, era forse stata colpa sua?
No, che non fu mia colpa! disse a mezza voce, togliendosi il mozzicone di bocca e lanciandolo lontano, in un impeto d'ira contro l'interna, molesta inquietudine, quasi rimprovero della coscienza.
Ah! avrei forse dovuto, per far piacere a lui, il fratellastro, seguire le sue pazze idee?... rinunciare al guadagno per ingrassare chi lavora per me? soggiunse, rispondendo a le dimostrazioni di una voce interiore, che pareva facesse a botta e risposta con i suoi pensieri. Bell'industriale sarei stato allora!... E poi, e non fanno tutti cos? fin per esclamare, arrivando in fretta al cancello del giardino.
E si trov nel piazzale illuminato da la luna; un vasto piazzale, con un folto di robinie nel mezzo, da un lato una sfilata di case, dietro le quali il paese si arrampicava su per il fianco della montagna, e dal lato opposto il muro di cinta del giardino Lovisi. Sul fondo del piazzale una larga e comoda scalinata, guidava a la chiesa accucciata fra i castani; di rimpetto a la scalinata si apriva la verde vallata, tutta a ortaglie, campicelli, vigneti, fosche macchie d'alberi.
L'industriale and a sedere a un tavolino fuori del caff, ove il cavaliere Rosselli, un magistrato in pensione, che veniva ogni anno ad abitare con la famiglia la casa paterna durante tutta l'estate, lo aspettava per la solita ora di ritrovo.
Antonio Lovisi e Lodovico Rosselli, si conoscevano dall'infanzia; senza essere intimi amici, si trovavano volentieri insieme.
La piazza era deserta in quell'ora che quasi tutto il paese era su in chiesa, per il mese di Maria.
Nel silenzio si sentiva il tonfo monotono del maglio dell'officina Ferri, ai piedi dell'opposta montagna. Al tonfo si univa lo scroscio del torrente e il coro strascicato delle donne, che su a la chiesa, cantavano le Litanie.
Dove diamine chiese ad un tratto il cavaliere Rosselli a Lovisi dove diamine sei tu andato a scovar fuori quella magnifica giovine tua nuova impiegata?
L'industriale si ringalluzz, come se la bellezza della sua dipendente fosse stato merito suo; e soddisfece subito a la curiosit del suo compagno.
Da parecchio tempo egli sentiva la necessit di una persona capace di sbrigare la corrispondenza estera e di dare una mano a la contabilit. E aveva stabilito di preferire una donna, perch in quel genere di lavoro, la donna riesce meglio e la si paga meno.
Eh? fece il magistrato con una punta di ironia nell'accento. Si paga meno chi lavora meglio?
Si sa! spieg il Lovisi. La donna ha minori bisogni dell'uomo; e poi  consuetudine!... Avevo mandato l'annunzio a un giornale di Milano e dopo pochi giorni la signorina mi scrisse offrendo l'opera sua, e mandando i suoi bravi e buoni attestati in perfetta regola. Detto fatto; trovo la cosa conveniente; scrivo a la signorina le mie condizioni; ella accetta; e, la settimana dopo, eccoti la signorina con la propria madre. Oh! tutte due persone a modo, non c' da dubitarne! concluse.
E la signorina risponde davvero ai tuoi desider? chiese il cavaliere.
A meraviglia!  intelligente e lavoratrice come certo nessuno degli altri impiegati. Capisce le cose a volo; conosce le lingue benissimo, le tratta con una disinvoltura che fa meraviglia per la sua et; vent'anni se ci arriva! E poi  zelantissima; sempre la prima a entrare negli uffici e l'ultima ad uscirne. Un tesoro insomma, un vero tesoro per la mia casa! E... seria veh! anzi un pochino altiera. Non parla mai con nessuno se non la interrogano. "S, no, buon giorno, buona sera!..." e tutto finisce l! Se la sua bellezza le chiamer intorno i vagheggini, il suo contegno li terr certo lontani!
Da la chiesa continuava a venire e spandersi per l'aria illuminata da la luna, il canto monotono, pietoso e pieno di arcana poesia delle donne invocanti la Madonna. Poi a un tratto il canto cess, e le campane diedero il segno della benedizione. Dal basso si vide aprirsi la chiesa e apparve su l'altare di fondo il punteggiare dei ceri accesi. E mentre le campane sonavano a festa, la gente prese ad uscire ed a scendere gi per la scalinata, nel lume di luna.
Luisa e Clelia, insieme con la Bianca del farmacista e la signorina Matilde, la maestra comunale, tenendosi a braccetto, strette l'una a l'altra, scendevano lentamente, liete di trovarsi insieme, di poter scambiare due chiacchiere.
E come gi al caff, fra il signor Rosselli e Antonio Lovisi, anche qui il discorso and subito a cadere su la signorina forestiera, la nuova impiegata dello stabilimento.
La signorina Matilde si era trovata, per combinazione, a l'arrivo del treno nel quale avevano viaggiato la forestiera e sua madre. Le aveva viste scendere; avevano una valigetta in due!...
E quella giovine  sembrata anche a te, proprio la bellezza che dicono? chiese Luisa con qualche ansia.
La maestrina; che aveva un visuccio insignificante e la persona bassa e stenta, rispose con un sorrisetto sprezzante:
Tutti i gusti sono gusti! per me ella  troppo pallida, ed ha gli occhi di un colore che non si capisce; ora sembrano turchini ed ora verdi; e poi sono troppo grandi!
Non porta il busto! osserv Bianca che era bionda e grassa.
Non ne ha bisogno!... fece Clelia, la quale usava di serrarsi nella fascetta cos che il petto sporgeva insolente e i fianchi rotondi guizzavano nel camminare. Non ne ha bisogno!...  magra.
Si d un'aria da principessa! si lagn Luisa. Quando ieri sono entrata nello studio ove ella lavora, con la scusa di prendere una matita, lev appena un momento gli occhi dal foglio e fece un' impercettibile cenno di saluto senza manco smettere di scrivere. E che io sono la figlia del padrone lo deve certo sapere!
Avete veduto come si pettina? chiese la maestrina, che portava i capelli rialzati su la fronte e raccolti in nodo voluminoso a sommo del capo.
Ha i capelli divisi in mezzo da la scriminatura e scendenti gi lungo le tempia e le orecchie! descrisse Bianca.
E soggiunse:
Dice Edoardo, mio fratello, che questa pettinatura  molto di moda a Milano, ma che si addice soltanto a certi visucci!  la pettinatura delle bellissime!... dice.
 la pettinatura di tutte quelle che la vogliono adottare! rimbecc Luisa, inacidita. Tanto  vero che domani mi pettino anch'io cos!
La maestrina lanci un'occhiata a Luisa, e sorrise fra s e s, figurandosi quel viso scialbo, dagli occhi a fior di pelle, il naso lungo e il mento acuto, incorniciato a la vergine, dai capelli di un colore di stoppa. Tutte intente a spettegolare, non una di quelle signorine si sentiva attratta dal fascino della superba scena che stava loro dinanzi. La vallata, dal terreno ondulato, a rialzi e poggi, sparsa di villaggi e casolari, la montagna dagli arditi, superbi profili; tutto fantasticamente avvolto nel vaporoso chiaro di luna.
Ma che cosa importava a loro di quella pittoresca bellezza? Come potevano intendere la misteriosa voce susurrante cose astratte e sublimi, che riempiva, senza turbarlo, il maestoso silenzio di quello spettacolo solenne?... Il loro mondo interiore era troppo angusto e povero per degnamente accogliere il grandioso, in qualunque forma esso si fosse presentato!
A i piedi della scalinata, le quattro signorine si fermarono a darsi la buona notte; poi si avviarono verso le loro case.
Il paese era ormai quasi deserto. Lavoratori e lavoratrici, stanchi della giornata faticosa, andavano presto a dormire per attingere nel riposo e nel sonno, l'energia necessaria al lavoro del dimane.
In piazza non si vedevano che i pochi signori del paese seduti fuori del caff e della farmacia, e qualche giovinotto che passeggiava fumando.
Nel silenzio si udiva distinta la nota ripercossa del maglio e il respiro greve delle motrici.
Mentre Luisa e Clelia facevano il viale del giardino per tornare a casa, una robusta voce baritonale prese a cantare a distanza.
Le fanciulle si fermarono un momento.
Senti? fece Clelia.
Dev'essere il signor Franco Ferri, il nuovo proprietario e direttore della ferriera! quell'originale che non si fa con nessuno!... Sfugge la gente; gli piace di star solo!
Scommetto che se la intender subito con Roberto, che  un tipo anche lui!
Basta! purch egli non porti la rivoluzione in casa!
Intanto comincia a scombussolare con le sue lettere!
Luisa! Clelia! suon nel giardino abbuiato dalla notte, la vocetta stridula della signora Marta. Ma presto, che  tardi!...  ora di andare a letto!
Le fanciulle in una breva corsa, ebbero raggiunta la madre, che le aspettava a pochi passi da la porta di entrata.
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A mezzogiorno preciso la campana squill e le operaie della filanda e del filatoio uscirono a far colazione a l'aria aperta, nella gioia del giugno trionfale, nella luce festosa della verde montagna esultante nel sole.
Dopo cinque ore di intenso lavoro, anche Dora Toldi sent il bisogno di una boccata d'aria, di un benefico bagno di luce.
E sbocconcellando il suo panetto, usc per una porticina, che dal fondo del cortile metteva nel viottolo detto del Convento.
E difatti, dopo una breve salita, serpeggiante fra pratelli e vigneti, il viottolo metteva capo a la fosca cintura d'un convento abbandonato, del quale ancora si vedevano, fra una compagine di pietre e una ribellione di erbe, le mine di un bruno tempio del Quattrocento; un androne fiancheggiato di celle; un cortiletto con un gruppo di alti e desolati cipressi nel mezzo; e disseminati, fra macchie e cespugli, alcuni cippi, qualche croce sbilenca, e parecchi rosai dai profumati fiori, vari di forma e di colore.
Quel cortile, come pure un altare della chiesa a mezzo ruinata, dicevano una cura continua e amorosa.
Infatti, in una delle celle dell'androne, viveva un vecchio frate, ultimo del convento gi della valle, abbandonato e poi passato nelle mani di un industriale che l'aveva ridotto a cartiera. Il povero frate, nato in un villaggio di quelle montagne ed entrato in convento in giovanissima et, non aveva voluto seguire i padri ed i fratelli, che si erano sparsi in altri conventi lontani; non reggendogli il cuore di lasciare quei luoghi della cui bellezza l'anima sua era religiosamente piena. E si ora scelto un asilo nel vecchio convento a mezzo ruinato, vivendo della sua piccola industria di intrecciatore di paniere, ceste e scatole di vimini e scorza di betulla.
Tutti della montagna e della vallata conoscevano fra Davide e gli volevano bene, perch era buono, sempre disposto a rendere servigi anche a rischio e pericolo della vita. Come quando era sceso nel burrone a salvare da certa morte un pastorello andato a picco per imprudenza e miracolosamente rimasto sospeso su l'abisso nell'intreccio di un macchione, che si andava incurvando di sotto il peso del poveretto, con la minaccia di precipitarlo da un momento a l'altro. Il generoso frate era sceso per la scoscesa ripa, aveva afferrato il fanciullo, e abbrancandosi a gli scogli, acciuffando le robuste fronde, era riuscito a tirarsi sul viottolo con il piccino svenuto fra le braccia.
Esempi di abnegazione e di coraggio, fra Davide ne aveva dati parecchi, specialmente l'inverno, quando dalla vetta del monte altissimo, ripido e rotto da precipizi paurosi, si spandeva per l'aria il desolato suono della campana di soccorso, presso la capanna di ricovero; egli era sempre il primo ad accorrere, soffiasse la tramontana e turbinasse la tormenta. E quanti viaggiatori imprudenti, quanti alpinisti audaci e temerari, non aveva egli soccorso, ricoverati, salvati da pericoli e dalla morte!...
Dora Toldi aveva sentito parlare del frate come di un vero, umile eroe: ed era da un poco che desiderava di conoscerlo, di parlargli.
Ma quel giorno fra Davide non c'era; e nel cortiletto, folto di rose fiorenti fra cippi e croci, era vuota la sedia di paglia su la quale egli usava lavorare tra i fasci di vimini e le striscie di betulla.
Dora entr nel cortiletto e si pose a sedere sopra un resto di muricciolo, fra due eleganti colonnine, rispettate dal tempo.
Con la facolt che ella aveva di cogliere le recondite finezze negli aspetti delle cose, ci che  quanto dire, di capire la bellezza, stette un poco immota e raccolta a gustare lo squisito piacere che gli occhi le mandavano a l'anima.
Come era strano e bello quel cortiletto di convento, segnato a un lato da un androne perfettamente conservato, a un secondo lato da un avanzo di muricciolo, con qualche colonnina mozzata, e gli altri aperti a la salita della montagna ed a lo spiazzo verdeggiante! Come si slanciavano alti nel sole i cipressi del mezzo! E quante cose non dicevano quelle croci rose da la ruggine, e quei cippi verdi di musco!... E le rose?... Ve ne erano da per tutto; abbracciavano le croci, formavano capanni, si piegavano a festoni, correvano su le colonnine dell'androne, vestivano i muri, stendevano con artistico disordine le rame fiorite, che si congiungevano a baciarsi da un rosaio a l'altro, in un profumo di libero amore. Ve ne erano di ogni grandezza e d'ogni colore: rose superbamente sbocciate, che annidavano fra i petali le cetonie dorate come gemme lucenti; roselline minuscole, che si scuotevano frusciando ad ogni lieve soffio d'aria; rose bianche e lattee, incarnatine, rosse di fuoco e rosse di sangue, di una calda tinta d'arancio e di una tenue tinta di albicocca. Era una vera festa degli occhi!
Le rose, il profumo, la voce misteriosa che riempiva quel luogo, staccandosi da le mine, da i cippi, da le povere croci, la solitudine, quel tutto insieme di bello melanconico, suggestionarono la fanciulla, facendole evocare il ricordo di altre bellezze e rinnovandone la squisita e dolorosa impressione.
Rose, cortiletto, cippi, croci, e la verde montagna che appariva dal portico spezzato, svanirono come per incanto, per lasciar luogo al ricordo di un' insenatura di monte su la riva di un lago azzurro.
E le passate impressioni si risvegliarono in lei con la freschezza delle cose recenti. Quell'insenatura di montagna aveva le rocciose pareti tappezzate di rose e di glicini dai grappoli di odore penetrante. Su l'erba del suolo, l'onda morta frusciava con un susurro musicale; e sul lago vogavano i battelli eleganti, le barchette a vela, le lancette slanciate. Ella, seduta su l'erba, se ne stava con l'anima negli occhi per accogliere la bellezza; e lui, il suo babbo, seduto su un masso sporgente, con la cassetta dei colori aperta su le ginocchia o ritto dinanzi al cavalletto, guardava e dipingeva. E ogni tanto rompeva il silenzio per volgere a lei la parola; a lei bambina, innamorata del bello e del suo babbo, il quale sapeva fissare la bellezza su la tela. L, su quella riva incantata, ella aveva sempre passati i mesi dell'estate, insieme con la mamma e il babbo, dimorando in una modesta casetta annidata fra le piante.
Una capra entr belando nel cortiletto e prese a brucare avidamente le foglie di un rosaio.
Interrotta nel corso dei suoi ricordi, Dora si scosse, e si alz per andare a vedere la chiesa, quasi del tutto rovinata, a l'infuori di un'altare laterale, che ancora conservava, su lo sfondo, un bellissimo affresco rappresentante la Madonna con il bambino su le ginocchia.
A la vista di quell'affresco, Dora trasal; ella la conosceva quella dolce figura di Madonna! Conosceva il sorriso divino del piccolo Ges!... A capo del suo letto aveva sempre veduto, pendere da la parete, una copia precisa di quell'affresco. Dunque il suo povero padre adorato aveva avuto l'abitudine di visitare quel convento! anzi di starvi delle ore filate, tutto il tempo necessario per copiare l'affresco.
Oh! babbo, babbo caro!... povero babbo mio! mormor con il pianto in gola.
E guardandosi intorno, pens, che una mente d'artista, un cuore alto come quello di suo padre, non avevano certo potuto a meno di trovare inspirazione e conforto fra quelle rovine, in mezzo a tante cose parlanti un linguaggio misterioso e sublime.
Le scese nell'animo un senso di rispetto religioso, si inginocchi davanti a l'altare, in quel momento attraversato da una zona di polviscolo dorato, e stette assorta.
La campana dello stabilimento suon la chiama al lavoro. Ripresa da la realt, Dora si alz e scese di corsa per trovarsi al suo posto prima che gli altri impiegati fossero rientrati.
Ella ci metteva dell'orgoglio a compire con scrupolo il suo dovere. Il signor Antonio Lovisi, il padrone, doveva convenire, che ella se lo guadagnava il suo onorario; che se lo guadagnava davvero, non perdendo un minuto di tempo, lavorando con zelo e coscienza.
In tal modo ella non era tenuta a sentire nessun sentimento di riconoscenza. Lei lavorava e il padrone la pagava; la partita del Dare e dell'Avere era fra di loro chiara e lampante; e non lasciava luogo a sottintesi.
E in questo caso, i sottintesi avrebbero potuto essere, la generosit da una parte e la gratitudine da l'altra.
N generosit, n gratitudine! pens la fanciulla mettendosi a sedere a la scrivania.
Ma mentre la mano correva rapida su la carta, la mente batteva la campagna. Tornava su al convento, si indugiava davanti a l'affresco, che le mandava al cuore un senso di piet e di desolazione.
Oh! il mio povero babbo! sospirava il mio povero babbo, cos buono, cos generoso!
Si rivedeva la gi, nel quartiere appartato e silenzioso della grande citt, dove ella era nata e cresciuta, e dove suo padre aveva il suo studio di pittore. Come pareva bello a lei quello studio, a pian terreno, con l'ampio finestrone che dava sopra un giardino!
La stanza non era molto grande n certo messa con lusso; ma era luminosa, e aveva uno sfondo sfogato d'aria e di verde. Poi c'erano i drappeggi e le decorazioni: i divani, le poltrone, le sedie di stile bizzarro, con sopra buttate stoffe antiche e strani costumi; poi appeso a la parete, di fronte a due seggioloni a sdraio, era un fantastico trofeo di spade, fioretti, pipe, scimitarre, uccelli imbalsamati, vecchie pistole, vecchissimi fucili; tutto messo ad arte su uno sfondo di broccato sbiadito e fissato a pieghe e sbuffi contro il muro; poi, un po' da per tutto, sopra sedie e cavalletti, per terra, contro le pareti, tele, cornici, schizzi, acquarelli, disegni, pennelli, tavolozze, colori; un bel disordine che piaceva a l'occhio e parlava al sentimento. E lo scheletro mal celato dietro il piccolo paravento? E il teschio terreo dalle vuote occhiaie e lo strano sorriso sopra i denti gialli?
Ella si era abituata a guardarli con dimestichezza quello scheletro e quel teschio!... Molte volte si era preso in mano quest'ultimo per ben vederlo da vicino, per indovinare se avesse appartenuto a uomo o a donna, e pensare se coperto di carne e pelle, avesse potuto essere una bella o una brutta testa!... Quante ore non aveva ella passato in quello studio, che a lei, piccola ignorante, inspirava il rispetto di una chiesa!
La mamma le permetteva di andare nello studio con il babbo, quando era stata molto buona a la scuola e in casa si era diportata bene. Poich ella aveva cominciato presto a andare a la scuola; e imparava facilmente, dicevano. Suo padre desiderava fare di lei non una maestra, che fino d'allora ce n'era piena l'Italia, ma un' intelligente contabile, una esperta corrispondente, specialmente nelle lingue straniere. Ed ella studiava con amore, preparandosi a soddisfare al desiderio paterno. Che compenso era per lei il compiacimento del suo babbo!... Faceva appena le prime classi tecniche e gi accarezzava in cuore la speranza di potere, una volta compiuti gli studi, lavorare e guadagnare tanto che bastasse perch il padre non pi obbligato da la necessit, a un lavoro febbrile, potesse attendere, senza interruzione, al gran quadro dal quale si aspettava la fama, povero disgraziato caro!
Che sogni! sospir, staccando gli occhi dal foglio e guardando distrattamente fuori.
Per il cortile era il solito andare e venire di operaie, di facchini, di birocci carichi di gran ceste di bozzoli.
Che sogni! ripet.
E il ricordo della morte del padre, quasi improvvisa, dopo due soli giorni di malattia, le rinnov dentro lo strazio patito. Un vero schianto seguito da un dolore muto, e da preoccupazioni d'ogni maniera. Si era dovuto vendere il mobilio dello studio e tutti i lavori compiuti e incompiuti. Si era dovuto mutare alloggio e andare a vivere in due stanzuccie, in un casone del centro della citt: in una viuzza stretta, senza luce, senza aria sfogata. E l, la mamma si era messa a ricamare; un punto via l'altro, da mane a sera, povera mamma!... L anche aveva conosciuto il vecchio e valente professore di canto che le aveva voluto tanto bene. Abitava su lo stesso pianerottolo, e avendola sentita qualche volta cantarellare in casa, si era messo in mente di coltivarle la voce, che giudicava bellissima e tale da aprirle un giorno le porte della fortuna! Cos, unicamente per amore dell'arte, il bravo e generoso professore, le aveva per alcuni anni, dato lezioni di canto. Finch, colpito da fiera malattia, aveva dovuto subire un'operazione chirurgica, in seguito della quale era morto. Povero vecchio! Tanto buono e benefico! E povere le speranze che ella aveva messe nella sua voce!
Per fortuna ella aveva sempre frequentato la scuola con assiduit, fino al compimento, riuscendo ogni anno delle prime!
Un impieguccio, tanto da aiutare un po' la mamma, l'aveva trovato subito; e a quello consacrava da alcuni mesi l'intera giornata, quando nel giornale ora apparso l'annuncio di quel posto l, nella casa industriale di Antonio Lovisi, il fratellastro di suo padre, nel paese ove il poveretto era nato e cresciuto e dove aveva sofferto!
Certo, se non fosse stato per la sua mamma, cos malandata in salute e bisognosa di aria buona e di riposo, ella non avrebbe fatto nessun passo per ottenere quel posto. Il suo cuore di figlia aveva vibrato di ribellione al pensiero di impiegarsi nella casa del fratellastro del padre, di lui, che l'aveva messo nella necessit di allontanarsi solo e povero!
Ma si era bravamente chiuso in petto il risentimento e si era offerta, perch, il posto era buono e perch la mamma, povera donna, indebolita dal lavoro sforzato e dalle sofferenze, soffocava nel desiderio di quiete e di aria libera in campagna, ogni voce di sdegno.
Cara mamma! disse fra s la fanciulla scrivendo un indirizzo sopra una busta. In un mese ha gi cambiato ciera! ha riacquistata la sua attivit, e si compiace sempre pi di questo soggiorno. Non la disturba che il timore di essere riconosciuta per la vedova del fratellastro del padrone; le pare questa una continua minaccia a la sua quiete, al suo benessere! Ma come si potrebbe venire a sapere quando qui si  conosciuti sotto il nome della mamma? E poi erano cos poche le nostre relazioni in citt!
Un ragazzetto entr in quel punto a recare in un cestello la corrispondenza allora arrivata.
Ella doveva aprire le lettere straniere, tradurle e poi passarle al padrone, che le diceva come doveva rispondere.
Aperse subito una prima lettera e la tradusse prestamente e chiaramente. Poi ne aperse e tradusse un'altra, e via le altre di seguito, distendendo i fogli tradotti uno sopra l'altro, con precisione.
Ad un tratto, cedendo inconsciamente al fascino di due occhi fissi intensamente su di lei, alz il capo e guard nel cortile. Trasal, vedendo, a pochi passi dalla finestra, un giovine signore che ella aveva spesso incontrato in citt e che parecchie volte l'aveva rispettosamente seguita a distanza.
Oh! oh! esclam fra s, arrossendo lievemente, e con una vaga inquietudine Che viene a fare qui costui?
Il dubbio che egli potesse conoscere il suo vero nome la tenne un momento agitata. Ma la certezza che egli non la conosceva che di vista, la rinfranc tosto.
 impossibile che egli sappia il mio nome! Tanto pi, che nella casa dove si abitava, eravamo conosciute col nome di Toldi, quello della mamma! Quel signorino non mi sar dunque causa di fastidii; questo  l'importante! Sar certo stupito di trovarmi qui! soggiunse guardando il giovine con la coda dell'occhio. Ma, perch mai  anche lui in questo luogo? pens. Sar un'industriale anche lui, e puro sar qui per affari! concluse.
E pi non volle che un pensiero estraneo al lavoro la distraesse; e si raccolse nel dovere.
Poco dopo un impiegato entr a pregarla di passare un momento nello studio del signor Antonio per una lettera in tedesco che ella doveva subito scrivere.
Vengo! rispose alzandosi prontamente e seguendo l'impiegato.
...
Seduta a la scrivania del padrone, Dora scriveva in tedesco quello che egli le andava dettando in italiano, quando sent entrare qualcuno per l'uscio semiaperto. E levando un momento gli occhi, vide il giovine forestiero che si metteva confidenzialmente a sedere sul canap presso l'industriale.
Veh! pens, continuando a scrivere rapidamente. Che confidenza!... Che siano amici? o parenti?
Finita la lettera, scrisse l'indirizzo, poi si alz chiedendo al signor Antonio se non volesse altro da lei.
No, signorina! rispose questi. E la ringrazio soggiunse, per quel senso di rispetto e quasi di soggezione che ella gli aveva inspirato fin dalla prima.
Ella salut con un cenno del capo, avviandosi per uscire.
Mio figlio, Roberto, dottore in medicina! fece l'industriale andandole presso.
E a te soggiunse rivolto al figlio presento la signorina Dora Toldi.
Questa chin un'altra volta lievemente il capo e torn nel suo studio.
La tua nuova impiegata? chiese Roberto
S, la mia nuova impiegata! Una ragazza abilissima, seria, zelante, un vero tesoro per la casa!
 qui sola? volle sapere il giovine, affettando un'oziosa curiosit.
E seppe che con lei era la madre e che abitavano su, a l'Abetaia, in una modesta casetta.
Entr un'operaia con un fascio di matasse di seta gialla, come oro filato, esalante il particolare sentore del bozzolo lavorato. Pos la matassa sopra una larga tavola, su la quale erano gi raccolte altre matasse di un bianco brillante, tutte accuratamente disposte in piccoli fasci; poi se ne and senza un cenno di saluto, senza una parola.
Era una giovine donna anemica, di un pallore del vecchio avorio, le labbra grosse e bianche, gli occhi ingranditi dalle livide occhiaie.
Quella giovine  malata! osserv Roberto dovrebbe lasciare la filanda.
L'industriale che si era seduto a la scrivania e metteva le mani in un mucchio di carte, alz le spalle borbottando, che di quelle malate l, ce n'erano a dozzine nella filanda e nel filatoio; e che se tutte quelle avessero smesso di lavorare, stavano fresche!
Come mangiare senza la paga della settimana? chiese, guardando il figlio a traverso gli occhiali.
Invece di rispondere, Roberto accese una sigaretta, e prese a fumare, ritto presso la finestra.
Gi! pensava guardando nel vuoto. Come mangiare senza la paga settimanale?... Che beneficio potrebbero avere l'aria pura ed il riposo accompagnati con la miseria!... Bisognerebbe che il lavoro fosse igienico e non troppo prolungato; bisognerebbe che il guadagno fosse sufficente perch le operaie potessero nutrirsi meglio! In tal caso i danni del lavoro, per s stesso malsano, sarebbero assai minori. Ma...
Quel "ma" significava un desiderio, un rammarico, una speranza!
Eccola la mia speranza! mormor in cuore, guardando a la sottile colonna di fumo, che si innalzava dalla sua sigaretta in spire capricciose e andava a perdersi nell'aria.
A che pensi? fece l'industriale, indovinando cos a l'ingrosso le idee che dovevano passare per il capo del figlio.
E senza lasciargli il tempo di rispondere, borbott:
Me li figuro i tuoi pensieri, va l!... Roba da esaltati e da matti!... Come se da che mondo  mondo, non ci fossero sempre stati chi fa lavorare e chi lavora! Sono le leggi economiche e non i proprietari che mettono il povero nella necessit di guadagnarsi il pane nelle officine e negli stabilimenti; e chi pu andare contro a la legge? Tu vorresti che i proprietari si accontentassero di un misero guadagno? Che magari andassero incontro a la ruina?
Io vorrei susurr Roberto che i proprietari avessero un po' di cuore, ecco!... Che cercassero di rendere il lavoro igienico, di meglio retribuirlo. Gi parecchi industriali sentono questo santo dovere. Il signor Franco Ferri, il nuovo proprietario della ferriera, ha dato e d continui esempi di vera e saggia filantropia; la sua officina  ormai un modello di lavoro ragionevole, ben retribuito, punto dannoso!
Il signor Lovisi fece un atto, che voleva significare: "Quell'originale di Ferri doveva proprio capitar qui con le sue idee pazzesche!" Poi disse forte:
Ti ripeto che sei un esaltato!
Ma che esaltato! fece il giovine con qualche calore. Io vorrei soltanto vedermi intorno della gente sana e contenta; vorrei veder rifiorita nella vallata la bellezza rigogliosa, che anni addietro faceva il suo vanto!
Guard l'orologio, salut il padre e usc dicendo che era aspettato per una visita in montagna.
Il signor Lovisi lo segu degli occhi con un espressivo scuotere del capo e un sorriso di compatimento e di sdegno.
...
Al toccheggiare della prima Messa, su a la chiesuola dell'Abetaia, Dora, gi vestita, baci la mamma tutt'ora a letto, e si mise in cammino, lieta della giornata di riposo.
Era prestissimo; l'alba imbiancava l'oriente; le stelle cominciavano a spegnersi e la luna impallidiva.
Al ponte del diavolo, alto sul torrente, e quasi completamente coperto da le fronde dei castani, che dall'uno a l'altro scrimolo si stendevano abbracciandosi in forte e selvaggio slancio, Dora si ferm a guardare la superba scena della vallata e delle montagne di fronte, affascinanti in quell'ora del mattino. Un leggero velo di nebbia avvolgeva la piana e i fianchi dei monti; le vette sublimi, di forme svariate e di un turchino cupo, staccavano i profili nell'aria giallognola; erano coni e punte, torri e guglie e muraglioni merlati, che facevano pensare a fantasiosi castelli di Titani. Sopra la vetta pi alta, pendeva nel cielo puro, una piccola nuvola nera, che poco a poco andava colorandosi in giallo, poi passava dal giallo al vermiglio.
Ritta sul ponte, spruzzata dalle gocce di rugiada che la brezza scuoteva dal verde tetto soprastante, Dora sentiva nella bellezza di quell'ora un non so che di delicato; le pareva che sul capo le pendesse una specie di protezione infinita; e si sent fidente, buona, come ai tempi della sua infanzia, l a la riva del lago, presso il suo babbo, quando un tramonto la faceva sognare e una nuvola le commoveva la fantasia. Fu, per un momento, al tu per tu con la propria anima e godette un attimo di piacere squisito. Stette l, finch il sole, come una immensa stella d'oro, apparve fra le guglie della montagna di fronte.
Le campane dell'Abetaia toccheggiarono l'ultima chiamata della Messa. Dora prosegu la sua via, mettendosi per il viottolo che si inerpicava in mezzo a una vigna fiorita, dal profumo soave e penetrante, delicato e sottile.
La chiesuola sorgeva a un bel tratto sopra il paese, in un verde spiazzo, con due antichi e robusti abeti a l'ingresso.
Dora entr che la Messa era gi cominciata e la chiesa era cos piena, che a stento trov un posticino da star ritta, presso la pila dell'acqua santa.
Era l da un momento, quando si sent toccare lievemente la spalla e una vocina le susurr:
Se vuole inginocchiarsi qui!
Grazie! fece, accettando il ristrettissimo posto al limite estremo del banco.
E levando gli occhi su la persona che l'aveva invitata a mettersele presso, fu molto sorpresa vedendo una signorina bionda e graziosissima, per quanto dai lineamenti irregolari e la personcina troppo esile. Vestiva un costume d'alpinista, rosso acceso, e su i capelli, artisticamente scomposti, aveva un berretto adorno d'una piuma pure rossa.
Chi mai poteva essere quella signorina?... Distratta dal desiderio di sapere, Dora non riusciva a raccogliersi nella preghiera n a seguire il prete nelle orazioni della Messa. Si vergogn della curiosit, in lei punto abituale; volle ad ogni costo raccogliersi. Con le mani giunte e la testa china, si sforzava di non pensare che a Dio, di dare a l'anima la gioia dell'astrazione, quando, come attratta da forza magnetica, guard a un punto della navata, al di l della pila, e vide, insieme con altri giovani e un gruppo di signorine, il figlio del signor Lovisi, lo stesso giovine che l'aveva parecchie volte, seguita in citt. I suoi occhi si incontrarono con quelli del giovine signore, mentre egli la fissava intensamente; si sent arrossire ed ebbe dispetto di quel rossore ingiustificato. Punt i gomiti su l'appoggiatoio del banco, si prese il volto fra le mani e rimase in quella posizione fino a l'ite Missa est, anzi fino a che la chiesa le parve sfollata.
Allora tir gi le mani e si mosse per uscire.
La chiesa era vuota. I signori e le signorine, certo in cammino per una gita in montagna, dovevano gi aver lasciato lo spiazzo.
Si fece il segno della croce, strisci un inchino e usc fuori. Ma stette su la soglia imbarazzata e seccata.
I signori e le signorine della compagnia, erano seduti sul muricciolo del sagrato, come se riposassero.
Dopo un momento di titubanza, Dora fece alcuni passi innanzi, dirigendosi verso il viottolo di discesa.
Ma la signorina che le aveva fatto posto in chiesa, si alz, le and premurosamente incontro, e con una vocina dolce e timida:
Signorina! disse vuol favorire con noi?... Si fa una passeggiata fino a la Campana del soccorso. Siamo tutti del paese, gi di pi del monte. Io sono la figlia del consigliere Rosselli soggiunse, cominciando col presentare s stessa. Le signorine Luisa e Clelia Lovisi col fratello, dottor Roberto! continu. La signorina Bianca e suo fratello avvocato Frassi; la signorina Matilde, la maestra comunale; Rosa e Violetta, mie cugine; l'ingegnere Frascati e il conte Cioni, nipoti della marchesa Del Prato. E adesso che sa il nome di tutti, le ripeto la preghiera: venga con noi!
La voce e il sorriso della signorina erano dolcissimi ed era incoraggiante l'invito di tutti. Non era certo una volgare curiosit che faceva desiderare a la signorina Rosselli la compagnia della giovine forestiera, ma piuttosto una sincera simpatia. Questo, Dora sent subito, e no fu soavemente commossa.
Ma non poteva, non voleva accettare. Non aveva cuore di lasciare la mamma. Questo disse a scusa del rifiuto. Ma il vero motivo del rifiuto era piuttosto, che ella non trovava conveniente di far parte di una comitiva, nella quale erano le figlie e sopratutto il figlio dell'industriale presso il quale ella ora impiegata.
E con il suo fare gentile e dignitoso ad un tempo, ringrazi la signorina Rosselli e gli altri tutti, salut con un cenno del capo e un sorriso, che le illumin il volto scoprendole i denti candidi e perfettamente allineati, e infil lesta il viottolo per tornare a casa.
Al ponte del diavolo si ferm a guardare in su; e fra l'intreccio delle fronde, distinse l'abito rosso della signorina Rosselli e quelli a colori svariati delle altre signorine, che si agitavano innalzandosi sulla montagna, come fiori sollevati e spinti dall'aria. Ma non vide il chiaro costume del dottore Roberto, il quale da uno sprone di monte aguzzava gli occhi per vederla a distanza. E non sent le calde parole di ammirazione dei giovinotti, specialmente del conte Cioni e dell'ingegnere Frascati, che portavano ai sette cieli la sua bellezza classica, animata da una modernit di espressione, la perfezione della sua persona, il tutto insieme squisitamente signorile, da persona bennata.
Ma che bennata! salt su Luisa a smorzare quell'entusiasmo Se non  altro che un'impiegata di pap!
Pu essere di una famiglia decaduta! fece il conte Cioni. Ve ne sono tante, adesso!
Io penso che la nascita non conta nulla! disse timidamente Maria, la signorina Rosselli: Penso che per essere distinti e nobili d'animo, non fa bisogno di essere nati in un palazzo!
Tu hai ragione! approv Rosa, una brunetta gustosissima.
Hai sempre ragione, tu! salt su Violetta, punto bella, ma dagli occhioni chiari pieni di bont. A la nascita chi pi ci bada adesso?... Adesso sono le qualit intrinseche che formano il valore di una persona!
Io per me dico soggiunse Bianca, una florida ragazzona, tutta brio e allegrezza, ma un pocolino volgare, io per me dico, che le fanciulle d'oggi, per essere considerate, devono avere... l'ho da dire?... devono avere una buona dote. La dote prima, poi la bellezza e in ultimo le qualit!...
Uh! che idee! fece l'ingegnere Frascati scandolezzato.
Punto punto lusinghiere per i poveri giovinotti! aggiunse il conte Cioni.
Ma se  la verit! lo rimbecc Bianca.
Verit santa! fece la maestrina lanciando un'occhiata a Roberto, che in quel momento aveva raggiunto la compagnia.
Ma Roberto non vide l'occhiata, non sent le parole della signorina Matilde. Egli aveva l'anima piena della soave visione di Dora, cos bella nel semplicissimo abitino di cotone celeste, da la modesta scollatura che scopriva il collo perfetto, la gonna liscia e floscia che disegnava le squisite forme giovanili.
Per quale fatalit quella fanciulla, che gi gli aveva colpito il sentimento nella citt dove faceva pratica a l'ospedale, per quale fatalit era essa capitata l, nel suo paese, e proprio a la dipendenza di suo padre?
Come al suo confronto parevano meschine le altre signorine! Eppure non erano brutte; tutt'altro!... Maria Rosselli, per esempio, era molto interessante nel suo languore di bionda esile!... Bianca era una simpatica fanciullona, e le altre tutte, se non altro, avevano l'attrattiva della giovinezza sana! Ma... non si potevano fare confronti!... Sarebbe stato come voler confrontare una stella con un lumicino!... Cos almeno pareva a lui!
Per stradicciole e viottoletti, vagabondi fra castagneti e macchioni, la brigatella arriv, che il sole saettava i suoi raggi fulgenti, a la Campana del soccorso; una rozza torre che imprigionava una vecchia campana; e presso la torre, un casolare di un sol piano, con una cucinetta, provvista degli utensili indispensabili e una stanza pi grande con delle brande e delle coperte di lana.
Su quell'altura rocciosa, quasi a picco dell'abisso, durante l'inverno, quando la neve nasconde il pericolo, erano, in passato, successe parecchie disgrazie; di modo che, si era pensato di fabbricare il casolare e d'innalzare la campana, per mezzo della quale i viandanti in pericolo potessero chiamare al soccorso.
Nella buona stagione, invece, il luogo oltre ogni dire pittoresco, non presentando nessun pericolo, serviva di mta a passeggiate ed escursioni.
Appena arrivati, Luisa si era affrettata a entrare nel casolare, ove due donne, mandate innanzi il mattino, attendevano a preparare la colazione.
Gli altri si erano sbandati, chi qua, chi l, in cerca dei punti migliori, per godere del sottostante spettacolo, per riposare su l'erba a l'ombra delle piante, per cogliere i ciclamini eleganti e profumati ergenti le violacee campanelle fra le lucide foglie che crescevano in mezzo ai crepacci degli scogli, ai piedi delle piante, da per tutto ove il sole non poteva dardeggiare liberamente i suoi raggi.
Roberto, a cavalcioni di un tronco di pianta mozzata dal fulmine, guardava gi la valle magnifica, sotto il tenue velo dorato che il sole del mattino intesseva con i lievi vapori fluttuanti nell'aria; e i suoi occhi finirono per posarsi su le due casette bianche sorgenti in vetta dei due poggi nel mezzo della piana.
Le case gemelle! pens. Le povere, graziose casette, che l'amicizia costruiva, e che la sventura e la ricchezza disertavano!
In quello stesso momento, Dora Toldi, per quella misteriosa simpatia che congiunge due anime nello stesso pensiero, in un medesimo sentimento, con i gomiti puntati su lo sporto della finestra, nella cucinetta ove la mamma preparava il pasto del mezzogiorno, guardava pure a le casette bianche, sfolgoranti nel sole; e pensava:
Le case gemelle, in una delle quali il povero babbo  nato e dove moriva la nonna!
Un subito desiderio le entr in cuore:
Mamma! disse Si va oggi l, a veder da vicino la casetta del povero babbo?
Stabilirono di andare in su la bass'ora. La signora Ester Toldi si era cos rinfrancata in salute da sentirsi in gambe per una bella passeggiata.
Dopo le passate preoccupazioni, dopo un cos lungo seguito di crucci d'ogni maniera, la povera donna godeva ora della vita sicura, a l'aria aperta, nella tranquillit di quei luoghi incantevoli. Le pareva di sentirsi pi vicino lo spirito del suo compagno, in quella verde valle, fra quei monti maestosi, ove egli aveva passato parecchi anni della sua vita e che tante volte aveva descritti, con la calda parola di chi ricorda con affetto e melanconico desiderio. Per il fratellastro, che non lo aveva voluto capire, egli, buono e generoso, non aveva avuto che un sentimento di compatimento, mai di rancore n di vendetta.
Avere nelle mani il mezzo di fare il bene e non farlo  una piet! sospirava. Potrebbe dare una spinta al progresso morale, rialzando la condizione di tante poverette che lavorano per lui!... Ma la smania della ricchezza gli offusca nell'anima la parte generosa e lo incapponisce nell'egoismo!
Qualche volta lo prendeva la nostalgia della sua valle e delle sue montagne; ed allora ricordava con una leggera ombra di rammarico e di melanconia. Ricordava con tenerezza dolente, la madre, il padre, ch'era stato costretto a lasciare la famiglia ed era morto lontano. Ricordava la casetta del poggio, che guardava a la casetta sorella, con la facciata verde di piante arrampicanti, profumatamente adorne delle candide stelluzze di gelsomini e dei rosei mazzetti delle roselline graziose.
Egli, il povero pittore, era un fanciulletto quando il fratellastro, dopo la costruzione del palazzo, gi ai piedi del monte, aveva sgombrato da la casetta del poggio, riducendola a magazzino. Ma serbava in cuore l'impressione del dispiacere dei suoi, per i quali forse quel lasciare la modesta abitazione, pareva il principio di un pi doloroso allontanamento. Ed infatti era stato cos.
Della sua casa il povero pittore non aveva portato seco neppure una memoria: nulla.
Per certo il ricco industriale aveva dovuto ridurre anche la casa del fratellastro a magazzeno, come l'altra.
Dopo di aver fatto studiare e pensato per var anni al giovine fratello, egli doveva essersi riconosciuto il diritto di tenersi la piccola casa con il poco che racchiudeva e il terreno che le stava intorno. Ma era questo, pur essendo giusto, un atto generoso e delicato, trattandosi di un fratello e di un fratello povero?
La vedova si era spesso trovata a farsi questa domanda, nei momenti in cui, agucchiando presso la finestra del salottino, levava gli occhi per fissarli gi a la casetta pittoresca, in vetta al colle, con intorno il terreno scendente a larghi scaglioni, per i fianchi verdeggianti.
...
Sotto la volta del cielo, chiuso dall'accavallarsi di nuvole di una triste tinta ferrigna, nell'aria immota e grave, stagnava il puzzo dalla filanda e del filatoio.
Oppresse da la caldura, malate di nausea e di sonnolenza, le filandiere e le piccole operaie del filatoio, cercavano distrazione e forse conforto nel canto.
Erano due cori stracchi e strascicati; uno di voci angolose di donne; l'altro di vocine fesse di fanciullette.
Musica melanconica e cupa. Il rumore delle macchine, la lontana nota ripercossa del maglio poderoso, l'affannoso respiro delle motrici e il sordo scroscio del torrente, facevano di accompagnamento ai cori.
Dora Toldi era oppressa dal caldo, dal puzzo, dai canti, dal rumore; si sentiva la testa appesantita; una sonnolenza quasi dolorosa, le faceva di tratto in tratto chiudere gli occhi sul grosso registro commerciale, che le stava aperto dinanzi, e ove nelle rosse colonne divise in sottili quadretti e da tenue lineette azzurrine, andava da pi ore, allineando lunghe e interminabili file di numeri, dopo di avere rapidamente consultati, di mano in mano, i conti, le note, gli appunti ammucchiati su la scrivania.
Il minuto lavoro di ragioneria, per s stesso tedioso, in quell'afa, impregnata dal nauseante puzzo della filanda, diventava in quel giorno tormentoso.
La povera fanciulla non ne poteva pi. Tanto che il rigoroso sentimento del dovere, a un punto cedette a la prostrazione ed al malessere fisico. Inconsciamente abbandon la testa su la spalliera della seggiola, il braccio sinistro le scivol gi penzoloni, il destro con la penna in mano, stette inerte su le ginocchia, e dorm, con il bel volto supino, la fronte e il volto bagnati di sudore.
Dorm pochi minuti, forse pochi secondi; un breve, pesante, torpido sonno, di persona giovine fisicamente e moralmente stanca.
Un fruscio di passi nel corridoio la dest di soprassalto; un vivo rossore le sal al volto vedendo su la soglia dell'uscio il dottor Roberto, il figlio del padrone.
Si pass una mano su gli occhi e riprese prestamente il lavoro, scusandosi; si era addormentata, cos senza saperlo; l'afa, quei canti lagnosi, la semiluce della stanza!...
Dio, che giornataccia! esclam.
Ma non doveva aver dormito pi di qualche minuto; tanto vero, che gli ultimi fogli scritti erano ancora umidi d'inchiostro.
Riguadagno subito il tempo perduto! disse, riprendendo a scrivere con alacrit.
E non vide l'espressione del volto del giovine, mortificato e quasi offeso da quelle scuse. Ma dovette udire le sue parole, che gli uscirono dalla gola un po' strozzate.
Io vorrei che non si sforzasse di resistere al sonno ed a la stanchezza! susurr. E mi rimprovero di essere entrato in mal punto e di averla disturbata!... Veniva in cerca di un timbro.
Ma invece di andare a prendere il timbro, egli si avvicin a la scrivania, guard il registro spalancato, sul quale correva la penna guidata dalla bianca e gentile manina, e con accento di preghiera disse:
So fare anch'io quel lavoro l!... Posso aiutarla?
Oh! fece la fanciulla con meraviglia, non potendo tenersi dal sorridere a la strana proposta. Le pare, signore? Un medico che vuol fare il ragioniere!... Che direbbe il suo signor padre?
Pap  via!  fuori di paese! fece il giovine incoraggito da quel sorriso. E... io saprei cos bene imitare i suoi numeri!
Oh, signore! esclam la fanciulla, con un leggero accento d rimprovero per quella insistenza.
Poi guard a la porta aperta con un certo smarrimento. Temeva che qualcuno entrando non l'avesse da trovar sola, come di solito.
Il giovine comprese, si inchin, and fino a l'uscio. Ma l si rivolse e mormor con accento rispettoso:
Mi fa pena di vederla condannata a quell'ingrato lavoro, in un giorno cos opprimente!
Dovette pensare al timbro, che ancora non aveva preso e che poteva parere una scusa grossolana; torn indietro; lo tolse da un tiretto, si inchin un'altra volta senza che la fanciulla levasse gli occhi dal registro, e usc.
Un fugace rossore pass sul volto di Dora, mentre pensava:
Il figlio del padrone! Io sono a la dipendenza di suo padre! Sono una povera ragazza che ha bisogno di lavorare per vivere: povera e senza difesa; due circostanze che favoriscono l'ardimento!... Egli crede forse di potermi fare la corte, adesso, di divertirsi un poco, come non ha potuto fare in citt! Oh, mio bel signore! come si sbaglia! soggiunse.
Lev la mano dal registro; pos la penna.
Madonna, che caldo! si lament, asciugandosi il sudore della fronte e del collo con la piccola pezzuola.
Il triste, monotono e assonnante coro delle filandiere si interruppe in quel punto bruscamente. Un momento dopo, al di l della finestra, la fanciulla vide passare due donne che sostenevano, reggendola di sotto le ascelle, una giovine, bianca come un pannolino di bucato, la quale si lasciava trascinare mentre la testa le ciondolava sul petto.
Che ? chiese, affacciandosi a la finestra.
Le  venuto male! spieg una delle donne.
 gi la quinta, oggi! soggiunse l'altra donna.
Chi pu resistere con questo caldo in quella maledetta fornace? esclam la donna, che aveva parlato prima.
Ges!... ecco che adesso si abbandona del tutto!... Bisogna portarla a braccia!
Dora usc tosto in corte a dare una mano a le due donne, che non sapevano da che parte farsi per sostenere la poverina, la quale si lasciava andare come un cencio.
Che cosa succede? chiese il dottor Roberto uscendo nel cortile.
E visto subito di che si trattava, sollev la malata fra le braccia robuste e la port di peso in infermeria; uno stanzone a terreno, ove erano delle brande e dei medicamenti sempre pronti.
Una donna brizzolata, che si era sentita male un momento prima, aiut il dottore a adagiare la svenuta sopra un lettuccio, le sganci il vestito, le pass una mano di sotto il capo intanto che il dottore cercava di farle ingoiare alcune goccia di cognac.
Come  stato? chiedeva intanto il giovine medico a le donne che avevano strascinato fuori dalla filanda la giovine.
Mah!... io che le sto vicina, la vidi levare a un tratto le mani dalla bacinella e lasciarsi andare su la spalliera della sedia. Ho appena avuto il tempo di sostenerla! Cantava anche lei! Ha preso male l per l! Ma come non star male oggi l dentro con quel caldo e quel puzzo! C' da crepare, c'!
Vitaccia assassina! gemette la donna brizzolata.
Ora potete andare! disse il dottore per troncar corto a le recriminazioni.
Le donne uscirono, brontolando sottovoce. Rimasero soli, il dottore e Dora, che era stata fino allora silenziosa, pronta a prestare il suo aiuto quando fosse stato richiesto.
Pregata dal dottore, fece passare un guanciale sotto il capo della malata, poi la sostenne intanto che egli cercava di farle inghiottire un cucchiaino di cognac.
Queste povere donne sono infiacchite dal lavoro in un ambiente malsano! disse il medico a bassa voce, come parlando fra s. Diventano sensibili a ogni nonnulla; il male trova in esse un terreno opportuno.
 tanto dannoso il lavoro della seta? chiese Dora.
Una volta lo era inevitabilmente; adesso il progresso e l'igiene offrono mezzi di schivare i danni; almeno in gran parte; ma bisognerebbe che di questi mezzi tutti si servissero e li accogliessero come un dovere morale! sospir.
La malata aveva intanto aperto gli occhi e cominciava a riaversi. Chiese dell'acqua; bevve con avidit; poi si tir a sedere sul lettuccio.
Non sarebbe stata brutta senza il pallore terreo e l'eccessiva magrezza.
Il dottore la guardava scuotendo il capo con commiserazione; e mentre la poveretta si appuntava le trecce sfatte e si aggiustava intorno i vestiti, diceva piano a Dora:
Vede come sono conciate queste povere creature? anemiche, stento, vecchie a trent'anni, brutte, una ruina!
La donna si alz barcollando un poco; ringrazi, disse che andava a casa; per quel giorno sentiva di pi non poter lavorare. Ringrazi un'altra volta, s'incammin adagio, usc.
E dire esclam il dottore come la donna fu uscita e dire che questa vallata era una volta famosa per la bellezza delle sue donne!... Io mi domando se l'uomo pu abbruttire ci che Dio ha fatto bello!
Qualcuno entr a chiamare il dottore; Dora salut con un lieve cenno del capo e torn nel suo studio.
Ma quel giorno non aveva la solita lena; non riusciva a vincere una inqualificabile ripugnanza per le cifre e le parole, che le ballavano di sotto gli occhi. Si sentiva stanca, nauseata del puzzo, spossata dalla caldura. Poi le ronzavano nel cervello le parole del dottore; parole di rammarico generoso, che le ricordavano altre parole esprimenti lo stesso rammarico per la bellezza muliebre della vallata, ormai deturpata e perduta in causa del lavoro malsano delle filande o dei filatoi. In fatti, quello stesso rammarico, quante volte non lo aveva espresso il suo povero babbo, l'artista, adoratore della bellezza sotto qualunque forma essa si fosse manifestata!
Ma quel sentimento, naturale in un artista, a lei pareva strano nel figlio dell'industriale, dell'uomo arricchito per il tramite delle filande e dei filatoi.
 medico! pens vede il male e ne capisce il perch!... Ma dev'essere generoso se desidera il rimedio a scapito forse del guadagno. O pure soggiunse  uno dei soliti filantropi per imitazione pi che per sentimento, che hanno sempre la bocca piena di principi fatti, di parolone di morale, di piet di uguglianza, di progresso!.... Dev'essere cos fin per dire perch chi impedirebbe a lui, figlio del padrone di mettere al male i pochi rimedi suggeriti dall'igiene e dall'umanit?
Questa conclusione le fece atteggiare le labbra a un certo disprezzo.
Il desiderio, forte fino all'angoscia, di veder migliorata la condizione di tanti poveri e specialmente di tante poverette, ella se lo sentiva fremere nel sangue, insieme con l'aborrimento delle menzogne convenzionali. Il cuore leale, lo spirito sano e franco, ella li aveva ereditati dal padre e davano una speciale impronta al suo carattere.
Consult un conto e scrisse di seguito una colonna di cifre. Poi a un tratto si trov a chiedersi:
Come far quel giovine a andar d'accordo con suo padre?
Una improvvisa oscurit che rendeva impossibile il lavoro, la sorprese, obbligandola a girare il bottone della lampada elettrica.
Quell'oscurit, in quell'ora del pomeriggio, parve tenere tutto sospeso nell'ansia.
Il canto delle operaie era cessato; pi non si udiva una voce, e nel silenzio suonava lugubre il russare delle macchine, lo scroscio quasi soffocato del torrente, e il lontano battere del maglio. I cani a distanza, si comunicavano l'angoscia uggiolando; qualche muggito, qualche tremulo belato piangevano nell'aria cupa.
Dopo pochi momenti di angosciosa sospensione degli animi e delle cose, guizz un lampo livido, subito seguito da un tuono rimbombante fra le gole delle montagne. E a quel primo lampo altri ne seguirono, spessi, minacciosi, orrendi, sempre seguiti da rimbombi e brontolii e schianti; finch da le nuvole nere ed immote, si rivers uno scroscio furioso, violentissimo, che in un attimo ebbe allagato il cortile e le stanze che non si ebbe il tempo di chiudere.
Fu la cosa di pochi minuti; quasi improvviso e impetuoso sfogo d'ira brutale.
Cessato lo scroscio, da le gole montane soffi un vento rabbioso, che in un attimo squarci e fug le nuvole, lasciando signore e sovrano il sole a dardeggiare i suoi raggi ardenti su la terra frustata da la pioggia.
Intanto l'aria si era rinfrescata e la gente respirava.
Dora, riaperta la finestra e rinvigorita da la frescura, riprese il lavoro con la solita lena.
Ma pensava a la mamma, l su, sola sola che forse aveva avuto paura del temporale, cos spaventoso fra le montagne.
Era impaziente di tornare a casa e l'impazienza le faceva parere il tempo lungo, eterno. Ogni poco levava gli occhi al quadrante della pendola, appesa al muro di fronte a la scrivania. Dio! con quale lentezza si movevano le lancette!... Ella tirava via a scrivere numeri, obbligandosi a non levare gli occhi che a pagina finita; e, arrivata in fondo della pagina, guardava al quadrante. Non erano trascorsi che pochi istanti; una vera agonia.
Quando Dio volle, la campana suon. Le operaie attraversarono il cortile, diguazzando nell'acqua non ancora assorbita dal suolo, con alte risa, con parole scherzose, con borbottamenti e anche qualche imprecazione.
Come di solito, Dora usc l'ultima, e si trov su la porta in tempo per vedere le donne e le fanciullette scendere al paese della valle e sfilare su per i villaggi e i casolari sparsi per la montagna, con le sottane rimboccate, le zoccole in mano e i piedi e le gambe nudi, nei rigagnoli scorrenti lungo i viottoli e le stradicciole. E scendevano e salivano schiamazzando, ridendo, brontolando, facendo a botta e risposta, a spintoni, a urli.
Dora guard il sentiero per il quale doveva recarsi a casa. Pareva il greto di un torrente, fangoso, gorgogliante, rimbalzante fra i sassi e gli sterpi. Come mettersi in quel sentiero?... E pure non c'era altro mezzo di andare a casa. E se tardava, la mamma sarebbe stata in pena, povera donna! Prendere per gli scorciatoi a pena tracciati nell'erba di sotto i castani, era quanto voler scivolare ad ogni passo e cadere senza fallo. Dunque?... Diede un'occhiata ai suoi piedini ben calzati nelle scarpine bionde; poi si guard intorno.
Se ne erano andati tutti; pi non si vedeva anima viva. Si tolse scarpe e calze, che mise nel grembiule di cui assicur le cocche a la cintura; rimbocc le sottane come aveva veduto fare le filandiere e si cacci nel viottolo allagato.
Andava avanti lentamente, con cautela, abbrancandosi a gli arbusti, ai tronchi delle piante, ai massi sporgenti.
A la cappelletta della Madonna dei sette dolori, avanti a la quale la piet dei montanari teneva costantemente accesa una lampada votiva, si ferm un momento a riposare. Ormai era a met salita; pochi momenti ancora, ancora un po' di fatica e sarebbe stata a casa, e i suoi poveri piedi indolenziti e contusi dal brusco e insolito contatto con le pietre acute e pungenti, si sarebbero riposati e ristorati nelle morbide babbucce.
Ritta sullo scalino della cappelletta, con un braccio passato fra le spranghe del cancelletto di ferro, stette un momento per riavere il respiro, fatto affannoso da la difficile salita. Poi si rimise in cammino, prendendo per una viuzza di sotto i castani, mottosa, sdrucciolevole e ripida.
I piedi le si sprofondavano nella fanghiglia; ogni passo era una fatica. Ma tirava via coraggiosa, confortata dal pensiero che presto sarebbe stata a casa.
A un punto dovette abbrancarsi a un grosso ramo pendente, mettendo un piccolo grido. Si era sentita mancare il piede di sotto; sarebbe inevitabilmente scivolata senza l'aiuto di quel ramo, che per scricchiolava, minacciando di spezzarsi. Ed ella che non trovava dove posare i piedi in quel terreno smosso, a pozze e a buchi profondi!... Gi si preparava a lasciarsi andare ed a cadere, quando una voce a breve distanza, le grid:
Stia ferma, signorina! Vengo io!
Si sent subito sostenuta da un braccio robusto e da quello sorretta fino su a la spianata, che aprivasi a mo' di terrazzo, sul ciglio della discesa, e ove appiccicata a la roccia, era la casetta che ella abitava con sua madre.
La ringrazio, signore! fece la fanciulla al gentile giovinotto nel quale aveva subito riconosciuto il conte Cioni.
Sono lieto di essermi trovato su la sua strada, signorina! disse il giovine. Tornavo da una escursione su le alture soggiunse. Il temporale mi ha sorpreso; a stento sono riuscito a rifugiarmi sotto un roccione! Vede in che stato mi ritrovo? disse allargando le braccia per mostrare il suo elegante costume chiaro, miseramente inzaccherato e malconcio.
Oh, ed io? disse la fanciulla, arrossendo di trovarsi scalza e infangata, con i capelli scomposti. E soggiunse subito: La ringrazio, signore!
Fece di corsa il pratello della spianata e entr in casa, ove la mamma l'aspettava impaziente e ansiosa.
...
Dopo cena, la signora Ester Toldi, riposte le stoviglie, faceva il suo pisolo nel vecchio seggiolone di paglia. E Dora, con le braccia incrociate su lo sporto della finestra, riposava guardando a la bellezza magnifica e pia della valle sottostante, e delle montagne. Non c'era intorno anima viva; a tratti, di lontano, dai cascinali sparsi, veniva un rauco abbaiare di cani.
Col cadere del sole, le nuvole erano tornate a stendersi su l'orizzonte; il vento notturno le volgeva ogni tanto in fuga; ed allora la luna emergeva dal mobile velario con il suo disco d'oro fra i bruni cirri, illuminando di un pallido albore parte della valle e delle montagne.
Gi, disseminato a un centinaio di metri sotto la chiesa, dall'alto e acuto campanile lanciato nell'aria, il paese appariva punteggiato di lumi, segno evidente che la maggior parte degli abitanti vegliavano, per certo a respirare il fresco, dopo tanti giorni di un caldo opprimente.
Dora si trovava in uno di quei momenti in cui il cuore e la mente sono capaci di accogliere nello stesso tempo, sentimenti e pensieri diversi; momenti in cui si direbbe che una folata misteriosa, rechi a l'anima, ricordi, speranze e desider; tutto insieme confuso, quasi avvolto in un velo.
Infatti guardando al bagliore fugace della luce lunare, fra il rincorrersi disordinato delle nuvole, ascoltando il sommesso fruscio del castagneto agitato dal vento e il debole eco di suoni che l'aria portava dai remoti casolari, Dora pensava al suo babbo morto, al vecchio professore di canto, che le era stato amico e maestro, ai dolori e a le angustie passati, a la sua passione per l'arte, che la povert rendeva impossibile, a la scuola, per tanti anni frequentata, a le compagne, a l'amica prediletta, Maddalena Turri, adesso impiegata nello studio di un ingegnere di Milano; un vero arruffio di imagini, fra le quali, infine emerse la meno famigliare, la pi nuova, quella del dottore Roberto Lovisi, del suo mezzo cugino, come aveva l'abitudine di chiamarlo fra di s, che ella aveva gi veduto in citt, e che ora pareva tentato a farle la corte.
Farmi la corte! susurr. Divertirsi! Ah no, mio bel signorino! no, e poi no!
La fierezza, bruscamente colpita, la stacc da le fantasticherie.
Si tolse da la finestra, accompagn la mamma, che si era svegliata ma che desiderava di andare a letto, su nella cameretta comune, volle vederla adagiata, la baci; poi scese; accese la lucernetta, e l, al tavolino, nel vano della finestra, prese a scrivere a l'amica.
E scrisse e scrisse, coprendo di una scritturina uguale e minuta due grandi fogli; scrisse, gustando il piacere di parlare cuore a cuore con una persona che le voleva bene e da la quale sapeva di essere compresa. Era tanto che desiderava intrattenersi con la sua buona Maddalena!...
Le descrisse quei luoghi pittoreschi, ove la sua mamma si andava ogni giorno pi rifacendo in salute; ove ella guadagnava abbastanza da vivere senza l'incertezza del domani; dove ritrovava i ricordi dei quali il suo babbo le aveva riempito il cuore!
"Il padrone, il fratellastro del mio povero babbo, mostra per me della stima scriveva fra le altre cose ed io cerco di sempre pi e meglio meritarla con il lavoro coscienzioso e la vita solitaria, che non dia appiglio a nessun pettegolezzo. Poich, come del resto da per tutto, e specialmente nei piccoli centri, gi, al paese, vi deve essere un vero vespaio di pettegolezzi. Me ne sono accorta da certe frasi delle filandiere e degli impiegati dell'amministrazione.
"In quanto a me, sono stata una volta sola a la Messa grande nella chiesa del paese. Ma mi sono veduta cos squadrata da capo a piedi, ho sorpresi certi ammicchi, certi sorrisetti, che ho deciso di non andarvi pi. E da allora vado sempre su, a la chiesuola dell'Abetaia".
In un altro punto della lettera diceva cos: "Qualche volta, nella stanza dove lavoro, gi a lo stabilimento, impregnata del puzzo tiepido e umido della filanda, mi prende una voglia matta di piantar l registri e corrispondenza per uscir fuori a l'aperto, e arrampicarmi su per le montagne e cacciarmi fra le verdi grottaglie, ove da la terra feconda, si staccano acri e acuti profumi, dove le tinte magnifiche riempiono l'anima di bellezza e di armonia. Poich, tu lo sai, ogni cosa bella, canta nell'anima mia una musica soave e grandiosa, triste e gioconda. Dentro di me, il bello non si disgiunge mai da l'armonia. Ma il dovere smorza la voglia pazza; e l'ingombro cortile nel quale guarda la finestra della mia stanza di lavoro, n le povere donne della filanda e neppure le piccole operaie del filatoio, intristite nell'ambiente malsano, abbattute, abbrutite, senza giovinezza, non possono certo destare in me il desiderio dei suoni.
"Queste donne scialbe e fatte pesanti da la vita sedentaria, dalle mani ingiallite e raggrinzite per la continua immersione nell'acqua bollente, queste povere fanciulle stente, con le labbra smorte e gli occhi imbambolati, mi spiegano e mi fanno comprendere il sentimento di rivolta e di piet del mio povero babbo; sentimento che gli  costato l'esilio da la valle natia. Il curioso , che questo medesimo sentimento pare turbi l'anima del mio signor "mezzo cugino", il figlio del ricco industriale, padrone della filanda e del filatoio".
Pi avanti, nella lettera, si leggeva: "Sai che qualche volta mi pare una vilt, e peggio ancora un'offesa a la memoria del mio povero babbo, il non portare il suo nome?... C' dei momenti che mi par di sentire nell'aria un lamento, quasi un rimprovero! E allora vorrei gridarlo forte il caro, onorato nome che mi viene dal padre mio adorato! Vorrei che tutti sapessero che io sono la figlia del povero Silvio Silvani, il fratellastro del padrone, l'artista, la vittima dell'egoismo!... Ma poi penso che se si sapesse chi io sono, non si vorrebbe forse pi saperne di me; e allora guardo a la mamma, e sento il dovere di tacere per la sua pace e la sua salute.
"Sento battere gi a la torre della chiesa le dodici ore. Come  tardi!... I lumi del paese si sono tutti spenti. Vedo solo una finestra illuminata del palazzo Lovisi. Forse la luce viene da la finestra del signor dottore, che legger o studier, o forse anche penser, che adesso non  difficile fare la corte a la fanciulla, che in citt doveva accontentarsi di seguire a distanza! Chi sa? Forse ora sar incoraggito da l'idea, che in fin dei conti, io non sono altro che una povera giovine, a la dipendenza di suo padre!... Ma no, mio signor "mezzo cugino", no e poi no!
"Il chiarore de la luna traspare da un gruppo di nuvole lattee. Suonano su la montagna delle raffiche alternate da lunghi silenzi. Due cani fanno a botta e risposta abbaiando raucamente; il gufo bubila e la civetta stride il suo verso sinistro. Che silenzio! Che solitudine!... Mi vien voglia di cantare quella melanconica romanza tedesca, che a te piaceva tanto; ricordi?... Oh le care, intime serate che si passavano in casa tua!... Adesso addio musica, addio canto!
"Vorrei sapere come sta Angela Noris, la professoressa. Le  cessata la tosse?... Come pu, con la sua salute delicata, fare tante ore di scuola?... Io penso spesso a lei con un vago timore. A forza di energia  riuscita a laurearsi in matematica; ha poi avuto la fortuna di vincere il concorso che le procurava un posto sicuro. Ma potr tirare avanti nella via troppo faticosa per lei?
"E la Gegia Oriani? e Linda Verri? Sono sempre commesse a la Cooperativa?... Non c'era certo bisogno di un diploma superiore per vendere guanti, cravatte e oggetti di chincaglieria!... Ma ormai sono troppe le maestre e le professoresse, e non ci possono essere posti per tutte!"
...
Uscita da l'ufficio e prima di infilare il viottolo della salita, Dora si indugi un momento sul ponte a guardare le rocciose, nude e alte vette dei monti di l della piana verdeggiante. Era per lei uno spettacolo sempre nuovo quello delle vette sublimi che in quell'ora del crepuscolo estivo, dopo l'ultima carezza infuocata del sole, passavano da una tinta arancia, quindi violacea e infine rosea su lo sfondo terso del cielo azzurrino. In quella bellezza l'anima sua si ritemprava, come il suo fisico si rinvigoriva a l'aria aperta e pura.
Se ne stava immota ad ammirare con gli occhi vaganti, mentre di sotto, il torrentello scrosciava spruzzando l'acqua sul ponte. E cos perduta nell'ammirazione, non vide sbucare dal viottolo, che da la piana metteva al filatoio, la signorina Maria Rosselli con la sua mamma. S che fece uno scossone sentendosi chiamare.
Signorina Toldi! Come sono contenta di trovarla ancora qui! Temevo che se ne fosse gi andata!
E cos dicendo, Maria Rosselli, fattasi sul ponte, le stendeva con un sorriso tutte due le mani.
Io e la mamma abbiamo un favore da chiederle! soggiunse.
Un favore al quale ella non vorr rispondere di no! disse la signora Rosselli pure stendendo la mano a la fanciulla.
E poich Dora se ne stava perplessa e incuriosita:
Le dico subito di che si tratta! fece la signorina Maria.
E spieg brevemente, che si era pensato di dare una festicciola a beneficio dell'asilo infantile. Perci la marchesa Del Prato offriva la sala grande e le altre della sua villa, e invitava parecchi amici ed amiche delle ville vicine e della citt. Ci doveva essere della buona musica; l'ingegnere Frascati avrebbe intrattenuto con dei giuochi di prestigio, che egli faceva con molta bravura; poi si pensava di rappresentare una commedia; infine si sarebbe chiusa la festa con quattro salti.
Per la commedia si era pensato anche a lei, signorina! C' una parte che le andrebbe a meraviglia!... Non dica di no!... Il signor Lovisi ci ha promesso che l'avrebbe pregata anche lui!
Si  pensato anche al modo di venirla a prendere e di ricondurla a casa, se la sua mamma non si sentisse di accompagnarla!
Dora fece intendere che per certo la sua mamma non si sarebbe sentita di condurla a la festa.
C' miss Sara! spieg la signora Rosselli. Dopo di essere stata mia istitutrice, ora  l'istitutrice di Maria; un'ottima signora, che si  offerta lei stessa di accompagnarla per non scomodare la sua mamma!
Dora si mostrava titubante; recitare lei, che non aveva mai dette due parole in pubblico!
Io non ho recitato mai! si scus non vorrei compromettere l'esito della commedia! Se si trattasse invece di cantare!... Ho un poco di voce ed ho studiato il canto!
Maria batt le mani una contro l'altra in un impeto di gioia.
Lei canta! ed era appunto quello che mancava al programma della serata! Oh, che piacere! e come saranno contenti tutti! Contralto? soprano? chiese.
Soprano! fece Dora sorridendo.
Chi sar felice sar il conte Cioni, che ha una discreta voce di tenore e lamentava di non poter cantare qualche duetto!
Fu convenuto che subito, quella stessa sera, miss Sara sarebbe andata a prendere la signorina, Toldi perch scegliesse la musica e magari si facesse subito una piccola prova! Poich non c'era tempo da perdere!... Ella stessa, Maria Rosselli, avrebbe accompagnata al pianoforte! Musica per canto ce ne aveva molta la marchesa Del Prato; che se quella non andava, c'era tempo di mandarla a prendere a Milano.
Madre e figlia, contentissime, ringraziarono vivamente Dora e la salutarono con effusione.
A vent'anni non si  mai indifferenti a un invito che promette uno svago; molto meno poi quando l'invito  fatto con la massima cordialit.
Dora pensava con un battito di gioia in petto al piacere di cantare, di sentire della musica, e forse della buona musica.
Fece prestamente la salita, nell'impazienza di recare a la mamma la lieta novella. E arriv tutta rossa di piacere, sorridente e felice.
La signora Toldi, subito tranquillata dal pensiero che ella non avrebbe dovuto accompagnare la figliuola, sarebbe stata contenta di quello svago concesso a la sua Dora, se non l'avesse crucciata la mancanza di una toeletta possibile.
Non hai che quella povera vesticciola di mussolina rosa! sospir.
Ma Dora volle rincorarla. Quella vesticciola era fresca ed era anche elegante nella sua semplicit. Non si desse pensiero per il vestito, cara, cara mamma! E poi tutti sapevano che ella era povera, e che non poteva certo sfoggiare abbigliamenti e gioielli.
Scriver a Maddalena che mi mandi un paio di guanti bianchi, e basta! soggiunse.
Il modesto desinare quella sera fu allegro. In fondo al cuore materno sorgeva indistinta una speranza per quella figliuola tanto bella, buona e intelligente!
Quando la sentiranno cantare! pensava. E concludeva con un: "Dio sa lui quello che fa!" pieno di fiducia e di speranza.
In quanto a Dora, ella pensava sopratutto e pi che a tutto, a la gioia del canto.
A un tratto fu presa dal timore che la voce le si fosse, come diceva lei, arrugginita in gola. Si alz e tent un solfeggio, che le riusc limpido e sicuro.
Ma non ripet il secondo. La voce, da quell'altura, si spandeva a distanza; ella non voleva che si dicesse che aveva la vanit di sfoggiare le sue note.
Quella notte Dora sogn di trovarsi in un giardino mentre il sole di autunno brillava su le foglie rosse dei platani e tutto si vestiva di un bel colore roseo, mentre le capinere e le cingallegre e altri e altri uccelli, appesi ai rami delle piante, intonavano deliziosi cori. Si sentiva leggera leggera, e sorvolava sul suolo erboso come se volasse. A un tratto si trov su la sponda di uno stagno verde di nenufari; che pace in quel luogo!... che silenzio!... Non udiva che il mormorio indistinto e indefinibile delle piante e le pareva che dal fogliame profondo si sprigionasse una tacita benedizione! Poi lo stagno dei nenufari le scomparve davanti e si trov sotto un folto di pini, nell'ombra di smeraldo cupo, nella solitudine inconturbata e profumata di resina; e dal fondo della pineta scura e silente, le apparvero due figure, da prima indistinte, poi nettamente profilate; le figure del suo povero padre e quella del dottore Roberto Lovisi!
Ah! fece svegliandosi di soprassalto. Il babbo in compagnia di lui! Il figlio del suo fratellastro! il dottore Lovisi!
...
Eccola! fece la signora Toldi, che dalla finestra aperta stava spiando la venuta di miss Sara. Eccola!  qui!
La vecchia signorina, dai capelli biondicci brizzolati, la figura lunga, spersonita, il vestito nero semplicissimo con il colletto e i polsini candidi e lucidi, entr tutta sorridente; e a vedere Dora, la quale, ritta presso la tavola, si andava calzando i guanti, esclam ammirata:
Oh! How beautiful!... very, very beauliful!... molto, mollo bello... Dear! cara! darling!
Di fatti, nel vestito di color rosa tenue, semplicissimo, dalla modesta scollatura quadrata, senza un gioiello, senza un gingillo, Dora era bellissima.
La mamma, con una tenerezza amorosa negli occhi, le accomod su le spalle uno scialletto di lana bianca leggerissimo, la baci e le susurr alcune raccomandazioni.
Mi dispiace tanto di lasciarti sola! lament la fanciulla.
Proprio in quel punto, davanti a la casetta, pass nel bagliore della notte serena, Berto, il vecchio postino, che scendeva al paese per ritirare la posta.
Buona sera, signore! salut, fermandosi un momento sotto la finestra. Non vogliono nulla dal paese? chiese, come era solito di fare ogni volta che passava di l.
Miss Sara, la quale si era fatta amica della signora Toldi, e le stava insieme assai volentieri, propose a Dora che scendesse con il postino; cos ella avrebbe potuto trattenersi un poco con la sua mamma. Berto era conosciuto e stimato da tutti in paese, e non c'era nulla di sconveniente a farsi accompagnare da lui.
Dora accett la proposta con riconoscenza; lieta di lasciare la mamma in buona compagnia, ma un po' mortificata dal timore di abusare della cortesia della vecchia miss.
Ma questa la tranquill con un sorriso che le mise in mostra i denti gialli e lunghi. Aveva forse paura che ella si smarrisse scendendo sola fra qualche ora? Non ci voleva certo del coraggio nel vagabondare soli per la montagna: una bambina avrebbe potuto farlo senza pericolo. Quante volte non aveva ella vagabondato, al bagliore della notte, lungo i sentieri dell'ascesa! Non si desse pensiero per lei: andasse con Berto; ella rimaneva un poco l con la sua mamma.
E Dora se ne and, scendendo per il sentiero dalle sponde folte d'erba, fra cui l'aria, frusciando, correva sotto l'ombra chiara delle nuvole argentee, al bisbiglio delle fronde, fra le macchie, alle note ed alle acute volate degli usignuoli.
Berto chiacchierava; ed ella, pure rispondendo a monosillabi, guardava ai monti, che l'ombra avvolgeva in un leggero manto di nebbia; poi i suoi occhi scendevano su la valle, e si fermavano su le case gemelle, specialmente su quella del gran noce, che pioveva le robuste rame sul tetto d'ardesia.
Berto badava a dire e dire, come  uso dei vecchi; rammentando i tempi andati, migliori dei presenti, quando nella valle gli uomini lavoravano la terra contendendola a le frane, utilizzando ogni lembo, e ancora non era generale l'uso di emigrare lasciando i villaggi vuoti e le case spopolate; quando le donne erano belle e floride, e attendevano alle loro case, ai figli, ai campicelli, invece di ingiallire e marcire negli stabilimenti.
Accidenti alle filande, ai filatoi e all'emigrazione! fin per esclamare il postino.
La smania di far fortuna e di guadagnare una misera giornata, ha oramai distrutto la famiglia! C' ancora proruppe arrestandosi di stianto c' ancora adesso la famiglia fra i poveri? Gli uomini, quasi tutti via! le donne ad opra negli stabilimenti; i fanciulli a scola, o per le strade! Nelle case non sono che i vecchi, i bimbi e i malati! E poi si grida, evviva il progresso! bestemmi ripigliando il cammino.
Arrivati in paese, attraversarono il piazzale, e, per la stradetta costeggiata da due righe di bosso, giunsero al cancello della villa del Prato.
Eccola arrivata, signorina! disse il vecchio spingendo il cancello e si diverta, che  il suo tempo!
La salut e torn indietro.
Dora si trov nell'ampio giardino, fantasticamente illuminato dalla luce elettrica. Gi in fondo, dal salotto aperto, veniva, insieme con un fascio di luce intensa, il suono turbinoso del pianoforte toccato da mano maestra.
Ella stette un momento a guardarsi intorno ammirata e commossa.
E non vide venire da un viottoletto laterale, tracciato in mezzo a un prato sparso di aiuole fiorite, un signore che passeggiava soletto, fumando. Si accorse di lui quando le fu vicino e arross vedendosi curiosamente guardata.
Che fa questa signorina qui fuori sola, mentre gli invitati sono tutti dentro? dicevano chiaramente gli occhi chiari del signore.
Perch questo signore mi guarda con tanta curiosit? si chiedeva Dora mentre affrettava il passo verso la villa.
Posso accompagnarla? chiese il signore con accento cos cortese e atto cos rispettoso, che ella, rassicurata, sorrise assentendo.
 uscita anche lei per una boccata d'aria? chiese il signore, che si era subito tolto il sigaro di bocca.
Vengo adesso! spieg la fanciulla, levando gli occhi in volto allo sconosciuto. Sono forse in ritardo? chiese. La commedia  forse gi cominciata?
Deve essere fnita! rispose il signore. Ella arriva in tempo per la seconda parte del programma!
La musica?
S! la signorina Rosselli suoner del Beethowen; l'orchestrina sfogger un pezzo da concerto; poi il conte Cioni canter; in fine una signorina, che ha una superba voce di soprano e questa sar la parte pi interessante della serata canter sola e con Cioni.
Diceva informando, mentre Dora pensava chi mai poteva essere quel signore, ch'ella non aveva mai veduto, n pure a l'ultima prova di due sere innanzi, in casa della marchesa.
Sar uno degli amici che la marchesa aspettava per questa festicciola! pens.
Arrivarono in faccia a la gradinata, su la quale si apriva la porta a vetri della sala grande, nel punto in cui un gruppo di signore e signorine apparivano fra l'ondeggiare delle rose della balaustrata.
Eccola, eccola, la signorina Toldi! fece Maria Rosselli correndole incontro.
E l'onorevole con lei! osserv a bassa voce Clelia Lovisi.
Intanto che noi si recitava, la signorina passeggiava in giardino con il signor deputato! susurr Bianca.
Non ha cattivo gusto l'onorevole! mormor un giovinotto, mentre guardava ammirato l'elegante figura di Dora, spiccante nella luce elettrica.
Intanto l'onorevole spiegava a Maria, come un momento prima si fosse imbattuto nella signorina.
Signorina... soggiunse, chiedendone il nome con l'atto e l'accento.
Signorina Dora Toldi! present, pronta, Maria.
Poi, rivolta a Dora, le present l'onorevole Enrico Lotari.
Un amico di casa soggiunse ospite della marchesa.
Ah! esclam Dora arrossendo l'onorevole Lotari, il romanziere, il poeta!
E se ne stette sorpresa e commossa, guardando l'onorevole, con l'anima entusiasta negli occhioni spanti.
Chi poteva pensare? susurr, come parlando a s stessa. Sono tanto, tanto contenta! soggiuse.
E tutta compresa nel suo intimo godimento, non avvert i sorrisetti e gli ammicchi delle signorine e n pure l'ombra di malcontento che si era subito stesa sul volto di Roberto Lovisi, da un momento uscito su la terrazza.
Poich la signorina mi conosce un poco disse l'onorevole offrendole il braccio permetta che le faccia da cavaliere!
Cos, a braccio dell'onorevole, Dora entr in salotto, ove Maria le tolse la mantelina dalle spalle, ed ella apparve splendida di giovent e di grazia..
Tanto che Luisa, Clelia, Bianca e la maestrina, le quattro inseparabili, le due prime nei ricchi abbigliamenti, le seconde nello sforzo di voler essere eleganti, sentirono la mortificazione del confronto e sfogarono il piccolo rancore in piccole malignit.
Avete veduto? disse Clelia. Si sono subito fatti amici.
Io dico che si conoscevano prima! fece Bianca.
Forse l'onorevole  venuto qui apposta per lei! salt su la maestrina.
Un deputato, un autore, un pezzo grosso che si perde con una impiegatuccia! fece Luisa con un certo dispregio.
E lei che qui fa tanto la ritrosa, come si lascia subito corteggiare dall'onorevole! osserv Bianca. Ma gi soggiunse a mezza voce in fin dei conti, chi sa chi sia quella ragazza?
Davvero, chi sa chi sia? ripet la maestrina.
Oh! esclam scandolezzata Maria, che era tornata in tempo da udire le ultime parole dello compagne. Perch dite cos? Dora Toldi  una signorina per bene; non c' da dubitare! E conosce il deputato di nome, perch egli  un romanziere e un poeta. Che gusto avete a pensar male? fin la buona fanciulla, arrossendo di contrariet e di disgusto.
Roberto, a pochi passi dalle fanciulle, con il dorso appoggiato a la balaustrata, fra le rose che l'aria animava di un fruscio, pareva tutto intento ad assaporare un sigaro d'avana. Ma chi l'avesse guardato, l'avrebbe trovato pallidissimo e con le ciglia aggrottate.
In fin dei conti, chi sa chi sia quella ragazza? aveva susurrato Bianca.
In fatti, chi sa nulla di lei? gli brontolava dentro una voce.
Egli l'aveva incontrata in citt, che se ne andava sola per le vie affollate. La sua bellezza, la sua aria signorile, il suo contegno, l'avevano colpito a la prima. Dopo d'averla incontrata una volta aveva cercato d'incontrarla la seconda, aveva imparato la strada che ella faceva ogni mattina e ogni sera; e aveva preso a seguirla a distanza, rispettosamente. Avrebbe certo desiderato di parlarle; ma in lei c'era un tutto insieme che metteva soggezione. Dove andava ogni mattina quella fanciulla? dove passava la giornata? Egli non aveva osato cercare di sapere, l'investigazione parendogli una mancanza di rispetto. E allora non conosceva n il nome, n la condizione della bellissima fanciulla.
Un bel giorno non l'aveva veduta pi; e dopo alcune settimane, tornato a casa, aveva avuto la sorpresa di trovarla l, impiegata nello stabilimento di suo padre. E l ella passava i giorni fra il lavoro e la casa; solitaria, silenziosa, mostrando chiaramente di non volerne sapere di compagne, n di compagnia. Solo aveva dovuto arrendersi alle cortesie della signorina e della signora Rosselli; e bisognava dire che con queste si trovasse bene. E non aveva torto; poich quelle signore erano istruite, intelligenti, e finamente educate; esse non prendevano parte ai pettegolezzi del paese, certo per dignit e per sentimento.
Il turbinoso suono del pianoforte, aveva richiamato dentro le signorine. Il dottore rimase solo a rosicchiare il mozzicone di sigaro che gli si era spento fra le labbra.
A un tratto, il suono del pianoforte cess un istante, per poi far sentire degli accordi; e subito si lev nell'aria una voce limpida e squillante di soprano; un canto largo e piano che si spargeva da per tutto e andava lontano per la vallata. Era una gentile ed inspirata romanza italiana, che ad ogni ritornello ripeteva in tono e cadenze svariate, ma sempre con foga appassionata, la parola "amore". Cessato il canto in una nota calda e penetrante, per la sala scoppiarono applausi prolungati.
Roberto, che era stato ad ascoltare in uno stato di smarrimento quasi doloroso, si scosse a l'uscire di un gruppo di giovanotti, che parlavano animatamente fra di loro.
Con una simile voce seppellirsi qui a fare l'impiegata! diceva il conte Cioni.
 incredibile! soggiungeva l'avvocato, fratello di Bianca.
E con una bellezza compagna! bisogna soggiungere! fece l'ingegnere Frascati.
Che ci sia sotto qualche segretuccio! insinu un altro giovanotto.
L'insinuazione and diritta al cuore di Roberto, che aveva riacceso il sigaro e fumava disperatamente. Come un raggio di sole infuocato, in un gruppo di serpi intorpidito, quelle parole gli svegliarono dentro il sospetto, l'ira, il disinganno, una inesplicabile gelosia; un cumulo di passioni, delle quali egli non avrebbe mai sospettato il germe nell'anima sua.
Con la faccia supina e i pugni chiusi sprofondati nello tasche, egli pareva tutto intento a l'innalzarsi del fumo della sigaretta.
L'onorevole non ha occhi che per lei! disse, dopo un momento di silenzio il conte Cioni.
I giovinotti si erano sfilati lungo la balaustrata, e chi appoggiava le braccia incrociate sul parapetto, chi si appuntellava col dorso a le colonnine, chi sedeva sui bassi sedili di pietra.
L'avvocato, si accorse della presenza di Roberto, e battendogli una mano su la spalla:
Tu incensavi le stelle, mentre noi l dentro si andava in visibilio! disse.
Incensavo le stelle! rispose il giovine distrattamente, senza smettere di fumare.
Si sentirono dentro nuovi accordi del pianoforte.
Tocca a me! fece il conte Cioni.
Il duetto? chiese l'ingegnere.
S, il duetto! Alle prove  andato bene. Ah, quelle prove! Quando si tratta di musica ella non pare pi quella freddissima fanciulla che noi conosciamo. Si anima, scuote e trascina con la sua foga. Ma guai ad abusare di quel momento, sto per dire, della sua trasformazione! Mette al dovere con una semplice occhiata! Ah! vi assicuro; tentare di farle la corte  tempo perso! soggiunse entrando in salotto.
Andiamo a sentire! disse l'ingegnere, seguendo il conte insieme con gli altri giovinotti.
Vieni, Roberto! disse l'avvocato infilando il braccio in quello dell'amico.
Andiamo pure! rispose con affettata indifferenza il dottore.
Il duetto cominciava. Roberto si arrest su la soglia del salotto con il dorso contro lo stipite.
Il conte cantava bene, ma aveva una voce piuttosto debole. La voce di Dora invece si elevava calda e penetrante.
A pochi passi dalla fanciulla, l'onorevole, seduto in poltrona, con una gamba accavallata su l'altra, stava tutto orecchi, dando ogni tanto segni di approvazione.
Antonio Lovisi, ritto nel vano della finestra, gingillava con i grossi ciondoli della pesante catena dell'orologio, con gli occhi fissi su la fanciulla, e il sorriso su la bocca.
Nel salotto le due voci si elevavano in mezzo al silenzio e a l'attenzione.
A un punto gli occhi della fanciulla, che fino allora avevano vagato nel vuoto, si fermarono con fissa profondit su Roberto, che ebbe un fremito di dolorosa dolcezza.
Il duetto fin in una nota tenue, che mor nell'aria come un sospiro. E gli applausi scoppiarono ancora pi calorosi di prima.
Dora, che la marchesa Del Prato aveva voluto le si mettesse a sedere vicina, fu subito fatta segno della pi viva simpatia. La signora Rosselli con la figliola, l'onorevole, Antonio Lovisi, l'ingegnere, il conte Cioni, e altre ed altri, le fecero circolo intorno. E tutti ebbero campo di ammirare nella giovine signorina Toldi, oltre che la bellezza, i modi signorili, il conversare di persona istruita, il tutto insieme squisitamente fine.
Quasi senza volerlo, come attratto da una forza magnetica, il dottor Roberto si era avvicinato e messo a sedere in una bassa poltroncina.
E l se ne stava silenzioso a sentire, senza prendervi parte, la conversazione animata; e sopra tutto a guardare, cos senza parere, la signorina Toldi, che un po' rossa dell'animazione, appariva pi bella che mai. Tanto bella, che l'onorevole non le toglieva gli occhi di dosso.
E poi parlava cos bene, con un purissimo accento italiano, e la sua voce era cos musicale!
"Con una voce simile, seppellirsi qui a far l'impiegata! E con una bellezza compagna! Che ci sia sotto qualche segretuccio?"
L'eco delle parole scambiate poco prima fra i suoi giovani amici, vibrava ancora nell'anima del dottore.
E a l'eco egli rispondeva alzando impercettibilmente le spalle e ripetendo la frase lanciata da la signorina Bianca: "In fin dei conti, chi sa chi sia quella ragazza!"
 una fanciulla bella e affascinante!  una fanciulla intelligente e buona! gli susurrava in cuore una voce. Guardala negli occhi!  pura e fiera! Guardala nel sorriso:  sincera e soavemente melanconica! Non indovini in lei la nobilt dello spirito? Nulla ti dice che la sua vita fu sempre onesta per quanto fosse tribolata e dolorosa?  povera e non si sforza di nasconderlo; lavora per s e per la madre. Vedila!  venuta a la festa con un vestitino che non vale certo pi di venti lire; non ha un gingillo, non un ornamento! ma il modesto vestitino le va a meraviglia, perch ella  bellissima ed ha gusto squisito!
Nell'attiguo salotto, che era quello ove si ballava, affluirono a un tratto gli invitati, sparsi per il giardino, nelle altre sale, un po' da per tutto. L'orchestrina preludi il minuetto.
I giovani si affrettarono a invitare le signorine al ballo. E gi le allegre coppie si andavano mettendo in fila. Roberto vide avanzarsi dal fondo del salotto un ufficiale di cavalleria e muovere verso la signorina Toldi; e, pronto come un lampo, frustato da subita paura che un altro potesse porgere il braccio a la fanciulla, scatt da sedere e le si inchin dinanzi invitandola.
Un momento dopo, con il cuore che gli martellava dentro, egli, invece di mettersi in figura, non sapendo bene quello che si facesse, si trovava a passeggiare per il salotto con la fanciulla al braccio.
E intanto il minuetto era cominciato, con tutti gli inchini e gli strisciamenti, nei quali le giovani coppie potevano sfoggiare l'eleganza delle movenze e la grazia della persona.
Al minuetto, come gli altri balli moderni, il dancing, la season, la bohmienne, il pas de guatre, ecc., prendevano parte specialmente i villeggianti e i giovani del paese che erano stati fuori a studiare. Le signorine del paese non conoscevano quei balli modernissimi; li criticavano, chiamandoli forme anemiche di ballo, pretesti per il flirt e per le smancerie; e non capivano come mai ad essi si potessero sacrificare i vecchi balli pieni di slancio, nei quali si pu sprigionare tutta l'elettricit, accumulata per mesi e mesi nella vita monotona e sedentaria del paese. E non ballando, si raggruppavano in qualche angolo del salotto o uscivano in giardino a passeggiare, a disfogare in qualche modo, la mortificazione di non poter prendere parte a quei famosi dancing, o season, o pas de quatre, od altro ancora, che, in fin dei conti, non sono che figliazioni o meglio applicazioni delle tre forme oltramontane, dominanti nei salotti moderni.
Durante quel minuetto, Luisa, Bianca, Clelia e la maestrina, se ne stavano sedute a guardare, nascondendo il malumore sotto una forzata allegria. Aspettavano con impazienza che finisse quel lezioso strisciare riverenze a suon di musica, come dicevano piano fra di loro, per slanciarsi turbinosamente nell'allegro valzer, che doveva venir poi.
La maggior parte degli invitati, che non ballavano, erano usciti in giardino, nella fresca notte, che la luce elettrica illuminava.
Roberto vi aveva voluto condur Dora, che nel salotto si era lagnata del caldo.
Su la terrazza, a pochi passi dalla porta aperta del salotto, nel fascio di luce che da questo veniva, stavano sedute in crocchio alcune signore del paese, fra le quali la signora Marta Lovisi, tutta sgargiante nel vestito di seta preziosa, con brillanti agli orecchi, a le dita, nel grosso fermaglio appuntato fra le trine delle guarnizioni che le adornavano il petto. Questa, al vedere Dora Toldi, l'impiegata dello stabilimento di suo marito, a braccetto del figlio, non si cur di reprimere un atto di malcontento, mentre lanciava al giovine un'occhiata piena di disapprovazione e di rimprovero.
Dora not l'atto e sorprese l'occhiata, nello stesso tempo che vide il rossore, che per certo il dispetto, la mortificazione e forse un improvviso impeto d'ira, avevano chiamato sul volto del giovine.
Si stacc subito dal suo braccio; e, con un leggero atto di saluto, lo lasci per scendere sola verso un altro gruppo di signore, fra le quali ella aveva notato la marchesa e la signora Rosselli.
Indispettito e confuso, il giovine dottore si tir in disparte, accese il sigaro, e prese a passeggiare per il giardino.
Ha visto l'occhiata di mia madre! pensava con stizza e rammarico ha sorpreso il suo atto e ha capito. Che dir in cuor suo di mia madre e di me? ella cos intelligente e fine! Forse rider del timore e della disapprovazione! In fatti, bisogna essere presuntuosi e stupidi per temere, per pensare che... che ella possa avere una piccola, piccolissima simpatia per me!
Cos fosse! gli cant dentro il desiderio.
Ma scosse subito il capo mormorando:
Ella si cura di me come dell'essere pi indifferente! Mia madre pu dormire i suoi sonni tranquilli!... soggiunse con amarezza.
Un sentimento di ribellione gli agit il sangue in cuore:
Sar io sempre uno schiavo della volont altrui? si chiese con collera strappando irosamente una foglia dalla pianta vicina e lanciandola lontano.
Si butt a sedere su una panchina di pietra presso la vasca, nell'acqua increspata della quale tremolava la luce bianca delle lampadine elettriche.
Si era levata la brezza, che correva fra l'erba e per i fiori con un fruscio lieve quasi voce sommessa dello cose fatte vive.
Sar io sempre uno schiavo della volont altrui? Sempre? sempre? mormorava.
Stette un momento a guardarsi intorno senza nulla vedere, in un momento di astrazione. Poi disse a mezza voce:
Ho ventisei anni; non sono pi un ragazzo; ho diritto di pensare col mio cervello e di sentire col sentimento mio; e se ho il dovere di amare o di rispettare i miei, non ho certo quello di sacrificare loro le mie aspirazioni, le mie speranze e i miei desider d'uomo libero e di medico; oh, questo poi no!
Il giorno innanzi suo padre aveva accolto con una delle sue solite sfuriate una sua osservazione intorno a certe urgenti riforme nella filanda e nel filatoio, suggerite da una imperiosa necessit igienica.
Sono riforme ormai adottate in quasi tutti gli stabilimenti egli aveva insistito il progresso lo impone e anche l'umanit!
Ma l'egoismo frustato e forse anche la coscienza scossa da volontario letargo, gli si erano rizzati contro, irti di acrimonia e di minaccia. S, anche di minaccia. Egli doveva badare a fare il medico, a curare la gente quando era malata; non gi a guardarla in ciera quando lavorava. Sopra tutto doveva guardarsi dal mettere il becco nelle cose che non lo riguardavano; e lasciar fare a chi se ne intendeva pi di lui ed era riuscito a mettere insieme un bel gruzzolo senza bisogno di osservazioni, n di consigli. Non si mettesse in mente di fare come quell'altro, che lui sapeva, di vent'anni prima!
A questo punto il giovine dottore si trov con gli occhi al di l del giardino, nel mezzo della vallata, proprio su la casa gemella dal gran noce davanti, che si scerneva appena al tenue bagliore delle stelle.
Povero zio! esclam come adesso ti capisco e ti compiango e rimpiango!
Del povero suo zio pittore egli aveva sempre sentito parlare in paese, dove parecchi serbavano, del bravo e generoso giovine, buona memoria. In casa per nessuno mai lo nominava; solo alcuni anni innanzi, il padre aveva bruscamente annunciato la sua morte. Aveva egli lasciato una famiglia?... Si era suo padre interessato di saperlo?
Forse non ha lasciato nessuno! pens per far tacere una voce di rimorso per ci che avrebbe forse dovuto e potuto fare egli stesso delle indagini invece del padre.
Per certo non ha lasciato nessuno! volle assolutamente persuadersi.
Anche lui, il povero zio ci soffriva a vedere le nostre donne, le nostre fanciulle, perdere salute e bellezza in quegli ambienti maledetti! pens. Uomo di cuore e artista ne ha dovuto soffrire come di un'offesa al sentimento di umanit ed a l'estetica!... Amava la valle e la sua casetta sul poggio verde e fiorito come un gran mazzo; e ha dovuto lasciar tutto!... Anch'io amo la valle e la casa dove sono nato e cresciuto. Ma in questo luogo ove l'aria spira purissima e la natura  tanto, tanto bella, vorrei vedere la gente, e specialmente la donna, fiorente di salute e di bellezza! Come lo zio, anch'io urto contro la potenza del forte e l'egoismo dell'arricchito!
Sospir pensando che il forte, che l'arricchito era suo padre!
Un fruscio di passi su la minuta ghiaia del viale e insieme al fruscio un bisbigliare sommesso di voci.
Qualcuno veniva a la sua volta. Egli si trovava nascosto fra l'intreccio delle fronde che gli facevano intorno tetto e capanne; poteva fumare indisturbato, non l'avrebbero veduto, non aveva voglia di trovarsi con la gente. Sopra tutto non si sentiva di vedere la signorina Toldi, che per certo aveva dovuto sentirsi offesa da l'occhiata e da l'atto della madre di lui.
Che triste cosa pens doversi continuamente sentire in urto con la propria famiglia! Accarezzare ideali tanto diversi, sentirsi estraneo nella propria casa!
Il fruscio dei passi si era avvicinato; le voci si andavano facendo chiare e distinte. Nella luce delle lampade elettriche pendenti da i rami delle piante, vide in mezzo a i viali le figure di Dora Toldi e dell'onorevole; e sent serpeggiarsi nel sangue un senso indefinibile d'angoscia. Ma vide subito dietro quella coppia venirne un'altra: Maria Rosselli e l'ingegnere Frascati; e il senso doloroso gli si mitig in cuore.
Sarei geloso? chiese a s stesso amaramente. L'amerei forse?
Gli rispose un rapido martellare del cuore.
Che stupido! esclam. Ella non ha per me che la pi completa indifferenza!
La calda voce penetrante suon in quel punto in una risatina che era una fuga di note squillanti. Ma, ad un tratto, il riso cess e la voce divenne grave, quasi mesta.
No diceva il teatro non mi tenta! la luce della ribalta  troppe abbagliante per me. Sono nata per una vita modesta e oscura. Il posto che occupo nello stabilimento Lovisi, mi accontenta. E poi, questi luoghi mi piacciono assai: e poi, mia madre vi si  rinfrancata in salute e vive tranquilla. Se potessi accarezzare una speranza, sa quale sarebbe? Avere una casuccia mia, tutta mia! Vede l su, in vetta ad uno di quei poggi che sorgono in mezzo a la valle, quella casina che si scerne appena fra le rame del gran noce, al tenue lume delle stelle? A quella casuccia corrono spesso il mio cuore e il mio desiderio! Vivere l su una vita solitaria in mezzo a le cose belle!
Il suono turbinoso del pianoforte, che da le finestre aperte del salotto, andava lontano per la vallata silenziosa, imped a Roberto di sentire il seguito della conversazione. Ma ne l'anima gli vibravano le ultime parole della fanciulla, che dicevano il suo modesto desiderio:
Vivere l su una vita solitaria in mezzo a le cose belle!
Come questo desiderio mostrava l'anima gentile della fanciulla!
E con quale confidenza manifestava il suo desiderio a l'onorevole!
Che davvero si conoscessero prima? Che l'onorevole sia proprio venuto qui apposta per lei? si trov a pensare, ricordando le parole delle sorelle e di Bianca.
I suoni erano cessati. Da la villa ora veniva il chiacchierio e il brusio proprio della fine delle feste e del commiato.
Invece di tornare nel salotto, il giovine medico usc dal cancello di fondo il giardino, e infil il sentiero della montagna. Voleva passeggiare, respirare l'aria del mattino, sentirsi solo. E saliva con una specie di smania affannosa fra le erbe fatte vive da l'aria, i bisbigli delle fronde o delle macchie, rotti dal cinciare e dallo scricciolare delle cingallegre e dei minuscoli forafratte.
A un punto si rivolse a guardar gi la vallata che si andava snebbiando a l'avvicinarsi del giorno; e si trov faccia a faccia con Dora Toldi la quale tornava a casa accompagnata da un vecchio cameriere della marchesa. Ebbe un sussulto, si sent guardato con fissa profondit, da due magnifici occhioni turchini, e non seppe far altro che balbettare:
Buon giorno, signorina!
Buon giorno! rispose questa freddamente, tirando via per il suo cammino:
Egli stette un momento a seguirla dello sguardo finch ella scomparve nel folto tutt'ora fosco del castagneto; poi prese per la scorciatoia che guidava al convento abbandonato.
Gi al paese, la torre suonava le ore; voci gravi e tristi che l'aria portava a distanza. Dalle stalle e dagli ovili uscivano le vacche e le capre e salutavano il nascere del giorno con pietosi muggiti e tremuli belati; i galli lanciavano nell'aria la loro nota acuta.
Arriv al convento, magnificamente triste nella sua maestosa cinta di solitudine e di abbandono.
Quella tristezza era propizia ai pensieri del giovine, che sedette sopra un ammasso di pietre coricate fra un disordine di erbe; e qui stette a sentirsi dentro una sorda e dolorosa ribellione di sentimenti e di pensieri che gli mandava a la gola un lamento insieme con un prepotente bisogno di pianto. Quale era la ragione, quale era la natura di quella ribellione, di quel tormento, di quel dolore profondo, della spossatezza amara, della indefinibile impazienza che lo angosciavano e gli sospendevano la volont di scuotersi e di reagire?
Con i gomiti puntati su le ginocchia e i pugni sotto il mento, il giovine medico soffriva senza chiedersi il perch della sofferenza, mentre gli occhi vagavano indifferenti su le cose che l'avvicinarsi del giorno ravvivava.
Fu in quel punto, che su la porta senz'uscio della vecchia chiesa mezzo rovinata, apparve l'alta e magra figura di fra Davide, avvolta nella sbiadita e rappezzata tonaca.
Oh, fra Davide! fece il giovine, scuotendosi e levandosi ritto.
Che il signore sia con lei! rispose il frate incrociando le braccia sul petto e avanzandosi verso il giovine medico.
E come gli fu presso, con il suo fare ascetico, mormor additando le montagne d'oriente, che andavano velandosi di un tenue vapore dorato:
Iddio manda il sole su la terra come una benedizione; beati gli uomini che si amano fra di loro e sono cagione di bene!
Stette un momento raccolto, a occhi chiusi, poi soggiunse con un sospiro:
Vi sono tanti infelici nella valle e su la montagna! Molta miseria e parecchi malati!
Dai sottoposti stabilimenti Lovisi, la filanda e il filatoio, veniva il respiro greve delle motrici, e dagli alti camini usciva a globi neri il fumo denso.
L fece il frate si accumula la ricchezza e si respira l'aria velenosa!
Volse le spalle al giovine, e s'avvi verso la larga breccia che lasciava vedere gran parte del chiostro, brontolando:
Nella valle e su la montagna la miseria  molta, e sono parecchi i malati!... Dio inspiri il bene a chi lo pu fare!
Roberto Lovisi sent un rimprovero in quelle parole; un rimprovero indiretto, fatto a lui per un altro; per il padrone della grande industria, che procurava lavoro a scapito della salute, che produceva una ricchezza la quale, venuta in gran parte dal lavoro, avrebbe almeno dovuto salvare dalla povert i lavoratori e le loro famiglie.
Dunque l'abuso, dunque l'egoismo, ormai, saltavano agli occhi anche degli altri! E forse a lui, giovine inspirato a le idee moderne, si rimproverava l'indifferenza, fors'anche l'egoismo ereditario!
In fatti, chi poteva figurarsi che dentro di lui si agitassero aspirazioni generose? Chi poteva figurarsi la lotta che egli doveva sostenere fra i suoi desider, anzi le sue smanie umanitarie, e la volont paterna?
Mi si giudica indifferente, debole e forse peggio! susurr con amarezza.
Il sole si era levato; indorava le vette; scendeva gi per le roccie, per i pascoli, per la foresta; inondava la vallata.
Egli vide fra le rame luccicare il tetto d'ardesia della casetta dove abitava Dora Toldi.
Dormir! pens, scendendo per il sentieruolo segnato fra i castani e entrando nella filanda per la porticina di fondo.
Il lavoro ferveva; le filandiere eran tutte al loro posto, sedute dinanzi a le bacinelle, con le mani nell'acqua, ove i bozzoli bollendo dipanavano la loro veste preziosa.
Egli attravers il cortile e guard distrattamente per la finestra aperta, nella stanza ove soleva lavorare la signorina Toldi.
Ma la signorina Toldi non mancava al suo solito posto. Era l seduta a la scrivania, con la testa china sul registro.
Non si  riposata n pure un'ora! pens il giovine, dopo la prima sorpresa. Non ha avuto che il tempo di cambiarsi! soggiunse. Per certo ha avuto paura di qualche osservazione; oppure si fa un'idea esagerata del proprio dovere!... E poi, no, deve essere l'orgoglio che la spinge a la puntualit scrupolosa! fin per dire fra s e s.
E un inesplicabile senso di umiliazione gli scese in cuore.
Non vuole essere obbligata verso chi la paga n pure di un'ora sottratta al lavoro! gemette, infilando il portone d'uscita e scendendo per la volta di casa.
...
Insieme con le lettere d'ufficio, quel mattino ce n'era una anche per lei; di Maddalena Turri. Un letterone di quattro pagine, fitte di una scritturina minuta.
Dora lesse avidamente. L'amica annunciava la morte di Angela Noris, la professoressa. Da un pezzo stava poco bene; una tosse ostinata; un malessere continuo.
A forza di energia era riuscita a continuare le sue lezioni per l'intero anno scolastico; ma al cominciare degli esami, aveva dovuto mettersi a letto; e una settimana dopo moriva.
"Angela era di costituzione delicata; te la ricordi?... Una cosina tutta spirito e grazia. Io mi vedo sempre davanti quel suo visetto minuto da gli occhioni turchini che avevano uno sguardo cos sagace e diritto; me la sento in cuore la sua voce, che in questi ultimi tempi si era fatta un po' rauca, dire con gentile gravit, con sincerit profonda, quello che le stava nel sentimento e nel pensiero. La necessit aveva voluto che ella impiegasse tutta la vita nello studio; un lungo e penoso seguito di anni di scuola; le classi elementari, il ginnasio, il liceo, l'universit; una continua ansia, un'applicazione di tutte le ore, lo spauracchio degli esami; un angoscioso complesso di cure, che scacciava ogni diritto di giovinezza. Ed era riuscita; fortunata fra tante che si arrestano a mezza via, o che, avendola compiuta, non possono aprirsi un passaggio tra la folla compatta, ingombrante lo stesso cammino. Prima fra tante e tanti, aveva vinto un concorso per la cattedra di matematica di una scuola normale. Era una delle pochissime arrivate; ma era arrivata stanca, spossata, malata di corpo e di anima. E non valse a sostenerla l'energia che l'aveva accompagnata fino allora; dovette soccombere. Povero fiore! nato per sbocciare a l'aria libera, al sole caldo, e rimasto bocciolo stento, rattrappito, senza profumo, per appassire ed essiccare prima della fioritura! Ella sarebbe forse ancora fra di noi se avesse potuto impiegare la sua bella intelligenza, e sfogare le aspirazioni del cuore nel santuario della famiglia, che  e sar sempre il vero posto della donna; come sua funzione dovrebbe essere quella di sposa e madre. Ma pur troppo, cos come sono le cose, bisogna pure che la donna povera e non protetta dalla famiglia, trovi il modo di vivere! Perci si mette nella gran via affollata dell'insegnamento e degli impieghi, in aperta concorrenza con l'uomo. E bene spesso, lei, debole, viene sopraffatta dal forte, che vince pi facilmente gli ostacoli e si fa avanti con maggiore ardimento, sicuro di non urtare contro pregiudizi e vaghi timori. Non protetta da l'uomo, da le condizioni sociali, quasi scacciata da casa, la donna, specialmente se di famiglia civile ma povera, ha il doloroso diritto di sostenere l'aspra concorrenza maschile, di aspirare a mezzi di guadagno d'ogni maniera, perfino a quelli che tuttora le attirano compatimento e spesso il ridicolo. La donna avvocato, ingegnere, chirurgo!... Ma fa piet, ma fa ridere! dicono ancora parecchi. E non pensano a la piet immensa che desta lo spettacolo di tante e tante donne, condannate da l'ordine attuale delle cose, a rinunciare al bisogno innato in tutte o quasi, di scaldarsi al dolce focolare domestico, di rinunciare al naturale, per quanto confuso e indefinito desiderio, della maternit.
"Non c' donna che non aspiri, sia pur anche inconsciamente ad amare idealmente, o meglio ad amare un ideale; che non aspiri ad incontrarsi in un cuore buono e gentile, in un'anima energica e generosa. Ma troppo spesso l'aspirazione  condannata a morire soffocata. La vita oggi  tanto difficile! Sono rari i matrimoni felici; poich la felicit fugge dalla casa quando la donna  costretta a disertarla per la scuola, l'ufficio, il magazzeno, lo stabilimento, l'officina. Ed  forse in causa di ci, che adesso il matrimonio si va facendo sempre pi raro e che la maggior parte delle volte, non  che una associazione di convenienza e di interesse, non gi l'unione per la vita e per la morte di due libere volont.  forse per questo, che parecchi giovani e parecchie giovani, pure simpatizzando moralmente e fisicamente fra di loro, hanno il coraggio di rinunciare ad un'unione per la quale sarebbe pi che mai necessario il lavoro che allontana la donna dalla casa, che le rende impossibili i doveri di saggia massaia e di educatrice dei propri figli; doveri, dal compimento dei quali dipende la felicit domestica. Diminuendo sempre pi la protezione dell'uomo e la possibilit della famiglia, che cosa ne viene?... Ne viene che le donne, le quali devono bastare a s stesse se nubili, e lavorare fuori di casa se maritate, sentono la logica necessit di essere considerate e rimunerate come gli uomini. Si toglie loro il naturale diritto di essere le intellettuali e laboriose regine della casa? Di sfogare l'innata tenerezza su i figli, di educarli, di fare della famiglia un dolce centro di affetti e di interesse generosamente inteso?... Ebbene! che tutto quello che a loro si riferisce sia almeno conforme a la giustizia!  necessario che la donna studi, lavori, si affanni per la tremenda lotta per l'esistenza? che si agiti nella vita tale e quale come l'uomo?... Sia dunque considerata come un uomo. Poich da lei si esigono gli stessi doveri, abbia gli stessi diritti.
"No, no, Dora, io non sono femminista; almeno, nello stretto senso della parola. E come potrebbe essere, se in fondo al mio cuore  cos sentito il rammarico per il doloroso spostamento della donna nella nostra societ?... Ma poich questo spostamento  diventato ormai necessario, sento tutta la giustizia e la generosit di chi eleva alta la voce a pretendere l'uguaglianza in tutto, non solo nella fatica e nel sacrificio. Il sentimento piange nell'accogliere quello che la logica impone; ma poich la ragionevolezza sta con la logica!...
"Il cuculo del pendolo canta undici volte nell'aria scura del salottino; vado a letto, perch devo alzarmi alle sei per fare un po' d'ordine a la casa prima di uscire. Continuo ad essere impiegata nello studio dell'ingegnere Goldi; un bravo uomo, anzi un uomo superiore, che ama la scienza senza aridume e senza boria; uno spirito semplice e serio, dal quale si ha sempre qualche cosa di nuovo da imparare.  uno dei pochi che hanno vinto il pregiudizio di preferire un disegnatore a una disegnatrice; sono io che copio i suoi progetti; e pare ne sia soddisfatto.
...
Dopo la lettura della lettera di Maddalena, Dora stette un momento a pensare; aveva ragione l'amica sua; la condizione della donna, obbligata a lavorare fuori di casa,  triste e penosa. Ella sapeva e vedeva. Portata dall'istinto, dalla lunga tradizione, e per certo dai bisogni naturali dell'anima sua ad amare la casa, le cure della famiglia, perfino le minuzie della vita domestica, la donna spinta dal bisogno a guadagnarsi il pane negli uffici, negli stabilimenti, nelle officine, per quanta buona volont metta essa nel compimento dei suoi impegni, per quanto persuasa dell'utilit, anzi della necessit del suo lavoro, in fondo al cuore sente sempre un, sia pur anche inconscio, fremito di desiderio per la tranquilla, laboriosa vita di famiglia.
E quel desiderio fa nascere nell'anima il germe di un male morale, che snerva, abbatte e toglie qualche volta, la voglia di vivere anche nelle fortunate che hanno trovato lavoro e indipendenza: funesto male morale, che intacca il cervello, i polmoni, le parti vitali pi importanti. Una delle cause della triste fine della povera Angela Noris, si dovrebbe forse ricercare in quel misterioso e fatale germe!
Buon giorno, signorina! si sent salutare di sotto la finestra.
Era una giovine operaia che andava dalla filanda allo studio del padrone con una grembiulata di matassine di seta.
Buon giorno, Caterina! le rispose Dora, che riconobbe nella ragazza la figlia di un contadino dell'Abetaia.
Povera figliola! pens. Lavora per prepararsi il corredo da sposa; ma l'impossibilit di mettere su casa allontana sempre le nozze. Forse riuscir a sposarsi; ma e dopo?... Coi figli verr probabilmente la smania dei sentimenti materni, e l'impossibilit di poterli compire far forse di lei una delle tante irose contro la povert, contro il lavoro che arricchisce gli altri e mantiene nella miseria chi sgobba da mattina a sera.
Lesse le lettere della corrispondenza d'ufficio, e prese a tradurre con la solita prestezza. Ma, pure lavorando, ricordava con una lagrima in cuore Angela Noris, la poverina morta a ventidue anni, vittima forse delle fatiche intellettuali sopportate per tanti anni e forse anche vittima della negazione d'ogni gentile speranza, d'ogni dolce desiderio.
...
Faceva un caldo che avvampava. Di giorno, il sole d'agosto saettava i raggi ardenti su la valle e su le montagne; di notte, le rocce infocate, dardeggiavano un calore insopportabile.
Si dormiva poco e male. Quelli, che non prostrati dal lavoro della giornata, potevano ritardare l'ora del riposo, passavano le serate e parte della notte a ristorarsi nella frescura dei giardini o dei vigneti non troppo vicini a l'abitato.
E nel giardino di casa Lovisi, pi vasto e pi folto degli altri, convenivano ogni sera le famiglie signorili del paese e anche quelle di qualche villeggiante. Si raccoglievano intorno ai tavolini greggi, centellinando bevande ghiacciate; passeggiavano; conversavano; se la passavano meglio che potevano.
Quella sera per pesava una nube di melanconia e di preoccupazione su la compagnia.
In una famiglia del paese, tornata da alcune settimane dall'America, era scoppiato il tifo petecchiale, che con spaventevole rapidit si andava propagando, specialmente fra le filandiere. Gi si piangevano dieci morti; e pi di venti, fra uomini, donne e fanciulli, giacevano al lazzaretto; il quale non era altro che una delle casette gemelle, quella ridotta a magazzeno. Al lazzaretto, insieme con gli infermi, stavano rinchiuso il medico condotto e gli infermieri. Erano state prese le pi scrupolose precauzioni. Le regole igieniche erano seguite col massimo rigore.
Roberto Lovisi aveva insistito per rinchiudersi nel lazzaretto invece del medico condotto, ma suo padre si era opposto energicamente; se fosse toccato a lui non ci sarebbe stato nulla da dire; ma quello era dovere del medico condotto ed egli non ci entrava. Suo dovere era invece quello di supplire in paese il medico altrove occupato; e pur troppo, cos in paese come in montagna, non mancava il da fare a un medico di buona volont. Di fatti, la paura tenendo gli animi agitati, per ogni nonnulla e tutti i momenti, il dottore era chiamato d'urgenza ora in paese, ora su per i villaggi e i casolari sparsi su le coste. S che il giovine dottore non aveva pace n giorno n notte.
Quella sera, un po' prima delle undici, egli era entrato in casa per la porticina di fianco, per evitare il contatto coi suoi e la compagnia.
Ma la compagnia, raccolta in giardino, aveva veduto la finestra e il balcone della sua camera illuminati, ed erano accorsi sotto chiedendo notizie.
Un nuovo caso! inform il medico dal balcone. Una fanciulletta del filatoio; la portano adesso al lazzaretto!  il quindicesimo caso fra le filandiere e le piccole operaie del filatoio! -soggiunse, con una certa amarezza.
Spaurita, la compagnia si era allontanata in silenzio, quasi a fuggire il contagio.
 una cosa che non si capisce! fece il signor Antonio, che si era trattenuto sotto il balcone. Si direbbe che il male abbia preso a perseguitare i nostri stabilimenti!  strano! soggiunse con una specie d'ira sorda.
Non  strano! fece il giovine, come parlando fra di s.  cosa che invece si capisce benissimo!
Come si capisce? chiese il signor Antonio con asprezza. C' forse una causa?
C' la causa! fece Roberto sporgendo il capo al di sopra del parapetto di pietra.
Quale? brontol l'industriale.
L'esaurimento che predispone a la malattia spieg il dottore. Quelle povere creature lavorano troppe ore di seguito in un ambiente malsano, e mangiano male perch non sono sufficentemente pagate! Ecco la causa!
Salut il padre, e rientr in camera; era stracco morto; aveva bisogno di riposare... Se per qualcuno fosse venuto a chiamarlo, lo svegliassero subito. La gente era spaurita; la pi lieve indisposizione li metteva in allarme!
Se mi chiamano anche per un mal di denti, fatemi svegliare subito, mi raccomando! aveva raccomandato a la persona di servizio, prima di salire in camera.
Il signor Antonio scuoteva il capo borbottando. Suo figlio ne aveva delle belle! Perch il malaccio maledetto era entrato di preferenza nei suoi stabilimenti, egli se la pigliava con il lavoro e coll'ambiente; e tirava in scena l'esaurimento, l'aria viziata, lo spreco delle forze, la giornata di lavoro troppo lunga, ecc., ecc.! Come se le cose non fossero sempre andate cos nella sua filanda e nel suo filatoio!... Avrebbe forse dovuto fare come l'industriale d'una vallata vicina che aveva rinunciato ai guadagni di un'annata intera, per introdurre nei suoi stabilimenti le riforme suggerite dal progresso e dall'igiene? Questo avrebbe voluto quel matto di suo figlio?...
E borbottando, con le mani incrociate dietro la schiena, e gli occhi al suolo, torn a sedere al tavolino greggio, sfogandosi con il commendatore Rosselli contro le idee barocche di certi giovinotti della giornata, che vorrebbero portare la rivoluzione nelle cose che da anni ed anni camminavano egregiamente bene!
Il commendatore, che in fondo dava ragione al giovine, ma che amante del quieto vivere, non voleva tirarsi addosso la noia di un diverbio e forse peggio, poich conosceva l'amico e lo sapeva punto facile di carattere, se la cavava con i soliti: "Gi! cos! Si capisce! Idee moderne!..." o gi di l.
Ma la signora Carla, moglie del commendatore e di lui pi coraggiosa, faceva osservare a la signora Marta, che in fatti pareva anche a lei, che quelle povere filandiere e quelle meschinelle del filatoio, lavorando l'intero giorno e parte della sera in ambiente viziato e mangiando a la peggio, disponevano il loro corpo a l'assalto delle malattie. E questo non diceva gi per le operaie del paese, ma per tutte; poich tutte erano, pur troppo, nella medesima condizione. Meno le fortunate che lavoravano per gente dalle idee filantropiche, come certi industriali che ella conosceva e che tutti sapevano; meno...
Un grido acuto di Clelia, che stava ciaramellando insieme con le amiche, su la soglia del cancello aperto sul piazzale, interruppe la parola in bocca a la signora Carla, che scatt di sedere e con la signora Marta and incontro a le giovinette, che correvano a la loro volta.
La portantina! inform Maria.
La portantina con la ragazzina malata! disse Luisa.
Attraversa adesso la piazza! spieg Bianca.
Eccola! eccola! addit la maestrina.
In fatti, sotto il bagliore vago della notte stellata, tutti videro, in mezzo al piazzale, passare la triste portantina sorretta a braccia da due uomini.
Signore e signorine stettero un momento silenzioso con gli occhi fissi al posto dove era passata la piccola malata. Pesava sopra di loro quell'indefinibile senso di smarrimento angoscioso che opprime nei momenti di pubblica calamit, nei quali l'uomo potendo poco o nulla, si sente impotente contro i colpi di una mano misteriosa.
Entr il conte Cioni a recare una diversione ai pensieri delle signore.
 stato su a vedere la malata?
Ha aiutato a metterla nella portantina?
Lontano, stia lontano, per amor di Dio!
Cos le signorine, accolsero il giovine conte, il quale assicur che non ne sapeva nulla n della malata, n della portantina. Non avessero paura; egli non recava in s nessuna minaccia di malattia.
Ma di dove viene, dunque? chiese Bianca.
Invece di rispondere, il giovine accese una sigaretta e propose a le signorine di fare un giro in giardino, ove non c'era pericolo di incontrare malati, n portantine; soggiunse sorridendo.
Si pu sapere di dove viene e dove ha lasciato l'ingegnere e l'avvocato? chiese Luisa.
L'ingegnere  partito per una scappatina a Milano rispose il conte e l'avvocato deve essere in farmacia a dare una mano al padre, in questo momento di lavoro straordinario. In quanto a me, vengo... vengo...
Da l'alto! fece la maestrina maliziosamente.
Proprio da l'alto! rispose il giovine.  curioso come la signorina sappia indovinare!... Sono infatti andato a cercare un poco di frescura in su.
Fino a una certa insenatura, ove in un povero casolare, si nasconde la fata della montagna! disse Clelia sorridendo.
Una fata capricciosa! soggiunse la maestrina. Altera e seria coi pi. Solo con chi le pare, affabile e tutta sorrisi!
Quella fata la rimbecc il giovine un po' piccato  cos superiore, che le piccole frecciate non la possano toccare. In quanto a me, in fede di gentiluomo, assicuro che non fui mai onorato della sua affabilit n del suo sorriso. E giurerei, che nessuno possa dire di essere stato da quella signorina trattato altrimenti che con la cortesia imposta da l'educazione!
Oh! oh! rise la maestrina.
Ma il riso le dovette morire in gola da un'occhiata quasi sprezzante del giovine conte.
La signorina Matilde ingoll la risatina, la quale and a morire nell'interno desiderio di vendicarsi della mortificazione.
Maria Rosselli, che in quel frattempo era stata presso la mamma, in quel punto si avvicin tutta leggiadra nel vestitino bianco; e posando una mano sul braccio di Matilde:
Sa? disse si chiuder la scuola per la paura del male. Dio! che angoscia questa malattia! Io penso a quei poveretti l! soggiunse additando la casetta del poggio ridotta a lazzaretto. Essere malati e lontani da la famiglia!
 piuttosto crudele, ma  necessario! fece il conte con deferenza.
Oh, lo so! sospir la fanciulla.  il sacrificio di pochi per il bene di molti! E pure  doloroso, e fa pena a pensarci!
Chin il capo e stette un momento pensosa; poi usc a chiedere:
Nessuno di voi ha visto la signorina Toldi? Io stamane l'ho incontrata che andava ad impostare una lettera. Mi  parsa pallida, pallida!
 sempre pallida! osserv Bianca.  cos di natura!
S,  sempre smorta, ma di un pallore sano!... Basta! io penso con paura che, per ragione del suo impiego, ella deve vivere nello stabilimento, che si dice un centro d'infezione.
Non ti crucciare, Maria! salt su Luisa. Clelia dice che quella signorina  una fata, e le fate sono invulnerabili!
Vorrei che fosse cos! disse Maria. Quella signorina  cos bella, cos distinta e buona!
Il commendatore si era alzato e insieme con la moglie salutava la compagnia.
Il conte salut a sua volta e offerse il braccio a Maria.
Per andare a la villa del Prato doveva passare davanti a la casa Rosselli; cos potevano andare insieme fin l.
Bianca e la maestrina attraversarono da sole la piazza dove si vedeva nella farmacia brillare la luce elettrica.
Il signor conte fa la corte a la signorina Toldi! usc a dire Matilde.
Tutti le fanno la corte! rispose Bianca con una nota aspra nella voce. Mio fratello, perfino lui, che  quasi fidanzato con Luisa,  tutto felice quando la pu vedere, e si scusa dicendo che, in fondo, egli  pi artista che avvocato, e che ama il bello sopra tutto! E dire che a me non pare proprio quella bellezza che dicono!
E a me neppure, sai! E poi con tutte le sue arie dignitose e serie, io la credo una gatta morta, come si dice! Ti ricordi della festa in casa della marchesa?... Con l'onorevole, ella non si mostrava certo rigida!
Tutt'altro! L'ho sentita io ridere allegramente! E tutti sanno che durante la festa, ella  andata pi d'una volta a passeggiare in giardino con lui, l'onorevole!
Arrivate davanti a la farmacia, le due signorine si salutarono. La maestrina entr nella casa vicina, ove stava in pensione, e Bianca attravers la farmacia per salire in camera sua.
Pochi minuti dopo, il paese dormiva nel silenzio, che solo lo scroscio del torrente e il battere monotono del maglio rompevano. La notte si era fatta scura; e nella oscurit, su a la casina del poggio, ridotta a lazzaretto, punteggiavano melanconicamente i lumi.
...
Il sole a lo zenit, illuminava tutta la vallata, coi raggi ardenti, flagellando gli alberi e acciaccando l'erba, che la continuata arsura andava ingiallendo. A ricordo di vecchi, mai la vallata era stata oppressa da una caldura compagna; e il cielo ostinatamente terso, pareva irridesse a la sofferenza umana. L'aria infocata favoriva il propagarsi del male; i casi spesseggiavano; non passava giorno che le campane non suonassero a morto; non passava notte senza che si portasse a seppelire, furtivamente, senza seguito n preghiere, qualche poveretto. Il lutto era entrato in molte case; parecchi e parecchie piegavano sotto i colpi del dolore; la gente si aggirava spaurita, malata di preoccupazione, affranta. Una Commissione sanitaria era venuta a vedere, a esaminare, a studiare il male ostinato. Si erano prese serie misure igieniche; le case, le sorgenti, i pozzi, gli stabilimenti, tutto veniva rigorosamente visitato, frugato, disinfettato. Gli stabilimenti di Antonio Lovisi erano stati trovati perfetti; non un'osservazione al proprietario; non si poteva desiderare di meglio, erano stati tutti d'accordo nell'affermare; che se il triste male aveva preso di mira le operaie della filanda e del filatoio, non era che un puro caso.
Il signor Antonio, la sera del giorno della visita, aveva esclamato, guardando il figliuolo:
E poi mi si venga a dire che i miei stabilimenti sono malsani!
Non aveva soggiunto altro, perch da alcuni giorni, Roberto aveva una ciera punto bella; e, come la madre, egli se ne stava con la paura in cuore che il figlio avesse da ammalare. Gli strapazzi erano molti, erano troppi! Il contatto coi colpiti non si poteva evitare. La signora Marta ormai non aveva pi pace; e il signor Antonio era impensierito.
Ma il giovine dottore assicurava di sentirsi bene; era addolorato del dolore degli altri, ecco. Non aveva ancora fatto l'abitudine a le necessit della sua professione. Quell'epidemia lo sorprendeva proprio nei primi passi della carriera; e ne era sbigottito.
Le riunioni nel giardino Lovisi erano state troncate; ognuno preferiva starsene in casa propria; si sentivano pi sicuri, pi raccolti.
Molti del paese se ne erano andati; si erano rifugiati su nella zona dei pascoli, in alto, ove le mandrie passavano la calda stagione al pascolo. Anche la famiglia del commendatore era andata ad abitare una casetta di sua propriet, a qualche centinaio di metri sopra l'Abetaia, ove soleva recarsi ogni anno. La maestrina, poich la scuola era chiusa, era andata a casa sua in un paese poco lontano; e Bianca dava una mano in farmacia, dove c'era lavoro per tutti. Luisa e Clelia, immelanconite dalla solitudine, e spaurite dalle tristi notizie giornaliere, pi non uscivano di casa e dal giardino, e evitavano di trovarsi col fratello, scusando la loro vilt col persuadersi che cercare di evitare il male era un dovere, poich il loro stare, per cos dire, a la larga, non danneggiava nessuno.
Roberto era di una prudenza scrupolosa; entrava sempre da la porticina di fianco, e non scendeva che dopo di essersi lavato, cambiato e disinfettato. E anche allora evitava le inutili promiscuit. Non parlava n pure mai dei nuovi casi, dei morti e delle scene strazianti cui troppo spesso doveva assistere. Non voleva impressionare i suoi.
Nello stabilimento non si lavorava da che era scoppiata la malattia; ma non era chiuso; vi andavano giornalmente gli impiegati per i lavori di ufficio; vi andava anche sempre, per alcune ore, il signor Antonio. Fra gli impiegati non c'era stato che un solo caso di malattia; e anche quello leggerissimo; un giovinotto si era sentito male l per l, era stato a casa alcuni giorni, poi era tornato perfettamente ristabilito. Cos il signor Antonio ebbe a stupirsi, quando un giorno, durante la colazione, il figlio gli disse che sarebbe stato prudente chiudere del tutto lo stabilimento e lasciare agli impiegati completa vacanza fino a che il male non fosse totalmente scomparso.
La Commissione non ha trovato ci necessario! disse, scuotendo il capo. Se fosse stata questa una misura opportuna, lo avrebbero detto.
Poi soggiunse:
Dopo la disinfezione dello stabilimento, del cortile, di tutti i locali, non vi pu essere pericolo! O non ci vado io? fin per dire.
Luisa e Clelia si erano scambiate un'occhiata; e volevano dire:
"Roberto  impensierito per la signorina Toldi! Le fa la corte anche lui, come gli altri!"
Le due sorelle avevano colto nel segno; Roberto era davvero impensierito per Dora, nella quale da un poco aveva notato un visibile deperimento. Il desiderio di vederla, faceva che egli ogni giorno passasse dal cortile dello stabilimento ove davano lo finestre dello studio della signorina. Era per lui una piet e insieme un'ira sorda il vedere la povera fanciulla china sul lavoro, con quell'afa che toglieva il respiro e dava la nausea del lavoro! Un giorno, che l'aveva veduta ritta davanti a la finestra a sventolarsi con il ventaglio e l'aveva trovata pallidissima, con gli occhi cerchiati, non aveva potuto a meno di fermarsi a chiederle se si sentisse male, se fosse stanca, se dormisse la notte. Ma ella gli aveva risposto che stava benissimo, che non era punto stanca; che passava le notti dormendo di un sonno solo; e questo aveva detto con la sua solita alterigia di persona orgogliosa, che teme di essere compianta o compatita, e non vuole. Non vuole sopra tutto essere pagata senza lavorare; questo no, per nessuna ragione!
Se anche non ne potesse pi, non lo direbbe! aveva pensato il dottore. Sarebbe capace di morire sui registri piuttosto di urtare il suo orgoglio!
Una sera, di ritorno da una visita in montagna, aveva dovuto passare davanti la casa ove Dora abitava con la madre.
La signora e la signorina erano sedute fuori della porta a respirare una boccata d'aria dopo la giornata afosa; e spiccavano nel chiaro di luna pendente su la valle nell'aria biancheggiante, che nessun velo di nuvola adombrava.
Vedendole, egli si era tolto frettolosamente il cappello, girando a la larga verso lo scrimolo, per non passare loro vicino.
Qualche nuovo caso, dottore? aveva chiesto la signora Toldi, fatta ardita dal desiderio di sapere.
Il giovine si era fermato, senza avvicinarsi, ed aveva risposto che non si trattava che di un bambino il quale si era lussato un piede cadendo.
Casi nuovi non ve ne sono da due giorni! aveva soggiunto.
Noi non abbiamo paura! aveva detto la signora Toldi. Si pu avvicinare, signor dottore!
A Roberto non era parso vero di rispondere a l'invito. E l, invitato a sedere su la panchina di pietra fuori dell'uscio, si era intrattenuto una mezz'ora, gustando il piacere di quel momento di intimit con Dora e sua madre. Come gli parve fantasticamente bella la fanciulla, cos, avvolta nel chiarore della luna! E come il suo conversare ora dignitoso e semplice!
Dopo d'allora, egli non passava mai da la casetta senza scambiare alcune parole con Dora o con sua madre; specialmente con questa, che non lasciava mai la casa. E fu la stessa signora Toldi, che un mattino lo chiam per dirgli che era impensierita per sua figlia.
 gi di ciera aveva detto non mangia che pochissimo, ha l'aria stanca! L'ho pregata che cercasse un par di giorni di riposo, ma non vuol saperne; si inquieta solo a parlargliene! Ah, dottore! se quella figliuola ammalasse! aveva sospirato la povera donna.
Il dottore le aveva fatto coraggio; la signorina era affranta da la caldura ostinata; o chi non si sentiva abbattuto? Stesse tranquilla; la signorina Dora non correva nessun pericolo! Per certo qualche giorno di riposo l'avrebbe rinfrancata, e avrebbe fatto bene a chiedere una breve vacanza. Non gliela avrebbero rifiutata, che diamine!
Era stato appunto quel mattino, di ritorno a casa, che egli aveva proposto al padre di dare un poco di vacanza agli impiegati dello stabilimento. Ma il padre non aveva di quelle intenzioni.
Avevano appena finito di mangiare, quando entr la domestica ad avvertire che si chiamava il dottore di premura.
In cucina lo aspettava un garzoncello dello stabilimento.
E venuto male a la signorina! inform. L'hanno trovata in terra come morta! spieg il garzoncello.
Il giovine si fece pallido, e lanciando un'occhiata al padre, che l'aveva seguito:
Non aveva io ragione di consigliare la chiusura degli uffici? disse con la voce rauca.
E, preso il cappello, usc frettolosamente.
...
Il tempo era minaccioso; e quella minaccia di uragano era da tutti accolta con un sentimento di sollievo e di speranza. Se scoppiava un temporalone, l'aria si rinfrescava e il triste male sarebbe forse cessato!
Neri nuvoloni si accavallavano sopra le vette e lungo i fianchi del monti; a tratti a tratti, grossi sbuffi di vento scoprivano nel cielo delle chiazze azzurre; e il tuono mormorava lontano. Su la soglia della casetta della signora Toldi, il dottor Roberto si indugiava a salutare la signora. Dora stava bene; il malore, causato da la caldura e da la stanchezza, era passato. Il dottore, arrivato a lo stabilimento, l'aveva trovata gi riavuta e in piedi. Vedendolo, ella aveva arrossito, quasi vergognandosi di essersi sentita male. Ma egli aveva voluto che andasse subito a casa; per quel giorno pi non doveva lavorare; egli lo esigeva con la sua autorit di medico. E l'aveva lui stesso accompagnata su, non badando a le timide rimostranze di lei. Ella si era sentita male e toccava al medico a comandare ed a lei ad ubbidire.
A casa aveva subito rassicurato la signora Toldi, comandando il riposo e promettendo di tornare la sera stessa.
Il sentimento di angoscia doloroso provato a la notizia che la fanciulla era stata colpita da improvviso malore, era stato tale da non lasciargli pi alcun dubbio su suoi sentimenti; e la gioia della certezza che il male era stato passeggero, ora lo affermava della forza del sentimento stesso. Mai come quel giorno egli aveva desiderato con impazienza che le ore passassero e venisse la sera; e come quella sopraggiunse, si affrett su a la casina. Trov Dora di buon umore e soltanto un po' sbattuta dal male passeggero; e seduto a la tavola del modesto salottino, gust una gioia intensa nell'intimit della fanciulla, che gli aveva riempito il cuore di s.
Come era bella cos pallida e debole, e nella debolezza non pi orgogliosa, anzi quasi implorante! Egli si era dimenticato in quella dolce intimit, e anche Dora e sua madre vi si lasciavano andare con piacere; e la conversazione si era subito fatta famigliare come fra persone che si conoscono da un pezzo.
Un urlo prolungato di tuono ferm il dottore su la porta mentre stava per uscire.
Il cielo si era tutto coperto e il vento urlava sinistramente. Egli voleva uscire con quel tempaccio? Non vedeva che cielo minaccioso, che pareva annunciasse il finimondo? La signora Toldi insistette perch il giovine si fermasse e lasciasse passare quella furia di temporale.
In quel punto presero a sbattere le imposte e gli usci; un mucchio di carte, posate su la tavola del salottino, volarono per la stanza; Dora le raccolse mentre il dottore e la mamma chiudevano in fretta l'uscio e le finestre. La mamma era andata sopra a chiudere le gelosie; i due giovani rimasero soli.
Ritta dietro i vetri della finestra, Dora guardava ammirata:
Oh, come  bello! come  bello! esclamava incrociando le mani sul petto in atto di intenso piacere. Oh, che spettacolo! che magnificenza!
Il dottore godeva di quell'ammirazione, che gli mostrava l'anima squisita della fanciulla; un'anima innamorata del grandioso e della bellezza.
Senza volerlo, fece un rapido confronto fra essa e le fanciulle che conosceva, le suo sorelle per esempio, che della bellezza non capivano nulla, o la confondevano con le piccole, inutili cose.
Con una donna indifferente al bello, no, egli non avrebbe potuto vivere! Una fanciulla come quella che aveva conosciuto lui fino allora, no, egli non avrebbe potuto amarla; n molto meno, farne la compagna della sua vita!
Io non potr amare che una fanciulla davvero bella, gentile, superiore! pens avvolgendo in uno sguardo di ammirazione l'elegante e fragile persona che gli stava dinanzi, semplicemente vestita di un abitino chiaro aderente alle forme come a modellarle.
La furia del tempo pass presto; un vento impetuoso spazz il cielo dallo nuvole.
Ecco tutto passato! fece Dora; speriamo che il fresco duri e il male scompaia! soggiunse.
Dopo alcuni sbuffi violenti, anche il vento cess col sopraggiungere del tramonto, segnato appena da una linea rossastra, che si perdeva fra i monti scuri, sfumando lentamente verso l'oriente perlaceo.
Il dottore prese commiato, salutando, promettendo di tornare domani per vedere se il disturbo fosse completamente passato.
Imbruniva; scendendo verso casa, il dottore si sentiva invaso da un senso di indefinibile melanconia. Senso delizioso, nel quale la ragione non ha nulla a che vedere o che la fantasia accarezza con una soave nenia di speranza e di desiderio poetico.
Il sentiero, ridotto a rigagnolo, ingombro di rami e di pietre strappate e smosse dalla violenza del tempo, era malagevole; dalle piante, l'acqua stillava come pioggia; gi al paese della piana, le campane suonavano a lugubri rintocchi.
Suonano a morto! pens il giovane. Un'altra vittima! Un nuovo dolore! Perch vi deve essere la morte accanto a la bellezza, lo strazio insieme con la gioia della speranza e del desiderio?
I lugubri rintocchi, vibravano nell'aria bruna ad annunciare a tutti la fine di una esistenza; un dolore nuovo.
Si muore! egli pens. Bellezza, aspirazioni, desider sublimi, tutto finisce!
Tutto? gli parve di sentire una voce mormorargli vicino. Tutto? La parte eletta di noi, quella che ci fa amare, soffrire, sperare e fremere di desiderio, finir anch'essa?
...
Ora Roberto sapeva per chi erano suonate le campane a morto. Luisa gli era corsa incontro ad informarlo.
La morta era Graziella del fabbro, che doveva sposare Donatino, il giovine mugnaio. Un pezzo di ragazza forte e prosperosa, che non era stata malata mai. Luisa non si poteva dar pace; quella morte le faceva una dolorosa e paurosa impressione; ella aveva parlato con Graziella pochi giorni innanzi; allora era allegra e sana che faceva allegria a vederla e sentirla! Il malaccio traditore le era entrato tre giorni prima; un febbrone, il delirio, poi la morte!
Povera figliola! esclam Luisa con il tremito nella voce. E come si fa presto a morire! soggiunse. Oggi si  sani e si  pieni di desider e di speranze, e domani l! distesi nel letto, dove il male toglie il sentimento e la morte irrigidisce! Povera Graziella! io la vedo distesa nella bara, livida, sfatta! E la portano al cimitero di notte, senza accompagnamento, senza manco un fiore! Oh che tristezza! che cosa orribile  la morte!
Con tutta la sua fede, con tutto il suo ossequio al culto, la povera Luisa non vedeva nella morte che l'orrore per la bara, la violenta scomparsa dalla terra, la crudele soppressione d'ogni desiderio e d'ogni speranza; il pensiero dell'immortalit e dell'infinito, non le staccava la mente ed il cuore dalla materia recandole l'unico possibile conforto!
Tu hai paura! disse Roberto, il quale nel rincrescimento di Luisa per la morte di Graziella, indovinava l'egoismo. Tu hai paura, mia povera sorella, e la paura non tiene lontano il male; tutt'altro! Bisogna essere un po' coraggiosi, che diamine! La paura avvilisce e l'avvilimento non agguerrisce certo contro il male e il pericolo! Su, coraggio!
Nel salottino dei pasti, il signor Antonio, la mamma e Clelia, seduti a tavola, aspettavano che venisse servita la cena.
E cos? chiese il signor Antonio. Nulla di nuovo?
Nulla! rispose il dottore. Nessun caso oggi! Io spero nel fresco!
E allora si mangi! fece l'industriale con un sospiro di sollievo. Dio voglia che il maledetto male finisca! soggiunse mentre scodellava la minestra e si possano ripigliare i lavori! Le interruzioni sono fatte apposta per far andare gli affari a la malora!
Non si preoccupa che degli affari! pens Roberto con tristezza. Non pensa che a l'interesse, torbido vortice, che inghiotte il sentimento!
Clelia usc a dire:
Ho sentito che la signorina Toldi  stata molto male, stamane, nello studio; dicono che pareva morta e che ce ne volle per farla rinvenire! Sei stato a vederla? chiese al fratello.
Roberto si sent addosso gli occhi investigatori delle sorelle e arross di dispetto, mentre rispondeva che era infatti stato a vederla, che tutto era passato, che era stata cosa di nulla!
Non mancherebbe altro che adesso ammalasse anche lei, quella signorina! fece il signor Antonio, ingollando adagio la sua minestra.
A Roberto parve di poter esporre un'altra volta il suo desiderio.
Bisognerebbe dar vacanza anche agli impiegati, almeno per alcuni giorni!
Ma si pent tosto di essersi lasciato sfuggire il generoso desiderio, a vedere il padre scuotere il capo e sorridere nel modo che egli gli conosceva; e voleva dire compatimento verso di lui, un ragazzo che non ci capiva nulla di certe cose, un fantasioso da la testa nelle nuvole, che avrebbe fatto bene a non ingerirsi in certe cose e lasciar fare a chi sapeva e doveva.
Si starebbe freschi se si ascoltassero i consigli delle teste romantiche e fantastiche! borbott non smettendo di mangiare.
Luisa volle parlare di Graziella, la povera morta. Ma la mamma le diede su la voce; lasciasse stare quei discorsi: era inutile ricordare cose melanconiche: di melanconie ce n'erano anche troppe! lasciasse mangiare quel boccone in pace, lasciasse!
Quello che  stato  stato! sentenzi il signor Antonio senza levare gli occhi dal piatto. Chi  morto giace...
E chi vive si d pace! interruppe Roberto con una nota amara nella voce. E spesso soggiunse si d pace assai facilmente!
Si lev di tavola; diede la buona notte; aveva bisogno di riposo; si ritirava in camera.
La madre gli and presso a interrogarlo con ansia.
Ti sent poco bene?... Hai mangiato poco o nulla! non hai buona ciera!
Si sentiva l'inquietudine nell'accento della povera donna: accento ed espressione del volto tradivano il malcontento per quel continuo esporsi al pericolo del figliolo prediletto. Che bisogno c'era che egli arrischiasse la sua salute per curare dei malati che un altro medico avrebbe potuto assistere come lui? Era forse la necessit del pane o della carriera che lo spingeva a quella vitaccia di fatica e di continuo pericolo? Lasciasse che altri esercitasse la professione in lungo e in largo in quel momento di rischio! momento angoscioso, che si stava sempre con l'anima in angustia. Non pensava egli al tormento di lei, povera donna, povera madre?
Roberto guard la mamma senza rispondere, urtato da quell'egoismo che egli non sentiva di perdonare. E la madre dovette capire, perch non aggiunse altro e torn a sedere a la tavola guardando al marito, che mangiando scuoteva il capo in aria di compatimento per quella benedetta donna, che non era ancora riuscita a capirlo quell'originale di figliolo! O se non riusciva a capirlo lui?
Roberto salut un'altra volta, raccomand che lo chiamassero se qualcuno fosse venuto a cercarlo e acceso il lume, usc.
Prima di svestirsi, si fece a la finestra incrociando le braccia su lo sporto. Il giardino acutamente profumato dalle magnolie in fioritura, era fantastico al bagliore della notte stellata, con la lontana musica dell'acqua scrosciante e i colpi monotoni del maglio. Lev gli occhi a guardare al di l della valle, il nero profilo dei monti che si staccava nettamente nell'aria della notte chiara; ma gli occhi scesero tosto a fermarsi a la casina del poggio ridotta a lazzaretto, ove, melanconicamente punteggiavano i lumi.
L si soffre e si muore! sospir. Ed ebbe in cuore un sussulto di ribellione contro le cose indifferenti a le sventure umane.
L'uomo soffre pens l'uomo si dibatte contro ogni sorta di miserie: addolora, muore, e la natura resta impassibile! Non vi ha simpatia fra l'uomo e le cose! Non vi ha simpatia neppure fra uomo e uomo! L'egoismo regna sovrano su tutto il creato!
Nella stradetta, serpeggiante fra i prati e i campi della piana, apparve, a un tratto, distinto nella notte chiara, un nero gruppo di persone reggenti su le spalle una lugubre bara.
Portano al Camposanto la povera Graziella! sospir il dottore. Era giovine, fiorente, amata! soggiunse. Come si fa presto a morire! si trov a ripetere le parole di Luisa. Abbiamo sempre la morte alle spalle, e non ci si pensa! Anzi, si tira via spensierati e sicuri, come se ci aspettasse una lunga, sicura, interminabile vita! E chi mai pensa al di l? Chi si preoccupa dello spirito quando pi non  imprigionato nella materia? Chi resta dubbioso, consolato o atterrito avanti al grande mistero?
La triste barella entrava in quel mentre nel Camposanto, cinto intorno da un folto quadrato di alti, melanconici cipressi.
Addio, Graziella! susurr Roberto. Addio, povera fanciulla! E se  vero che lo spirito, sprigionato dal corpo, vaga nello spazio, consola i tuoi, che ti piangono disperatamente, consola il povero Donatello, che deve soffrire tanto! Perdere la fanciulla che si ama, deve essere uno strazio orribile! esclam.
Si stacc dalla finestra, che lasci aperta come aveva l'abitudine di fare, nonostante le rimostranze della madre, che aveva paura dell'aria, per inveterato pregiudizio; si svest e si coric spegnendo il lume.
Era stanco, avrebbe voluto dormire; sentiva un prepotente bisogno di riposo; e chiusi gli occhi si sforz di non pensare, di raccogliersi in un punto, in quello obbligare ogni facolt, fino a l'oblio, al sonno.
E riusc ad assopirsi; ma dall'ombra interna del cuore gli risalirono i ricordi e l'immagine viva della fanciulla amata, e gli fugarono il sonno.
Oh! la bellissima, la nobile creatura! pens con un brivido di dolcezza.
Cacci la visione; voleva dormire, aveva bisogno di dormire, di riposare, per prepararsi a la fatica del domani.
Chiuse strettamente gli occhi, come se la visione gli venisse dall'esterno! Ma dentro gli lampeggi pi viva e pi luminosa la cara visione.
Balz a sedere sul letto, accese la candela, poi subito la spense; scese, si fece a la finestra, bevve l'aria fredda, muta, rischiarata dalla luna. Dalla chiesa vicina, dalle sparse, lontane chiesuole, si staccavano distinti e gravi i suoni delle ore; voci solenni, misteriose, venivano dal giardino, dalla vallata, dai monti. Le cose parevano scambiarsi un melanconico saluto. Ebbe l'impressione che la natura si accordasse nel piangere su le sventure umane, nel predire nuove miserie, dolori nuovi.
Forse pens non  vero che non vi sia simpatia fra gli uomini e le cose! L'indifferenza  forse solo apparente! Creati tutti da una stessa potenza,  essa possibile l'indifferenza? Chi pu sapere? chiese a mezza voce.
La casina punteggiata di lumi attrasse ancora la sua attenzione e il suo sentimento.
L si soffre! sospir. La sventura  piombata su la valle!
Ricord le scene di pianto e di strazio delle quali egli era stato spettatore in quei giorni di malattia e di morte: pens che il male poteva colpire anche i suoi cari, anche la fanciulla che amava; e angosciato e atterrito, si trov a pregare, come quando era fanciullo, e soleva ricorrere a Dio nei momenti desolati e difficili: Oh, Signore! abbiate piet! non colpite coloro che amo!
La pendola gi nel salotto suon le ore: una, due; nella grande casa dormiente quei tocchi lenti suonavano lugubri.
Un gufo bubil dal fondo del giardino, un pipistrello scese volando pesantemente dalla tettoia e quasi rasent il volto del giovine.
Si ritrasse con un brivido.
Si ha bello credersi forti! mormor. I pregiudizi ci stanno nel sangue e i momenti di debolezza non sono rari!  forse nei momenti di debolezza che si sente il bisogno di pregare Iddio? La fede  forse una necessit dei deboli? Ma la fede  conforto,  pace!  forse da forti rifiutarsi fede e pace?
Ritorn a letto con una preghiera su le labbra, che and a l'anima sua come un soffio di speranza. Si assop dolcemente, si addorment.
E nel sonno, sogn s stesso fanciullo, quando usava di andare al convento abbandonato e di intrattenersi con fra Davide, che gli parlava di Dio, del mondo di l, del dovere di essere buoni, generosi, sinceri. Quando, vagabondando per la montagna, si entusiasmava a la vista del bello, e dall'anima sua ingenua e entusiasta, sorgeva un canto di riconoscenza verso il Creatore di ogni cosa bella e buona. Quando gli pareva di sentire nella solitudine una voce che lo chiamasse e gli suggerisse di tutto lasciare per l'idea di Dio e della vita che non ha fine! quando gustava la volutt del distacco da ogni cosa terrena! Quella volutt, che lo rendeva mite e dolce come un agnello, e faceva scuotere il capo al padre e impensierire la madre, ai quali non sapeva nascondere ancora lo stato del suo animo e le sue aspirazioni. La sua confidenza nei genitori gli si era presto soffocata dentro; aveva presto capito che fra lui e i suoi non esisteva nessuna simpatia di sentimento n di pensiero; ed era diventato, nell'et dell'espansione e della confidenza, taciturno e solitario. Oh, la sua infanzia non era stata felice, per quanto circondata da ogni cura materiale, dal soddisfacimento di ogni desiderio! Come adesso, la sua anima si era allora sentita solitaria in mezzo ai suoi! e nella solitudine, aveva sentito il bisogno di riparare nel pensiero di Dio!
Ora sorrideva nel sogno; e una dolcezza, fatta di amore, di speranza e di fede, gli andava scendendo nel mistero dell'anima.
...
Nel sonno, parve a Roberto di sentirsi chiamare dalla voce sommessa di una persona in pena.
Signor dottore! Signor dottore!
Sognava o quella voce egli la conosceva e gli faceva battere il cuore?
Signor dottore! Signor dottore!
No, non sognava; lo chiamavano davvero; e quella voce gli scendeva in cuore con un tremito di sgomento.
Si tir a sedere sul letto, stropicciandosi gli occhi, lottando col sonno pesante della stanchezza.
Signor dottore! per piet! La mamma! la mamma!
Balz atterrito, si fece a la finestra. Gi, al di l del muricciolo, distinse una nera figurina, che alzava supplicante le mani giunte verso di lui.
Vengo! disse con voce strozzata.
Subito! preg la voce tremante.
Subito! rispose il giovine rientrando.
Con uno scatto improvviso di volont, raccolse a precipizio le sue robe, a precipizio si vest, discese per l'accorciatoia, aprendosi la via fra i rimettiticci, scostando, con convulsa impazienza, le rame che si frammettevano al suo cammino; arriv su lo spiazzo: un lume brillava nella cameretta di sopra; una figura si affacci a la finestra:
Presto! singhiozz la nota voce. Presto, dottore!
Nella stanza fresca, silenziosa, sacra del dolore, Roberto entr affannato dalla corsa; scorse nell'ombra il biancor fioco del letto; si avvicin, vide sul guanciale la testa abbandonata della signora Toldi; vide il povero volto che la febbre accendeva del pallor caldo dell'avorio, dal naso affilato, gli occhi smisuratamente grandi, pi scuri del solito, lucenti, vaganti, inquieti, senza conoscenza delle cose e delle persone.
Mentre egli visitava la malata, toccandola, tastandole il polso, guardandola da vicino, ascoltandola, Dora, dall'altra parte del letto, col lume in mano, guardava al dottore con lo spavento negli occhi e il respiro greve fino a l'ansia.
Il giovine accomod il guanciale di sotto il capo della malata, le ravvi lentamente i capelli su la fronte, le prese una mano nella sua, la guard con tenerezza, con rispetto e piet. Poi lev lo sguardo in volto a la fanciulla, che lo guardava con gli occhi fissi, dove scattavano scintille di dolore, di spavento e di disperazione.
Ella non aveva bisogno di interrogare il medico; gli leggeva in volto la terribile sentenza; era finita, finita, finita!
Il male improvviso, da nulla annunciato, aveva, in poche ore, devastato quel povero corpo gi affievolito; e la febbre lo consumava rapidamente, come fuoco divoratore. La povera donna aveva subito perduto la conoscenza; non doveva riacquistarla pi.
Furono inutili le cure, gli sforzi della scienza; il male violento distrusse in poche ore il fragile corpo.
Il sole trionfante indorava le vette dei monti; per la finestra aperta entrava l'acuto profumo delle erbe aromatiche; le campane di un villaggio della montagna alta, suonavano a festa.
Il dottore tentava di far inghiottire alcune goccia di cordiale a l'inferma; pallida come una morta, Dora non lasciava degli occhi il volto della madre. La malata respirava a fatica; e il respiro si andava facendo sempre pi debole. A un tratto pieg il viso verso la figlia, aperse gli occhi da un poco chiusi, la guard, le sorrise riconoscendola; poi subito rivolse il capo a destra e stette quasi immota.
Dei passi sotto la finestra; delle voci; un belato di pecora, uno schiamazzare di galline.
Il dottore si fece a la finestra, chiam qualcuno, gli diede sommesso degli ordini; poi si avvicin a la fanciulla, curva su la madre a spiarne il respiro; la tocc dolcemente. Ella si volt come trasognata, lesse in volto al giovane una cos profonda piet, un cos acuto dolore, che in uno spasimo di disperazione e di abbandono, gli cadde sul petto rompendo in singhiozzi. Ma fu un'attimo; lev subito il capo e si protese sopra la madre, chiamandola sommessamente, baciandole i capelli, accarezzandola, chiamandola ancora e ancora!
L'agonia tranquilla, non affannosa, non dolorosa, dur mezz' ora al pi.
Il dottore bagn le labbra della morente, si inginocchi, preg con la fede sua di fanciullo, sentendo avvicinarsi l'angelo misterioso spirante pace nel silenzio solenne e rispettoso delle cose.
Un fruscio di passi, di molti passi, si avvicina a la casa; sotto la finestra i passi si fermano; qualcuno sale; entra il prete; recita ad alta voce le preghiere per i moribondi, e accosta il crocefisso a le labbra smorte della morente, che pi non ode n vede. Si fa un silenzio sepolcrale. Il medico si china sul volto del colore della cera, che un subito sorriso illumina e guarda il prete tacendo.
A un tratto un grido acuto esce dal petto della fanciulla, che si abbandona sul corpo della madre morta.
Mamma! mamma! mamma!
Dolcemente, con atto rispettoso, il dottore stacca la povera orfana dal doloroso abbraccio e le susurra fra le lacrime:
Coraggio! coraggio, Dora!
...
Il male, terribile bufera, era passato su la tranquilla vallata, ingoiando le sue vittime; poi era a un tratto scomparso. E adesso la solita pace regnava da per tutto, e il dolore di chi aveva perduto i propri cari, da acuto e disperato che era stato, si era fatto rassegnato e tranquillo.
A l'estate era successo l'autunno, splendido, sfoggiante le sue tinte svariate e chiassose, ravvivato dal ritorno delle mandrie e dei greggi a la piana e dal ricolto delle castagne, che riempiva i boschi di letizia e di insolito movimento.
Dagli stabilimenti e dalle officine riaperti, si spandeva ancora per la valle la forte musica del lavoro. Ancora si spandevano per l'aria i canti delle filandiere; il maglio, gran cuore della valle, batteva sempre i suoi robusti colpi; nella piazza era tornata la solita animazione. La casetta del poggio, che aveva servito da lazzaretto, convenientemente disinfettata, era tornata ad essere magazzeno.
Solo al Camposanto, si vedevano tumuli nuovi e fiori freschi, ogni giorno rinnovati da un recente dolore. Solo la casetta, gi abitata da Dora Toldi e da sua madre, ora era chiusa.
Ma era invece aperta la casina del poggio, gemella a quella che aveva servito da lazzaretto. E quivi viveva Dora, l'orfana.
Nel momento della sventura ella aveva avuto molte manifestazioni di simpatia e di interessamento; le signore Rosselli madre e figlia, la marchesa Del Prato, tutti avevano cercato di consolarla, le erano stati attorno con amicizia e piet.
Miss Sara le si era messa vicina con tutto lo slancio della sua natura generosa; l'aveva sostenuta con il linguaggio della fede e della speranza in un avvenire di ricongiungimento coi cari che ci precedono nella vita futura. Fra Davide era accorso il mattino stesso della sventura; si era messo al letto della morta, non l'aveva lasciata che al Cimitero, dopo che tutti se ne erano andati.
Egli aveva preso a voler bene a la gentile fanciulla che andava qualche volta a vederlo mentre lavorava nel chiostro del convento abbandonato. Una segreta simpatia lo spingeva a lei, come a un lontano, caro ricordo. Al pari del signor Lovisi, egli si era parecchie volte trovato a chiedere dove mai aveva veduto degli occhi somiglianti quelli della signorina forestiera; dove mai e da chi aveva sentito manifestare idee nuove e generose come quelle che essa gli andava esponendo di mano in mano che la confidenza si stabiliva fra di loro.
Il signor Lovisi, il padrone, temendo forse di perderla, l'aveva consigliata di sgombrare la casa dell'Abetaia per abitare quella del poggio.
Ed ella, nello stato d'animo di chi si lascia andare al bisogno di interessamento e di conforto aveva accettato, decidendosi a convivere con una buona donna che si prendeva cura di lei e le era compagna nella vita solitaria.
Ella aveva avuto s, il desiderio di andarsene da quei luoghi, di cercare altrove lavoro e pace; ma si era subito rimproverata quel desiderio, che l'avrebbe allontanata da la tomba della madre e da le memorie del padre suo! No, ella doveva e voleva rimanere l, dove lo spirito della sua mamma cara le doveva essere pi vicino come le era vicina la sua salma!
Viveva fra casa e stabilimento, non pensando che al suo dolore, dimentica e noncurante di tutto il resto. Cos dimentica, da non temere le dicerie e i pettegolezzi cui potevano dar cagione le visite non rarissime del dottor Roberto Lovisi.
Una specie di sonnolenza morale teneva in lei assopite le facolt per lasciare crudelmente desto e pungente il dolore, il quale, per cos dire, la staccava da persone e cose.
E in quello stato di indifferenza morbosa per tutto che non interessava il suo mondo interiore, ella non avvert le occhiate sospettose e piene di rimprovero e di sdegno che la signora Marta e le sue figliole le lanciavano ogni volta, e adesso succedeva spesso, che loro avveniva di entrare nella stanza dove ella lavorava o di attraversare il cortile dello stabilimento.
...
Dora non era certo del numero di coloro che, per mollezza sentimentale, si sforzano di allontanare da la mente e dal cuore la memoria dei momenti dolorosi. Dentro di lei, per quanto il tempo passasse, ricordo e dolore stavano spiccati e saldi a mantenere la sua morale vitalit.
Ma siccome il vero dolore rifugge da le vane parole, da le non sempre sentite dimostrazioni di simpatia e di piet, cos ella si era fatta pi che mai solitaria e silenziosa, passando il tempo fra il lavoro, la casa e le passeggiate, quando poteva, per luoghi deserti.
Quel giorno, di domenica, aveva preso per una viuzza che ascendeva lungo il torrente. Camminava adagio, fermandosi spesso per guardarsi intorno, e dimenticarsi nell'ammirazione. La valle, salendo, si andava trasformando fra le ondulazioni delle vette verdi e azzurrognole, i pascoli animati dal continuo tremulo tintinnare delle campanelle vaganti, il canto ora sommesso, ora acuto e ora grave, delle acque, sul fondo di riposti valloncelli, o scorrenti fra le macchie e l'erba, e il cielo puro al di sopra delle cime sfolgorate dal sole, a cui pareva guardassero piamente unite in muta e grandiosa preghiera. Il grande spirito della montagna fremeva nell'aria coi suoi profumi forti e i suoi suoni misteriosi.
L'anima di Dora fu, poco a poco, tutta compresa dello spettacolo che la riempiva di commozione religiosa. Ella non era mai riuscita a comprendere come mai in mezzo a la bellezza, si potesse pensare ad altro.
Arriv sopra un'altura, dove, al di l dei monti d'oriente che chiudevano la valle da un lato, si dominava il lago; e fu improvvisamente abbagliata da una luce d'oro. Il sole entrava nell'acqua in mezzo a un trionfo di porpora che pareva uscir dalle onde e distendersi sul cielo, il quale, a distanza, andava intanto tingendosi di un dolcissimo azzurro. Si butt a sedere sopra una pietra verde di musco, potentemente colpita da quell'apoteosi di luce, perduta nel bello dell'infinito. Ebbe un momento di comunione con la natura; sent fino a l'angoscia la bellezza delle cose, comprese il senso indefinibile della vita universale. L'anima sua snebbiata dalle cure materiali, da ogni passione terrena, acquistava in quel momento il potere di innalzarsi su su, in alto, con aspirazioni, desider, speranze elevati; subiva le forti e dolcissime emozioni della calma e della immensit; dentro le si andavano formando e trasformando impressioni varie, fuggevoli o velocemente mutevoli come i contorni delle nuvole che in quel momento vagavano per l'azzurro dell'aria. E in mezzo a la bellezza commovente, al silenzio pio, a la solitudine santa, si sentiva ancora pi vicino lo spirito della mamma, la invisibile protezione paterna.
Questa bellezza che mi commove pensava chiss quante volte avr commosso il mio povero babbo! Chi sa quante volte egli si sar rifugiato qua su, ad accarezzare nel silenzio, le idee generose che gli agitavano l'anima e che altri dispregiava!
Il pensiero del padre port la sua mente al dottor Roberto, che anche lui mostrava di accarezzare idee e propositi generosi.
Il povero padre mio non avrebbe potuto far trionfare le sue idee disse ma lui, lui, il figlio del padrone, se fermamente e fortemente volesse, oh! s che potrebbe!... Ma egli  forse di coloro che hanno piena la bocca di parolone filantropiche, che sanno darla ad intendere con bei discorsi, ma che non hanno il coraggio dei fatti!...  un Lovisi anche lui! mormor con certo disdegno.
Ma ascoltando una fievole voce della coscienza, soggiunse:
Per certo egli  migliore del padre e del resto della famiglia; ma  un Lovisi!
Un muggito le fece levare gli occhi sopra il declivio erboso, dove alcuno vaccherelle pascevano scuotendo le campanelle dal suono gorgogliante. Una capra a chiazze bianche e nere, lanci nell'aria il suo tremulo belato; su, boccone sopra un masso sporgente, un pastorello soffiava in un primitivo zufolo di sambuco traendo note strane e meste.
Come  bello! esclamava fra s la fanciulla, con quel sentimento pio che viene dalla convinzione che tutto ha una vita e una coscienza; le piante, gli animali, le pietre; sentimento che fa amare le cose indipendentemente dalla loro utilit materiale.
Ella non aveva mai potuto pensare, che Iddio avesse fabbricato le piante, gli animali, le stelle, la luna, il sole, solamente per il servizio ed il piacere dell'uomo.
Un soffio veemente usc d'improvviso dal fondo della valle stridendo fra le macchie, correndo pazzamente sui pascoli, strepitando fra le gole. L'aria si andava oscurando.
Dora si alz e prese a discendere rapidamente; non voleva che la notte la sorprendesse per via.
Nel momento in cui a ponente appariva la stella polare, ella si trovava di fianco alla chiesa. Scese di corsa per il sentiero che finiva davanti a casa Rosselli, tutta chiusa per il ritorno dei signori in citt; fiancheggi il giardino della villa Del Prato, deserta gi da un mese, e si trov presto ai piedi del poggio sopra il quale era la casina da lei abitata. Infil una scorciatoia e su.
Tirava vento; le piante che infoltivano sul declivio del poggio, stormivano; la valle, ormai scura, giaceva sotto le limpide stelle. Un passo svelto fece scricchiolare le foglie secche che tappezzavano il suolo; si arrest per lasciar passare chi scendeva a la sua volta.
Oh! lei, signorina! fece il dottore fermandosi.
Buona sera! lo salut Dora riprendendo la via.
Egli le si mise di fianco per accompagnarla.
Torno da una visita dolorosa! disse il dottore. La Rosetta di Mattia, sa, il contadino che abita sul fianco del poggio, un poco sotto la sua casetta,  agonizzante! non vedr l'alba!... Poi si  messa a letto la Gegia, la vedova di Michele, l'operaio della ferriera, stritolato da una macchina. La povera donna  tisica; ha dovuto smettere di andare a la filanda gi da un mese.
Sempre la solita triste storia! fece Dora, quasi parlando a s stessa. Tutte vittime del lavoro! povera gente! forzata dalla crudelt delle leggi economiche ad esporsi a pericoli d'ogni maniera, a respirare i germi delle malattie nelle officine e negli stabilimenti malsani. E pure, sia benedetto il lavoro, sia esso pericoloso e malsano, che procura il pane a tanti poveretti!
 triste e doloroso! sospir Roberto.
Chi ha cuore dice cos! susurr la fanciulla. Molti hanno cuore!... ma... manca l'energia di scuotere questo stato di cose, di portare rimedio a molti mali che pur troppo sussistono ancora, nonostante il grande miglioramento ottenuto; manca l'energia in chi volendo, forse potrebbe!
Roberto sent una punta di rimprovero in queste parole e chin gli occhi arrossendo della propria impotenza.
Dopo tutto a che affannarsi? aggiunse la fanciulla con accento scoraggito.  questa una cosa fatale; operai e proprietari subiscono la necessit di una legge sociale; e di chi la colpa se parecchi proprietari ancora non sentono, come dovrebbero, il dovere della piet, anzi della giustizia?  colpa di nessuno e di tutti. Fossero almeno parecchi coloro che hanno il sentimento di farsi perdonare i grandi guadagni accumulati per mezzo del lavoro dei poveri!
Usc in una breve risata che si sentiva convulsa pi che naturale e fin per dire:
Compatisca a queste mie idee, dottore! erano quelle del mio povero padre; lo ho ereditate da lui!
Il giovine medico, che gi aveva avuto campo di conoscere i sentimenti generosi della fanciulla, sentimenti che rispondevano perfettamente ai suoi, si sent correre nel sangue la commozione per quella intima e tacita comunione di aspirazione e desider, e seguit ad accompagnare in silenzio la fanciulla fino su a l'ingresso della casina che pareva dormisse sotto il bagliore tenue delle stelle.
Buona sera! torn a salutarlo Dora.
Egli preso la mano che essa gli stendeva; e guardandola con fissit piena d'espressione, disse sottovoce:
Quanta generosit di idee! e com'ella  diversa da tutte le altre signorine! come superiore!... Ed io... io...
Che cosa sent la fanciulla nell'accento del giovine? che cosa lesse nei suoi occhi?
Stette un momento a guardarlo con l'anima sospesa e indignata nello sguardo; ritir bruscamente la mano e aprendo l'uscio semi aperto, entr, chiuse e si trov con l'agitazione e l'ira nel cuore, ai piedi della scala buia.
Ed io che avevo finito per crederlo un amico! esclam. Stupida! non ho capito nulla!... dell'amore! lui! per me!... il figlio del fratellastro del povero babbo!... ma neanche se tu mi facessi l'onore di chiedermi in moglie, guarda!... Ah no, mio bel signore! no, e poi no!
 lei, signorina! la chiam dal piano superiore la donna con la quale viveva.
E le fece lume da l'alto della scala.
Dora si ritir tosto nella sua camera; ma prima di accendere il lume, si affacci a la finestra e guard il cielo di un azzurro cupo, tutt'occhi scintillanti.
Babbo! mamma! mormor con un desiderio ardente di protezione e di affetto.
E le parve che da quegli occhi scintillanti piovesse una luce soave a scaldarle il cuore; che venisse una voce misteriosa a persuaderla, che di l su, i suoi cari la vedevano, le leggevano in cuore i sentimenti, conoscevano i suoi pensieri, anche quelli che a lei parevano contradditori ed arruffati; comprendevano il mistero che condanna l'uomo qua gi a la lotta dolorosa; avrebbero voluto additare la via della vittoria, ma non potevano, perch l'alta volont voleva cos.
Babbo! mamma! preg fervidamente, mentre un singhiozzo le veniva dal cuore.
Gli occhi le si abbassarono su la valle e andarono a posarsi sopra un fascio di luce, che usciva dal piano terreno del palazzo Lovisi. Si rivide davanti il giovine medico nel momento in cui la fissava con l'espressione che l'aveva agitata di sorpresa e di indignazione; risent nella destra l'impressione della sua stretta appassionata. Nel cuore le fremette un'accozzaglia di sentimenti confusi, nei quali erano una indefinibile dolcezza e un risentimento spiccato.
E se ti amasse davvero? le parve sentirsi chiedere da l'aria che frusciava nel vuoto della camera.
 ricco! guarda a la donna giovine come al trastullo di qualche giorno! le cantava il torrente lontano con il suo scroscio.
Sei sola e senza difesa! ti crede facile preda! gemevano insieme i misteriosi suoni notturni.
E il maglio, con i suoi colpi cupi e monotoni, le mormorava avvertimenti in parole staccate.
Bada!
 un Lovisi!
 il figlio del fratellastro di tuo padre! di lui, da cui sono venuti tanti mali ai tuoi, a te stessa: l'esiglio da la valle natia! la povert! tanti anni di stenti!
Da quella gente non pu venirti che male!
Bada!
Bada!
Bada!
Sorrise amaramente.
Amarmi, lui! pens.
E soggiunse, scuotendo il capo in atto di disdegno:
Se anche fosse, egli, che non ha l'energia di indurre il padre ad accogliere almeno alcune delle idee generose delle quali fa pompa, potrebbe avere quella di urtare la volont ed anche solo i desider di tutti i suoi?... Ed io, vorrei forse imporre a la mia fierezza l'umiliazione di entrare per forza in quella famiglia? Ah, no! per esempio, questo no e poi no;... mai! mai!
Scosse le spalle, si diede della sciocca, della fantastica, e disse a mezza voce:
Lui amare me! di amore vero e nobile!... un Lovisi!... ma che!... E poi quando si venisse a sapere che sono figlia di Silvio Silvani!
...
Finalmente, dopo un seguito d'ore angosciose, il sonno era venuto a recare un poco di riposo a l'anima stanca e amareggiata di Dora Toldi. E si era buttata bell'e vestita sul suo lettuccio. Sopra il viso supino erano impresse le traccie del pianto. Le labbra, pure nel sonno, erano atteggiate a disdegno.
Curiosa e forse impietosita, la luna mandava per i vetri tersi della finestra un suo pallido raggio a posarsi sopra due grandi fogli coperti di minuta scrittura che stavano aperti sul tavolino di mezzo la camera.
In quei fogli era il frammento di una lettera di Dora a l'amica sua Maddalena.
...
Dovevano avermi veduta entrare nel Cimitero, ove vado ogni giorno in su la bass'ora. Dovevano anche sapere, che prima di tornare a casa, ho l'abitudine di sedere sopra un tronco di pianta buttato sul pendio erboso di fianco a la stradetta, al riparo di un macigno che entra dritto nell'acqua del torrente in mezzo a un folto di pioppi e a un arruffio di rovi, di edera, di rampolluzzi e di rimettiticci. Mi piace di vedere l'acqua correre fra i macigni sassosi e fioriti, saltare fra i pietroni e blandire le erbe; mi piace sentire venir su, tratto tratto da la corrente, delle voci che tradiscono fremiti appassionati e si spandono in spume leggere, mentre da l'alto dei pioppi che si slanciano nel cielo di zaffiro, scende la musica di un mesto stormire.
"Per certo dovevano conoscere quella mia abitudine. Chi?... Ma le signorine Lovisi, la signorina Bianca, la maestra del paese, le quattro amiche inseparabili!... Mi trovi sospettosa?... Ma se me lo sento intorno lo spionaggio; se vedo, se capisco che mi seguono, che mi contano i passi!
"Fatto , che dopo un poco che ero l nel posto prediletto, sent delle voci che tradiscono lo sforzo di mantenersi acute e il desiderio di essere sentite. E si sentivano spiccate nonostante lo scroscio dell'acqua; oh, come si sentivano!
"Le quattro amiche passeggiavano su e gi lungo il breve tratto di stradicciola, che corre di l del folto ove io ero nascosta dal macigno e dal fogliame. Mi sapevano l e non volevano che io perdessi una parola della loro conversazione. Ed io dovetti ascoltare. Oh, Maddalena mia! che volgare insieme di sospetti, di offese, di maligne supposizioni, di piccole gelosie, piccoli astii, tutto miserevolmente piccolo!... Un ininterrotto lanciare di frecce minuscole, da la punta acuta e velenosa. E il bersaglio di quelle frecce non ero altro che io, l'orfana, impiegata nello stabilimento Lovisi! la povera fanciulla sola al mondo e senza difesa!... Con un sorriso amaro su la bocca, stetti a sentirmi dolorosamente ferita nella dignit, nell'orgoglio, e perfino nell'onore!
"Si ha bello predicare a s stessi la noncuranza per le dicerie, per i pettegolezzi: si ha bello volerci persuadere che a la tranquillit di noi stessi basta la sicura voce della coscienza! La pace della coscienza pu rendere i forti sprezzanti dell'opinione altrui; ma per una povera e debole creatura non basta, credilo, non basta!... Per essa  necessaria anche la considerazione, la stima delle persone che conosce e che dovrebbero conoscerla.
"Io, a sentire quelle sciocche maligne, dirsi l'una l'altra, che in paese avevano notato l'assiduit del dottore Roberto nella casetta dell'impiegata (con quale dispregio pronunciavano e ripetevano questa parole!), che tutti parlavano della sua astuzia, per avere saputo abbindolare quel povero giovine dalla testa fantastica e il cuore tenero fino a l'esagerazione, al ridicolo, ebbi un impeto di ribellione e di ira tali, che mi alzai e mi feci loro incontro su la stradicciola.
"Abbozzando un sorriso che avrebbe voluto essere ironico e che per certo riusciva amarissimo, dissi stillando le parole, per quanto l'interna agitazione me lo consentiva:
"Le signorine si sbagliano! io non ho certo l'abitudine di abbindolare nessuno; non credevo ci fosse del male nell'intrattenermi, qualche volta, col medico che vide morire mia madre. Ora le signorine, che devono sapere meglio di me che cosa sia e dove stia il male, illuminano la mia ignoranza. Capisco adesso, di pi non potere star qui; sento che il suolo di questo paese mi brucia sotto i piedi e l'aria della valle mi sferza in viso le ingiurie patite. N anche la salma della mia povera mamma qui sepolta, potrebbe trattenermi!
"Credo che pronunciando queste ultime parole, la mia voce tremasse. Ma ricacciai indietro le lagrime, e senza un cenno di saluto mi avviai verso casa.
"Ed eccomi senza posto! ma mi dar attorno e Dio mi aiuter!" 
...
Un'ora di sonno; poi si svegli di soprassalto. Le era parso che qualcuno la chiamasse. O non doveva andar via a l'alba?... prima che il paese si fosse destato e nessuno la vedesse?... Su, presto; la valigia era pronta; non aveva sentito l'orologio della torre suonare le ore?... La lettera al signor Lovisi l'aveva gi consegnata a la donna con la quale viveva; ella l'avrebbe portata a lo stabilimento quello stesso mattino, prima delle sette ore. Aveva tutto disposto; pi nulla la tratteneva; appena sorgeva l'alba se ne andava. Dove? ancora non lo sapeva? Dio avrebbe guidato i suoi passi!
Si lev dal letto e si fece a la finestra per godere un'ultima volta dello spettacolo che amava.
La notte era serena e tranquilla. Da l'azzurro cupo del cielo, le stelle austere mandavano su la valle la loro luce pia. I suoni indistinti della campagna, parevano una preghiera!
Ella guardava e guardava, mentre una muta tenerezza le scendeva in cuore insieme con la piet di s stessa. Che era stata fino allora la vita per lei?... Di bello non ricordava che l'infanzia, quando viveva suo padre. Dopo era sempre stato un seguito di crucci, di timori, di lotte con le necessit della esistenza; fino al giorno della sua venuta in quella valle, che nonostante le interne perplessit, segnava un'oasi nella sua vita. Ora su l'oasi era imperversata la tempesta ed ella si ritrovava nel deserto. La mamma era morta; mille miserie le si erano serrate intorno; si sentiva avvolta in una rete fatta d'invidia, di pregiudizi, di minuscole malignit, dalle pinzature velenose come quelle di certe zanzare. E quelle pinzature le avevano messo nel sangue la febbre.
Ma c' il chinino per la febbre! mormor e ci sar pure il rimedio per il male che mi hanno fatto serpeggiare nelle vene e che mi toglie l'energia!
Qual'era il male che si sentiva serpeggiare nelle vene?... A questa domanda di s a s stessa si sent arrossire. No, non era solo la preoccupazione del posto, non era solo il rincrescimento di allontanarsi da quei luoghi che erano stati cari al suo povero babbo e che sua madre aveva amati; non era solo il dolore di lasciare la tomba della cara perduta che le metteva dentro quella specie di desolazione. Nella nebbia dolorosa che le avvolgeva l'anima, si disegnava una figura d'uomo che la guardava con profonda tristezza e a la quale ella guardava con le lagrime negli occhi. Si dava della sciocca, dell'ingrata a la santa memoria di suo padre, del quale voleva ad ogni costo aver ereditato un sentimento non di odio ma di disdegnosa piet per la famiglia del fratellastro, il quale con l'egoismo e l'avidit crudele del guadagno era stato e durava ad essere la causa di tanti e tanti mali!
La scheggia ritrae dal ceppo! le grid in petto una voce stridula.
 un pregiudizio d'altri tempi! diceva un'altra voce grave e seria, rimbeccando la prima. Su i figli non deve ricadere la colpa dei padri!
E Roberto  cos diverso dal signor Antonio Lovisi! si trov ella stessa a concludere.
Arross ancora intensamente per quel nome che le era venuto su le labbra senza nessuna aggiunta, e per quella sua spontanea conclusione.
Lev gli occhi a le stelle lucenti, che per lei erano la indefinita via delle anime che si innalzano di vita in vita, di splendore in splendore.
L su, in uno di quei punti luminosi, deve essere lo spirito del babbo e quello della mamma!
Preg, abbandonandosi al bisogno di sentirsi sorretta e guidata.
Alcune nuvole grigie sbucarono una dietro l'altra da le cime di ponente, si distesero lentamente assumendo forme bizzarre, fino a impedire la vista del cielo. La valle sotto il triste tendone, prese subito un aspetto melanconico che serr il cuore a la fanciulla.
L'ultima volta che il dottor Roberto era stato a vedere come ella stesse a la casina, era un giorno pieno di piova, coperto e triste come quello che allora si annunciava. Avevano parlato di molte cose, mentre la donna con la quale ella viveva, si dava attorno a preparare da cena. Egli si desolava perch il padre si opponeva ad ogni sua idea di riforma igienica negli stabilimenti; e ormai perdeva la speranza di riuscire a fargli intendere ragione! Egli aveva sempre fatto cos e dava del matto a chi desiderava un miglioramento.
I loro discorsi erano quelli di due compagni; nessuna parola mai era sorta a turbare l'innocenza dei loro colloqui. Non c'era di inquietante che la stretta di mano e lo sguardo potentemente espressivo di quella sera, che ella tornava dalla passeggiata in montagna e che egli l'aveva accompagnata fino a casa.
Chi sa?... forse ella aveva esagerato l'espressione dello sguardo e della stretta di mano!... Che forse ambedue ubbidivano, a loro insaputa, al lento e misterioso lavorio che poco a poco avvicinava e armonizzava i loro caratteri trasformando col fascino dei contrasti e delle assomiglianze, le anime loro, questo ella non pensava, n poteva pensare; solo l'una e l'altro avevano dovuto qualche volta meravigliarsi sentendo nelle parole un accento nuovo che ne allargava il significato, dando loro un senso immediato pi intimo e profondo. Eppure non parlavano quasi mai di essi stessi; evitavano anzi di dare ai loro discorsi qualunque aria di personalit. Tema del loro conversare era quasi sempre, una discussione di idee riferentisi ai problemi semplici e complicati che agitano l'esistenza umana.
Egli riconosceva nella donna l'essere cosciente e libero, che ha il diritto e il dovere di sviluppare e di affermare ogni giorno pi le sue speciali facolt di pensiero e d'azione. Non inferiore, non superiore, e molto meno immagine servile dell'uomo, la donna, secondo lui, era un organismo altrettanto completo, un'anima eguale a quella dell'uomo; due creature formanti l'essere per eccellenza.
Spesso si giudica la donna incapace di comprendere l'alta missione cui  chiamata! egli aveva detto una volta le si rimproverano, con una contraddizione e un'ingiustizia palesi, dei difetti nati da la sua stessa schiavit e in essa coltivati da secoli o secoli! Per fortuna donne incapaci di adempire a la loro missione, ora ce n' pochissime!
Egli affrettava col desiderio il momento in cui le leggi fatte giuste, avrebbero facilitato a la donna come a l'uomo la possibilit di vivere e il libero esercizio della vocazione. Era ingiusto e crudele che certe carriere restassero chiuse a la donna! Non era forse un principio sacro, che ciascuno potesse, secondo le proprie attitudini, farsi un posto nella vita?... che ciascun fiore potesse sbocciare in piena libert, e gli uomini non temessero la concorrenza femminile? non c' forse la eliminazione naturale in tutte le cose?
Suo sogno per era quello di vedere la donna occupare il suo vero posto di regina della casa, di educatrice, di compagna intelligente dell'uomo, pari a lui davanti a la societ e a la coscienza, avendo i medesimi diritti, la medesima autorit negli affari come nella famiglia.
Ella aveva sentito nelle parole del giovine vibrare le sue stesse idee, le sue aspirazioni. Si era da prima domandata se era possibile, che un Lovisi avesse il cuore e la mente volti a quei desider generosi; aveva dubitato della sincerit del dottore; ma poi, poco a poco aveva finito per sentirne l'anima; quasi per vederla attraverso le parole e gli occhi del giovine. E si era lasciata andare al piacere della simpatia del sentimento e del pensiero.
Si era seduta presso la finestra, aveva piegato il braccio contro lo sporto e su quello aveva nascosto il volto pensando e ricordando in una specie di sonnolenza stanca.
Un garrito di rondine la scosse proprio nel punto che l'alba nasceva sopra i grandi massi della montagna che le stava di rimpetto, scopriva le alte cime grigie, metteva un lieve chiarore di piova nella nebbia avvolgente i boschi delle coste. Con un sospiro profondo si alz, si compose intorno il vestito, si butt il mantello su le spalle, mise in testa il cappello nero, prese la valigetta, discese e usc senza dare un ultimo saluto a la donna che le era stata compagna per alcuni mesi.
La giornata si annunciava piovosa; non si moveva fronda dalle piante melanconicamente arrugginite; non veniva una voce da le case sparse da la campagna dormiente.
Prese per un sentiero del Camposanto; voleva salutare la sua mamma.
Al punto dove un salice piangente chinava le braccia fino a lambire l'acqua del torrente, alz lo sguardo al palazzo Lovisi, che spiccava con il tetto rosso e le gelosie scure sul bianco dei muri, in mezzo al giardino al di l del muro di cinta. I suoi occhi si fermarono sopra un balcone da cui la sera, fino tardi, si vedeva uscire un fascio di luce.
Dorme! pens con un tremito in cuore.
Addio! soggiunse, intenerita da la visione del giovine tranquillamente addormentato.
Ma soffoc visione e rammarico in un impeto d'ira contro s stessa, che pi non si riconosceva, che decisamente era diventata stupida!
A la collera che le sferz il sangue, successe una strana debolezza, un senso di smarrimento penoso, una vaga e dolorosa paura per quel trovarsi sola soletta, senza protezione, senza affetti nella vita che vedeva pi che mai per lei irta di amarezze e di pericoli. Si lasci andare a sedere sopra un pietrone e pianse sconsolatamente. Che vita era la sua!... Non aveva speranze. Non affetti che la sostenessero! Ed era cos giovine! Appena vent'anni aveva! Pens con invidia a Angela Noris, che aveva finito di lottare, lei! Pens a un'altra sua compagna, a la Clelia Vernini che si era buttata nel fiume, lasciando scritto che era stanca di affannarsi per vivere. E la Rosetta Conti che si era fatta monaca per disperazione?... aveva studiato da maestra; aveva concorso inutilmente per vari posti, perfino in villaggi cos poco importanti da essere quasi sconosciuti; speranze deluse, illusioni perdute, sgomento della vita, la indussero a cercar riposo e pane sicuro in un convento.
Ha fatto bene Rosetta a chiudersi in un convento! mormor. Ha fatto bene Clelia a buttarsi nel fiume!... Perch ostinarsi a vivere, quando la vita  cos dolorosamente difficile?
Guard il torrente, nel punto in cui, grosso e vorticoso, correva scrosciando fra le sponde larghe.
Lasciarsi andare in balia dell'acqua! desider.
Ma si vergogn tosto del desiderio; se lo rimprover come una vilt.
Dov'era andata la sua bella energia? Perch si lasciava abbattere?... Era dunque debole fino a la vilt? Dimenticava l'esempio del padre, che anche lui aveva stentato tanto per aprirsi un piccolo ed oscuro passaggio nell'affollata via dell'esistenza?... E la fede in Dio, che fino allora era stata una forza per lei, le si era dunque offuscata nell'anima?... Il sentimento di essere una creatura umana, atomo umile ma cosciente del gran tutto, pi non le infondeva forza?... Il suo cuore pi non batteva dunque in unisono con il cuore invisibile delle cose? Pi non fremeva nell'anima sua il palpito della vita immortale?
Una improvvisa folata scese stridendo fra l'erba, si sbizzarr fra le rame ingiallite delle piante, con follia frenetica corse per la valle strepitando. Dora si alz e and a inginocchiarsi davanti al cancello chiuso del Cimitero, dove l'aria gemeva scuotendo i cupi cipressi.
Un uccellino usc con pigolio dal rosaio che fioriva su la tomba della sua povera mamma. Di pianta in pianta, vol su la croce d'ottone che ornava la sommit del cancello; e l, sbattendo le ali e aprendo il becco, strill una nota piena di melanconica espressione.
Parve a la fanciulla che la gentile bestiola fosse mandata da la sua mamma ad incoraggiarla, a infonderle speranza.
Coraggio! sent nel trillo prolungato lo so che soffri, lo so, poveretta, ma io sono con te! Coraggio!
Ma il coraggio tacitamente invocato e misteriosamente promesso, non scendeva nell'anima sua. Vi andavano invece crescendo il malessere e l'abbatimento, un doloroso senso di abbandono.
Il giorno veniva avanti lentamente, e con esso si avanzava la piova, che andava stendendo il suo velo su i fianchi delle montagne e avvolgeva nel manto grigio le piante della prateria, che si dileguavano come fantasmi che la luce scaccia.
Dora si trov su la stradetta che, attraversando la valle, conduceva al paese dove lavorava la ferriera. Di l passava il treno; l vi era una stazione. Dove pensava d'andare?... Non lo sapeva; la sua testa era cos stanca! Ogni pensiero le costava sforzo; una decisione le era impossibile; si abbandonava a l'ispirazione del momento. Quello che ora le premeva, era di lasciarsi indietro presto, subito, lo stabilimento e il palazzo Lovisi. E camminava sotto la minuta spruzzaglia; avrebbe voluto camminare celeremente, avrebbe voluto correre, ma non poteva; una grande stanchezza le rendeva ogni passo faticoso; sentiva la testa greve come piombo; il petto era vuoto d'ogni sentimento; gli occhi vedevano male; una pesante sonnolenza l'andava spadroneggiando tutta. Camminava ormai come in sogno; e forse sognava davvero. Perch le parve di essere nel suo lettuccio e di sentire freddo, un freddo intenso che le faceva scrosciare i denti e rabbrividire tutta; poi le dolevano le ossa e fitte dolorose le passavano per il cervello; voleva aprire gli occhi e non poteva; voleva chiamare la donna che le dormiva presso, nella camera vicina, e la voce non le poteva uscire; era come se si dibattesse nell'angoscia dell'incubo!
...
Luisa e Clelia Lovisi coglievano i frutti della loro pettegola malignit. E la signora Marta, che con pianti e sospiri aveva contribuito a coltivare la trista pianta, ora se ne stava immusita, impensierita e crucciata.
Cominciando da Antonio Lovisi e gi fino a l'ultimo impiegato, fino alle filandiere, la improvvisa partenza di Dora Toldi, male giustificata da un biglietto freddo e breve, era a tutti spiaciuta. In paese se n'era parlato e se ne parlava associando il nome di Dora con quello del dottore Roberto; e le dicerie, nudrite dalle signorine Bianca e da la maestrina, e quindi attinte nel fangoso pozzo dell'invidia e della volgarit, non facevano punto onore n al dottore, n a la fanciulla. Ma da Milano la signora Rosselli aveva scritto chiedendo con premura il nuovo indirizzo della fanciulla; e Miss Sara aveva fatto apposta una scappata in paese per vedere di avere notizie precise della povera orfana, e se fosse possibile di condurla con s a Milano, dove i Rosselli sarebbero stati felici di ospitarla intanto che le si cercava un posto conveniente. Poich per certo quella povera fanciulla aveva dovuto partire per salvare la propria dignit! Oh, la vecchia Miss aveva subito capito! E si andava chiedendo come mai si poteva pensar male di una signorina come quella! E dire che il commendatore, la signora e la signorina Rosselli ne avevano una stima cos grande! Non sapevano che l'Onorevole le aveva suggerito di lasciare il suo modesto posto a lo stabilimento e di darsi a la carriera teatrale?... Aveva gi trovato l'impresario che l'avrebbe subito subito scritturata per un'opera nuova al teatro Lirico di Milano! Ma lei non aveva voluto saperne; aveva paura del teatro; e poi non ambiva trionfi, e si accontentava di rimanere l, in quel triste stabilimento, bersaglio di ogni genere di passioni nudrite di sentimenti volgarissimi e bassi! Povera, povera fanciulla, che avrebbe dovuto destare interessamento, piet, ammirazione, con la sua condotta esemplare, la sua sventura, i suoi meriti intellettuali e morali!... Invece... dovevano avergliene fatte passare di assai grosse per costringerla a quella specie di fuga!
E adesso dove era? chi ne sapeva nulla? Nessun cuore era turbato dal male cagionato a una poverina sola e indifesa?... Da nessuna coscienza era sorta una voce a rimproverare aspramente?...
Miss Sara aveva sfogato la sua indignazione, il suo dolore, con parole alte e vibrate, con un disdegno, un disprezzo, e un rimpianto, che avevano trovato eco in qualche anima buona e avevano sparso l'amaro e un vago senso di sgomento in chi tacitamente doveva riconoscersi causa della partenza dell'orfana.
Il rammarico, il dispiacere e i rimproveri, Miss Sara li aveva specialmente cantati in tutti i toni in casa Lovisi, ove presentiva annidato il triste serpe della gelosia e forse anche della, fosse pure incosciente, crudelt!
Cos che le parole della vecchia inglese, che in paese tutti avevano imparato a rispettare ed a stimare, erano cadute come altrettante gocce gelate nel mondo interiore della signora Lovisi e delle figliole.
Ma per la signora Marta tutto questo era poco o nulla in confronto della preoccupazione in cui la teneva il figlio. A vederlo sempre accigliato e senza parole, ch se era costretto a pronunciarne alcuna le veniva fuori aspra e pungente, era una vera oppressione per tutti e un dolore vivo per lei. Il rispetto che egli aveva sempre mostrato per il padre, fosse pure anche forzato, il suo ritegno nel contraddirlo apertamente, si erano ormai affogati in un violento battibecco scoppiato a tavola, uno di quei giorni. Egli era tornato, e pareva lo facesse apposta per affermare chiare e precise le sue idee fino allora appena timidamente accennate, su la necessit dei miglioramenti richiesti da umanit e progresso nelle filande e nei filatoi; e non si era lasciato imporre silenzio dai soliti argomenti paterni; ma aveva sostenuto le sue idee con vivacit, anzi con veemenza, dimenticando ogni riguardo. Si capiva che ci metteva del puntiglio a spiattellare i suoi sentimenti e i suoi pensieri; e non nascose che ne aveva assai di essere trattato come un fanciullone fantastico che si lascia dire e si compatisce; che non voleva pi saperne di schiavit; liberi dovevano finalmente essere la sua volont e il suo cuore; aveva ventisei anni, era medico; aveva diritto a l'indipendenza.
Ma se per essere libero intendi di portare la rivoluzione negli affari miei, nelle cose mie aveva risposto il signor Lovisi rosso congestionato, pestando di gran colpi su la tavola se intendi di mettere in opera le pazzie che ti frullano per il cervello, sai che cosa ti dico io? lo vuoi sapere? Ti dico che il mondo  grande, e che c' posto anche per i matti!... Tale e quale come vent'anni sono ho risposto a un bel tipo, che ora rivive in te!
Gi! fece Roberto con amarezza il povero zio Silvio Silvani... Oh, se lo so!... e che rimorso per te!... Ma sono contento di assomigliargli; era un generoso e un forte! Se ne andava, per mettere in salvo la sua dignit di uomo di cuore; forse per non chinare il capo a la prepotenza!... E non ebbe paura della povert! Come non la temo io, che non sacrifico certo la libert al danaro! no, per Dio!... Tanto  vero che me ne vado; lotter per farmi una via nella vita; soffrir magari la miseria, ma sar libero! libero!
Si era levato in piedi e passeggiava concitato per il salotto, senza badare a la madre, che a la minaccia di partire, gli aveva levati in volto gli occhi supplichevoli.
Lo so io perch ti preme tanto di essere libero! borbott il signor Lovisi. Per fare un colpo di testa! Lo so, lo so!... Credi che in paese non si sia parlato di certe tue assiduit presso una certa ragazza che forse, chi lo sa?... era d'accordo con te quando se ne  andata?
Roberto si ferm di botto davanti al padre e lo fiss con l'anima sconvolta nello sguardo, dicendo a voce sommessa:
La supposizione  cos triste che mi fa pena invece di irritarmi! Ti assicuro per che sarei felice di sapere dove la signorina sia andata a rifugiarsi. S, felice! ripet, sorprendendo un sorriso su la bocca delle sorelle. Del resto soggiunse quella signorina ha il cuore e l'intelletto cos alti che nessuno di voi la pu comprendere. Ed io, poich sarebbe vilt nascondere pi oltre il mio sentimento, io ho per lei una stima che confina con l'ammirazione; anzi l'amo, l'amo con tutta la forza dell'anima mia, n mi dar pace finch non l'avr trovata!... Ah, in paese corrono delle dicerie?... Che si sappia allora l'intera verit; ed  che Dora Toldi, la fanciulla che io amo e stimo sopra tutte, non pensa, n ha mai pensato a me; e che per certo a la mia domanda, a la mia preghiera, risponderebbe con un no! Ella non ha nessuna simpatia per la famiglia Lovisi; pur troppo ho dovuto capirlo!
A l'ira, al disdegno, ora era successo nell'animo di Roberto uno scoramento doloroso, che gli fece desiderare di uscire dal salotto, dove tutti gli erano ostili, e di ritrovare s stesso nella solitudine.
Usc per la porticina di fianco; sarebbe andato a visitare un vecchio malato in un casolare della montagna.
Dopo vari giorni di pioggia quasi continua, il paesaggio appariva freddo, morto, a luci grigie e ombre di piombo; si accordava con il suo spirito afflitto.
Saliva a capo chino, lentamente, con una confusione di sentimenti e di pensieri, che gli sconvolgevano l'anima con una ridda disordinata, urtandosi, cozzando l'uno contro l'altro.
Arriv a l'Abetaia, davanti la casetta gi abitata da la signorina Toldi, dove egli aveva veduto morire la signora Ester. La casa era chiusa; su la soglia dell'uscio crescevano le erbacce; la finestra a terreno, difesa da l'inferriata, era aperta; da la cucinetta smobigliata usciva un desolato tanfo di muffa. Due piccioni tubavano su lo scrimolo del tetto.
Si sent serrare il cuore ricordando. In quella casetta egli aveva passati momenti felici. Si rivide davanti la fanciulla scomparsa. Con quale gentile gravit ella parlava!... Come la sua bellezza veniva potentemente e idealmente animata da la sincerit profonda, da la grazia, da l'intelligenza e la ragionevolezza!
Ora ella se n'era andata! e forse per sempre! Ma perch?... chi mai l'aveva offesa? con quale arte, per qual fine si era voluto urtare la sua dignit, ferire il suo orgoglio!
Oh! se egli avesse potuto sapere! Poich per certo la sua improvvisa risoluzione aveva dovuto avere una causa!... O non era egli stato con lei due soli giorni prima... L'aveva incontrata nel pomeriggio della domenica che veniva da la chiesa dell'Abetaia, e avevano fatto un tratto di strada insieme. Egli ricordava con precisione; avevano parlato di scoraggimento, di tedio morale, di fede. Lo scoraggimento, il tedio, che vengono da la sproporzione dell'ideale vagheggiato con la realt irta di disgusti, di volgarit, di monotonia.
Ella diceva con la sua affascinante semplicit; secondo lei, si viveva troppo della vita esteriore, poco o nulla della interna, che  la sola che presta coraggio; non si sentiva o assai debolmente il bisogno della fede.
La fede diceva  come una sorgente che scorre sotto terra; non la si vede ma non si esaurisce mai; si palesa spesso nei momenti dolorosi; allora scaturisce pura e viva, come se la terra che la teneva imprigionata venga bruscamente spaccata dal piccone o dal terremoto; ma conviene subito dirigerla, trattenerla; se no, fugge da ogni parte avida di libert, selvaggia. La fede non  una brusca passione, n uno slancio irriflessivo;  una corrente che esige un corso uguale e paziente; la fede  ci che dura.
E con quale sincerit ella credeva in Dio e nelle cose belle e buone!
A un punto si era fermata a guardarsi intorno. Amava l'autunno; era la stagione che preferiva; la definiva con due parole: splendore e melanconia.
Ha il supremo fascino diceva di ci che sta per morire!
Oh cara! cara! sospirava il giovine con tenerezza di pianto.
Sent in cuore una fierezza, un orgoglio soddisfatti, per aver confessato ai suoi il suo amore. Avrebbe voluto gridarlo a l'eco della montagna, a le piante, a i fiori, a gli animali, perch tutto che aveva vita sapesse il suo caro, desolato segreto; che l'aria impietosita lo recasse a lei, l dove si trovava, l dove era andata a rifugiarsi.
Non mi ama, lo so! mormorava. Mai una parola, una stretta di mano, uno sguardo, tradirono in lei un sentimento che fosse pi forte dell'amicizia... anzi!
Rivide l'aggrondarsi dei magnifici occhioni turchini e l'espressione di sorpresa quasi disgustosa con cui ella aveva accolte le rare sue dimostrazioni d'una simpatia intensa. E poi!... egli aveva capito che ella non voleva avere nulla di intimo con la famiglia Lovisi, nulla a l'infuori del suo impiego.
Se ella non fosse andata via e se a recare offesa a la sua memoria non ci fossero state e non ci fossero le dicerie dei maligni e degli sfaccendati, io mi sarei tenuto ben custodito il mio segreto! pens. Ma nasconderlo adesso mi pare vilt. Che tutti sappiano che io l'amo, che sarebbe per me un onore darle il mio nome; ma che ella non vuol saperne di me! Appartengo a una famiglia troppo moralmente a lei inferiore! soggiunse con amarezza. E poi mi ha conosciuto debole, incapace di agire arditamente e virilmente per ottenere il miglioramento vagheggiato negli stabilimenti di mio padre! Questo non poteva certo attirarmi la sua stima. Di fatti un giovine, un medico che si accontenta di osservare, di lagnarsi, di rammaricarsi!... Azioni ci vogliono, non parole!
Si trov davanti la chiesa dell'Abetaia, a l'ingresso della quale i due secolari platani si andavano spogliando della autunnale veste del colore della ruggine, stendendo sopra il suolo del sagrato un melanconico tappeto umido e morbido. Da la porta aperta si vedeva gi in fondo la lampada diffondere un tenue chiarore rossastro su l'altare maggiore.
Sedette sul muricciolo; un senso d'angoscia gli serrava il cuore; ebbe compassione di s stesso, che era condannato a sentirsi solo in mezzo ai suoi; come se i suoi occhi e le sue orecchie vedessero e sentissero in modo diverso da quello degli altri della sua famiglia; come se la natura si fosse piaciuta di dare a lui un cuore ed una mente affatto opposti a quelli dei genitori e delle sorelle.
Non mi hanno mai compreso! lament. Mi sono sempre sentito in urto coi loro sentimenti; sempre! fino da quando ho cominciato a ragionare! Ora la misteriosa potenza che prepara gli avvenimenti, che forse qualche volta ha piet dei solitari, aveva messo su la mia via una creatura adorabile, verso la quale il mio cuore, la mia intelligenza, tutta la parte migliore di me, era potentemente attratta!... Pure solitaria ella aveva finito per sentire dell'amicizia per me; forse vedeva nell'anima mia un mite raggio consolatore; non mi amava, no, ma mi capiva e forse mi compiangeva! Essere amato da una giovine donna, come quella! desider con un fiero battito del cuore. Meritarsi l'amore di una creatura cos nobile e alta!
In quel punto, levando gli occhi, vide spiccare sul fondo scuro della chiesa la lunga e magra figura di fra Davide, fermo su la soglia del portone spalancato.
Buon giorno, fra Davide! lo salut il giovine.
Ma quello, invece di rispondere, stese il braccio verso un punto della parte opposta della vallata, e disse con accento cupo:
Hanno spaventato la colomba, ed essa  fuggita; ma le frecce velenose l'hanno colpita al cuore; nella fuga  caduta; fu raccolta morente! L, l, l!... e col braccio sempre teso e la mano lunga e ossuta, segnava il punto da la parte opposta della valle.
Un senso di terrore entr nello spirito del giovine, che si fece presso il frate e lo supplic con lo sguardo.
Fu raccolta morente! mormor fra Davide le frecce erano avvelenate!
E a grandi passi, gir dietro la chiesa per salire al suo convento.
Roberto conosceva fra Davide; se avesse insistito per sapere di pi, non sarebbe riuscito a cavargli un'altra parola.
Stette con le braccia incrociate sul petto a guardare al punto additato dal frate; l dove biancheggiava su la costa boscosa della montagna, in forma di palazzina civettuola, l'ospedale ad uso degli operai e delle operaie, fatto costruire da Franco Ferri in societ con due altri industriali della vallata.
L! a l'ospedale!... morente!... Dora! la mia Dora adorata! singhiozz precipitandosi per la stradetta sassosa, dimentico di tutto, perfino del malato che doveva visitare.
Chi l'avesse veduto scendere a salti ed a balzi, poi infilare le scorciatoie della piana fra campi, vigneti e ortaglie, e camminare a passi irregolari, ora correndo, ora arrestandosi soffocato da l'affanno, per certo lo avrebbe creduto impazzito.
...
Avvivati da l'aria, che cosa dicevano i larghi e arruffati crisantemi del giardino, che si apriva davanti al bianco ospedale per scendere a scaglioni fino ai piedi del monte? Che cosa susurravano le ultime pallide rose alle quali ogni soffio strappava i petali profumati?... E le verdi e cupe foglie delle magnolie, del lauro e dell'alloro, quale segreto si andavano sommessamente confidando?...
A sedere sul letto, coi gomiti puntati ai guanciali, la testa protesa in avanti, i grandi occhi lucenti di febbre, intenti e fissi a la finestra aperta, Dora ascoltava e forse comprendeva le voci dei crisantemi, delle rose, delle cupe foglie delle magnolie, del lauro e dell'alloro. E a seconda di ci che le voci dicevano a l'anima sua aggrottava gli occhi, atteggiava le labbra a disdegno e amarezza, si smaniava, si inteneriva.
La signora Chiara, la giovine moglie di Franco Ferri, seduta al letto della malata, la guardava con piet, raccogliendone le parole che le uscivano a tratti, deboli e rauche, dal petto arso da la febbre.
No, no, non  vero! come si possono dire delle cose cos volgari e cattive?... non  vero, non  vero!
Mi ama?... chi lo dice?... proprio mi ama e mi vuole sua a dispetto di tutti?... Ma... ma io non lo voglio amare, io! non lo posso! sapete bene che non lo posso! Io amar lui!... No e poi no! Non lo potr mai, mai!...
Zitti!... chi pronuncia quel nome? esso  chiuso nell'anima mia!  mio! mio! Roberto! Roberto! fin in un singhiozzo senza lagrime. E si abbandon affranta su i guanciali.
La signora Chiara le rinnov il ghiaccio su la testa, le compose intorno i magnifici capelli sparsi, le tir le lenzuola sul petto, le fece inghiottire alcune gocce di calmante, non si diede pace se prima non la vide tranquilla nell'assopimento.
Poi camminando su la punta dei piedi, si fece a la finestra e chiuse adagio i vetri, che l'aria col suo fruscio, pi non giungesse a eccitare la poveretta.
Da che fra Davide, in quel triste giorno di pioggia, era entrato a l'ospedale reggendo nelle braccia robuste la giovine che aveva trovata svenuta lungo la via della piana, la signora Chiara si era stabilita al letto della malata come infermiera, proponendosi di rispettare la volont, che ella aveva manifestato con accento supplice, non appena ripresi i sensi, che nessuno del paese d'onde veniva, e specialmente nessuno della famiglia Lovisi, sapesse che ella era l.
Si sarebbe detto che avesse riacquistata un momento la coscienza di s, per volgere quella preghiera a la gentile signora che le si era messa attorno con tanta piet; poich subito dopo la febbre le aveva abbuiato il sentimento.
Il medico addetto a l'ospedale, subito accorso, aveva scosso il capo; il male si manifestava grave fino d'allora; era indispensabile una cura attenta e intelligente di tutti i minuti. La giovine signora aveva subito offerto la sua assistenza.
Fra Davide le aveva raccontato quel poco che sapeva della fanciulla; ma ella, con la sua finezza di donna squisitamente buona, aveva indovinato che nell'animo della poveretta doveva agitarsi una fiera e dolorosa lotta. E l'interessamento si era ingrandito nel suo cuore fino a la tenerezza.
Nei frequenti deliri, la malata aveva sovente chiamato il padre, la mamma, l'amica Maddalena, la morta Angela Noris, la compagna che si era buttata nel fiume, il vecchio professore di canto; aveva ricordato il passato con sorrisi e lagrime e parole di rammarico e di vaghe speranze nell'avvenire.
Un mattino che una capinera s'era messa a gorgheggiare tra le rame di una pianta che ombreggiavano la finestra, tiratasi a sedere sul letto ella era stata un momento ad ascoltare col sorriso su la bocca; poi aveva lei stessa trillato una nota che moriva nell'aria come un sospiro di rimpianto: e ricaduta supina, a piccole frasi sconnesse e interrotte, aveva espresso, in delirio, i desider, le speranze, i timori che le giacevano nell'anima.
Il teatro!... gli applausi!... la ricchezza!... spadroneggiare sul pubblico!... vendere la voce a prezzi favolosi!... No! no!... Ella voleva una vita modesta, tranquilla; voleva un poco d'affetto, lei! Ma i Lovisi no, no e poi no!
Spesso a un fruscio improvviso di passi, al toccheggiare delle campane a distanza, al cadere lento e sonoro delle ore della pendola del vestibolo, si agitava, sbarrava gli occhi, si metteva l'indice a traverso le labbra per invitare al silenzio, e mormorava ora chiaro e distinto, ora sommesso come un soffio, un nome, sempre quello: Roberto!
E quasi che quel nome le cadesse sul cuore a destarvi sentimenti assopiti, il suo volto tradiva ansia e amarezza e disprezzo, e la fiera lotta fra una tenerezza dolorosa e la volont che, sferzata da un potere misterioso, doveva ad ogni costo vincere e uscire vittoriosa! Ed era allora che diceva e ripeteva con veemenza le parole: "Un Lovisi!... io!... No, mai! No e poi no!"
E non aveva ancora finito di affermare quella impossibilit che con un sorriso dolcissimo e la voce tenue, susurrava: "Roberto! Roberto!"
Una sera riconobbe fra Davide che veniva giornalmente a vederla. Lo fiss con intensit, gli stese la mano affilata e del colore della cera, e lo preg che avesse cura della cappella dov'era l'affresco; poi ricadde nell'incoscienza senza per spezzare il filo dei pensieri ridestati, e disse con accento vago, ad occhi chiusi, che il suo babbo aveva amato quell'affresco; che doveva ritrovarlo tale o quale, quando sarebbe tornato al paese.
 morto! piagnucolava.  morto, ma torner!... I Lovisi?... Gli hanno fatto tanto, tanto male; ma egli ha perdonato! Anche a me hanno fatto del male; ma io non perdono, io! No e poi no! soggiungeva oscurandosi in volto.
Le sconnesse frasi della malata che si riferivano al padre morto, a l'affresco ch'egli aveva amato, al male che gli avevano fatto i Lovisi, avevano subito ricordato al frate la strana somiglianza degli occhi della giovine con quelli di una persona, da pi di vent'anni lontana dal paese, che egli aveva sempre ricordato con melanconica amicizia.
Possibile! si era domandato con subito desiderio di chiarire il dubbio e con una tenerezza nuova e quasi paterna verso la fanciulla.
E la sera, nel silenzio pio della chiesa a mezzo ruinata, inginocchiato per la solita preghiera, si trov a supplicare con acuto desiderio:
Signore, fate che sia vero! fate che i parenti la compensino del male cagionato al padre! che con un atto di bont venuta da pentimento, cancellino la loro colpa contro la giustizia! Poich mai non si offende l'alta giustizia senza punizione!
...
Non aveva potuto vederla. Lo stato della malata era gravissimo. Il medico curante imponeva la perfetta quiete; nessuno doveva entrare nella stanza dell'inferma! nessuno, assolutamente!
La stessa signora Chiara ora scesa nel vestibolo a parlare con il dottore Lovisi. La febbre era sempre alta; il delirio continuava a tratti; e quando il delirio cessava, cominciava l'assopimento.
Sono medico anch'io! aveva implorato il giovine, parendogli che il divieto non dovesse estendersi fino a lui.
La signora Chiara chin il capo arrossendo. Si sentiva nella necessit di dire tutto al giovine; anche quello che per certo gli doveva spiacere. E raccont, ripetendo con qualche pietosa attenuante, le parole pronunciate nel delirio da la malata; parole che tradivano sentimenti poco amichevoli verso la famiglia Lovisi.
Come ella sa, nel delirio uno pu dire anche delle stramberie! soggiunse, impietosita, a l'espressione dolorosa che alterava il volto del giovine.
E le manc il cuore di dirgli come il suo nome fosse spesso ripetuto da la fanciulla, e come ella con la sua fine intuizione femminile avesse indovinato la lotta che si andava agitando in quella povera anima, torturata da due sentimenti cos desolatamente opposti.
A che tormentarlo con una speranza vana?... a che fargli leggere nell'anima della poverina cose che lo riguardano tanto disperatamente, se la disgraziata deve morire, o se anche salvandosi per miracolo, in causa di segrete e potenti ragioni, ella non confesser mai il suo amore? aveva pensato la signora Chiara salutando il giovine che se ne andava vacillando.
Morir! piangeva scendendo pesantemente per il sentiero aperto nella pineta. Morir! ed io non la vedr pi! Morir odiando i Lovisi e me con essi!...  difficile guarire del male che l'ha colpita!... Morir!
Sentiva uno spasimo nel cervello e nei nervi; una gran voglia di buttarsi boccone in un luogo deserto e di stare l senza pensiero. Si appoggi al tronco di un pino e stette a guardare su, l'ospedale biancheggiante nell'aria grigia.
A l'ospedale, lei! la mia adorata! mormor commovendosi.
Abbranc una rama di pino con le dita convulse, la strapp, la lanci lontana con ira.
Che avevano fatto i suoi a quella cara, a quella povera fanciulla?... Certo dovevano averla indegnamente offesa per obbligarla a quella fuga pazza! Forse qualche dura parola del padre, qualche pettegolezzo della madre e delle sorelle!... Ma lui, che cosa ci entrava lui, in quelle incresciose e dolorose cose?... Ella, cos intelligente, non gli aveva dunque letto negli occhi, che la stimava e la rispettava sopra tutti e tutto, che la adorava?...
Forse non mi odia pens ma mi disprezza perch mi giudica debole, incapace di fare il bene per inerzia, per vilt!
Lasci cadere le braccia inerti, chin il capo sul petto, si accasci tutto, come se un peso enorme gli fosse caduto su le spalle. E in quel momento pens, con certa indifferenza fredda, a la sua vita fino allora moralmente isolata, a l'abisso che il sentimento e le idee avevano scavato fra lui e i suoi; pens ai propositi del passato, pieni di slancio, di generosit, di abnegazione; tutto miseramente travolto da l'egoismo paterno e in quello sommerso. Suo padre! sua madre! era forse loro colpa se non lo capivano?... Rappresentavano la generazione passata, essi!... dell'autorit, dell'ubbidienza, dei costumi, delle leggi, dei dogmi, perfino del sentimento della carit, essi avevano un'idea diversa da la sua. Idea angusta ed egoista per necessit di educazione e di ambiente. Che cosa ne sapevano essi del sentimento dell'altruismo, della fraternit, dell'uguaglianza morale, della libert umana?... Il loro cuore aveva mai vibrato d'indignazione a la vista dei poveretti e delle poverine, condannati da la crudele legge economica, a logorarsi la vita per arricchirli loro, i padroni?... C'era un'incompatibilit di sentimenti, un abisso fra lui e i suoi: nulla avrebbe potuto riempirlo quell'abisso.
 inutile! concluse essi rappresentano la generazione passata ed io forse rappresento la societ e la famiglia avvenire.
Gi al paese acquattato nella valle, al quale apparteneva la ferriera, suon improvvisamente l'agonia; gravi e solenni rintocchi annuncianti a tutti che una creatura umana stava per rientrare nel mistero. E i suoni mesti si diffondevano lenti e solenni, per l'aria grigia; finivano in una nota prolungata, che pareva un singhiozzo soffocato.
Roberto si scosse; una fitta acuta gli era entrata in cuore togliendogli il respiro. Con una spinta impetuosa si stacc dal pino e riprese la via dell'ospedale frustato da una forza misteriosa, chiamato da una voce pi misteriosa ancora, che gli susurrava:
Vieni! Vieni!... non lo sai che muoio? Vieni, fa presto! voglio che tu mi veda un'ultima volta; voglio vederti prima di scendere nella tomba! Vieni, vieni!
Risal di corsa il sentiero, con un affanno che gli faceva martellare precipitosamente il cuore, con una smania pazza. A l'ultimo scaglione dovette arrestarsi; gli pareva di soffocare; gli battevano i polsi fino a la gola; un doloroso formicolio gli era entrato nel cervello; dovette buttarsi su l'erba, fra le sparse braccia pendule delle passiflore, dei gelsomini, delle rose arrampicanti.
E la campana continuava a diffondere i suoi tristi rintocchi, mentre la fontana del giardino, gorgogliando diceva:
Vieni! vieni! Non lo sai che muoio?...
...
Le stelle lucevano qua e l fra le nuvole squarciate, quando il dottore Roberto Lovisi ritorn a casa.
Franco Ferri, che aveva per lui stima ed amicizia, l'aveva accompagnato fino al cancello del palazzo. Egli non aveva avuto cuore di impedirgli di vedere la malata. E Roberto aveva potuto entrare nella cameretta ove la fanciulla giaceva morente, con i capelli sparsi, le nude braccia abbandonate su la rimboccatura, il volto supino, il respiro affannoso.
L'impressione violenta l'aveva tenuto immobile su la soglia; ma il suo sguardo intenso aveva dovuto scendere nell'anima della fanciulla, come un raggio ardente, perch ella aveva aperti lentamente gli occhi e li aveva fissati in quelli del giovane con espressione di sorpresa, di gioia e insieme di dolore; e tirandosi a sedere sul letto con sforzo supremo, aveva mormorato, non in delirio questa volta:
Roberto Lovisi, addio! Sono la figlia di Silvio Silvani e... perdono!
Ed era ripiombata sui guanciali come morta.
Entrava il prete in stola bianca, quando Franco Ferri strascin fuori il dottore, che pareva aver perduto ogni energia e camminava come in sogno, senza parlare, guardandosi intorno senza vedere, nulla avvertendo.
Al cancello il giovine dottore rispose a la stretta di mano di Franco Ferri, e senza nulla dire, si mise nel viale.
Un fascio di luce usciva da la finestra del salotto dei pasti dove la famiglia usava di raccogliersi la sera. Essi dovevano essere tutti l, intorno a la tavola; suo padre intento al suo "solitario" in attesa dell'ora di andare al caff per la solita partita; la madre e le sorelle con il lavoro fra le mani. Erano tranquilli e contenti loro, mentre l'orfana di Silvio Silvani moriva a l'ospedale!
Un'amara energia gli corse nelle vene; ogni pensiero scomparve da la sua mente, tranne il pensiero della sua adorata che moriva, che forse era gi morta, e che era la figlia di Silvio Silvani, il fratellastro di suo padre, vittima delle sue idee generose.
Povera, povera cara! singhiozz. Tu hai dovuto leggermi in cuore le stesse idee di tuo padre; hai disprezzato in me la debolezza; non hai potuto dimenticare che io pure era un Lovisi. Eppure, eppure...
Rivide l'espressione dell'adorato volto divorato dalla febbre e pens:
Non mi odiava! no, non mi odiava!
Frull nell'aria cupa un pipistrello; si lev alto; scese quasi a toccargli il cappello; poi si alz di nuovo e si perdette nella notte.
Il pregiudizio lo colp in quel momento di prostrazione morale; gli corse un brivido per la persona e con gli occhi del pensiero vide la giovine amata irrigidita nel letto, i begli occhi chiusi per sempre, le labbra livide.
Dora! gemette. Mia povera adorata! Dora Silvani! soggiunse premendosi le mani sul petto. Giuro che sar degno della tua memoria e dell'affetto che forse nascondevi in cuore per me e ti era causa di lotta dolorosa!
Entrando nel salotto, ove erano raccolti i suoi, disse bruscamente:
La fanciulla gi impiegata nello stabilimento,  figlia di Silvio Silvani; ora  morente e forse anche morta!... Io ho deciso di andarmene; come mio zio, ho delle idee che qui mi fanno passare per pazzo. E meglio che me ne vada. Dal Congo si chiedono medici; forse l gi potr fare del bene. In ogni modo potr lavorare e nella vita aspra e difficile forse dimenticare!
Si butt a sedere sul divano, nell'angolo dove la luce della lampada non arrivava. Punt i gomiti sulle ginocchia, si prese il volto fra le mani e se ne stette muto e raccolto nel dolore che nessuno dei suoi divideva, che lo staccava da essi.
La fanciulla gi impiegata a lo stabilimento era la figlia di Silvio Silvani!... Queste parole fremevano nell'aria del salotto frustando la coscienza di ciascuno. La signora Marta e le figliole avevano subito smesso di lavorare. Il signor Antonio aveva levati gli occhi dalle carte, impallidendo.
Nessuno parl; parlava troppo forte e aspramente in ciascuno il rimorso e pi di esso il dolore per la decisione crudamente manifestata da Roberto.
Egli sarebbe partito; non c'era dubbio; se ne sarebbe andato come vent'anni prima aveva dovuto andarsene Silvio Silvani! Nessuna preghiera, nessuna riflessione avrebbero smosso il giovine dalla risoluzione presa.
L'unico figlio di casa Lovisi, aveva annunciato la sua partenza; e gi a l'ospedale della ferriera la figlia di Silvio Silvani moriva! Ma moriva lasciando la disperazione nel cuore di Roberto che l'amava sopra tutti e tutto! Era forse questa la misteriosa vendetta della giustizia, che difficilmente lascia impunito chi l'offende. E non era forse stata cosa ingiusta e crudele, quella di acconsentire che un povero giovane orfano, un parente stretto, andasse solo e povero ad affrontare le difficolt, i pericoli della vita?...
Che cosa chiedeva infine quel poveretto?...
Un po' di piet per la gente che lavorava duramente, un po' di riguardo ai suggerimenti dell'igiene, ai miglioramenti voluti dal progresso.
Questi pensieri sorgevano come altrettanti muti rimproveri dall'anima della signora Marta e del signor Antonio, a turbarli, amareggiandoli. E l'uno guardava l'altra con il livore nello sguardo, che diceva il reciproco rimprovero per non essere stati capaci di impedire un atto disumano meritevole di castigo.
Perch non ho io trovato una parola di difesa per il povero Silvio, che aveva avuto campo di conoscere buono e leale? si andava chiedendo la signora Marta con improvvisa incresciosit.
Perch mia moglie non mi ha impedito di commettere quell'azione cattiva? dicevano gli occhi torvi dell'industriale. Ora non si sarebbe in queste peste soggiungeva fra s e s. Il figlio che se ne vuol andare; la nipote che muore a l'ospedale; noi che si sar, chi sa fino a quando, su la bocca di tutti!
Essere sulla bocca di tutti!... Questo era il cruccio principale di Luisa e Clelia, che, pettegole, avevano una paura pazza dei pettegolezzi intrecciati a loro scapito.
Nel silenzio molesto del salotto, s ud in quel punto stridere la civetta dal platano vicino a la finestra.
Roberto scatt ritto e con voce rauca esclam:  morta!
Poi usc senza lume, infil la scala e and a rinchiudersi nella sua camera.
Preso a la gola da una emozione violenta, si butt bell'e vestito, boccone sul letto e soffoc i singhiozzi contro il guanciale. Il triste uccello notturno, col suo strido funesto, gli aveva annunciato la funesta notizia. Morta! Lei, la sua adorata!
Rivide in visione il povero volto sotto le accensioni della febbre del color caldo dell'avorio, il naso affilato, gli occhi grandissimi scuri e lucenti; mai quel volto era parso a lui di una bellezza cos penetrata d'anima!
Ed ella lo aveva riconosciuto, l'aveva salutato con un fugace lampo di gioia, gli aveva lasciato in memoria il perdono per i suoi.
Dora! Mia Dora! singhiozz.
Si alz dal letto, preso dalla smania di veder l'ospedale; e and a la finestra spalancata, nel cui vano luceva una stella. La campagna scura come il cielo, era silenziosa; a un punto un po' su della costa del monte nella parte opposta della vallata, si vedevano punteggiare i lumi. Era quello l'ospedale; e l, in una cameretta aperta sul giardino, giaceva irrigidita nell'ultimo sonno, la fanciulla che egli aveva tanto amata e che amava ancora!
Guard fiso a quel punto, mentre dall'intimo di s gli venivano pensieri disordinati e confusi. Lev gli occhi dall'ospedale e li fiss nella stella della sera, luminosa nel cielo cupo.
Silvio Silvani disse sei tu forse l su?... E di l guardi a la figliola tua, che i Lovisi non hanno saputo proteggere?... Tu, dal quale io ho ereditati aspirazioni e desider, sprezzi forse in me la debolezza, l'inerzia, il puerile timore che mi hanno impedito di fare il bene da te vagheggiato, di migliorare la condizione di tanti poveri, nel paese che hai amato? Sei forse tu che hai voluto che tua figlia capitasse qui; sei tu che hai messo nel mio cuore l'amore per lei e che ora me la togli per vendicarti di me e dei miei?... Lo spirito conserva dunque nel mistero del al di l, le passioni che qui hanno agitato? O  l'alta giustizia che cos vuole?...  forse nell'ordine segreto delle cose questo di colpire un innocente per colpe da altri commesse? Punire il figlio per il padre? Punire il padre col dolore, forse con la morte del figlio?...
Un'onda di singhiozzi gli irrompeva dalla gola. Si strinse sul petto le braccia incrociate, si morse le labbra, lasci che le lagrime grosse gli sgocciolassero silenziose. Poi, come pot dischiudere le labbra e asciugarsi il pianto, ripet pi volte con infinita interna dolcezza.
Dora! Dora mia!... Se  vero che hai avuto per me un poco d'affetto, fa che lo sappia!... Se vuoi che il mio spirito ti segua nel mistero, guida i miei passi, susurrami quello che devo fare!... Non ti basta che vada lontano, che porti altrove il bisogno di essere utile, di migliorare la condizione di tanti disgraziati? Vuoi che ti segua?... Che venga dove tu sei?...
Una dolorosa stanchezza morale lo accasci; il pensiero gli si offusc in una nebbia interna; le stelle lucenti gli si oscurarono davanti agli occhi, sent un fosco smarrimento impadronirsi di tutto il suo essere.
Si lasci cadere nella poltrona e si dimentic in un sonno pesante e angoscioso.
La campana degli stabilimenti, che chiamava le operaie al lavoro, lo svegli bruscamente.
Quanto tempo aveva dormito?... Due ore?... Tre forse?... E come aveva potuto dormire con quell'immenso dolore nel cuore?... Come aveva potuto dormire tranquillamente mentre l gi, la gracile spoglia dello spirito della fanciulla adorata asceso a la vita, giaceva ancora sul bianco lettuccio?...
Ah, la materia ha dunque un cos grande potere? esclam scuotendosi di dosso il torpore.
Cacci la testa nell'acqua fredda, si asciug in fretta e scese, uscendo per la porticina di fianco.
Sal il sentieruolo vagabondo nel castagneto e and a fermarsi a un punto ove una volta si era intrattenuto con Dora; una grottaglia difesa da un parapetto di legno su lo scrimolo dell'abisso, dove l'acqua scura fra le piante folte, correva rimbalzando con scroscio cupo. Pos i gomiti sul parapetto, si pieg avanti, appoggi il viso a le mani e stette a guardare l'acqua.
Un pensiero dolce e pietoso, pieno di abbandono, di riposo e di pace, veniva a lui da quell'acqua, scrosciante nel silenzio il suo affascinante invito. Morire! Finire! Rinunciare a la lotta, non soffrir pi, ritrovarsi in ispirito con la sola donna che aveva amato! Oh, il fascino di quell'acqua!... Come l'anima comprendeva e accoglieva le voci di quella misteriosa canzone!... Morire! Finire!... I suoi?... L'avrebbero pianto un poco; che cosa era egli per essi, se non lo capivano?... E la promessa fatta a lo spirito di Dora di consacrarsi al bene, al miglioramento dei diseredati!... Avrebbe egli potuto farlo, un poco di bene?... Sarebbe riuscito in qualche buona e utile cosa?... O la debolezza l'avrebbe arrestato nei primi passi della difficile e scabrosa via?... Non era meglio di finirla piuttosto di prepararsi rimproveri e pentimenti?... Finirla! Finirla!... A che resistere se doveva essere cos?... Forse Dio stesso lo voleva; chi mai pu penetrare nei suoi alti e impenetrabili disegni?...
Uno scricchiolio del parapetto lo fece sorridere.
Se cede al mio peso e si spezza, cadr per accidente! pens.
Lo scricchiolio si faceva pi forte e il parapetto si andava piegando leggermente a l'infuori.
Non spingo, non faccio sforzi! disse per tranquillar la coscienza, che gli si agitava dentro. Non sono io che mi butto nell'abisso,  il parapetto che cede sotto di me!
Non staccava gli occhi dal fondo; gi aveva calcolato in qual punto avrebbe potuto cadere forse l, su la roccia sporgente, che obbligava l'acqua ad un salto; forse gi nel fondo vorticoso che si sprofondava come un tetro pozzo!
Trasal; una mano robusta l'aveva afferrato per un braccio e lo traeva indietro, a parecchi passi dal precipizio.
Pazzo! si sent dire. Pazzo e ingrato! Che vuol morire adesso, che la fanciulla che ama ha superato la crisi della malattia e guarir!
Oh, fra Davide! esclam il giovine buttandosi in ginocchio e baciandogli la mano in uno slancio di gioia suprema e di riconoscenza.
...
Le piante non si erano ancora del tutto spogliate della loro veste autunnale, che la neve aveva cominciato a spargere la sua bianca spruzzaglia su la piana e su i monti. Ora scendeva la calma, non agitata da un soffio d'aria; si posava leggiera, a grandi fiocchi soffici, su la piana e su le montagne, accumulandosi, facendo scomparire ogni traccia di sentiero, tutto livellando.
Nella solitudine bianca, in cui i rumori si attutivano e le voci suonavano lontane e smorzate, Antonio Lovisi, avvolto nell'impermeabile, con il cappuccio fino agli occhi, attraversava, in quell'ora del pomeriggio, la piana. Camminava lentamente, un po' curvo, un po' vacillante, arrestandosi ogni poco per guardarsi intorno e riprendere fiato.
Sost un poco davanti la ferriera aperta sbarrata, per vedere nell'interno i grandi forni incandescenti che gittavano dalle immani bocche, fiumi di ferro rovente, nei grandi recipienti sostenuti da operai in blusa o scamiciati.
Era quella una ferriera modello, nella quale erano stati introdotti tutti i miglioramenti imposti da l'umanit e suggeriti da la scienza e dal progresso. Gli operai, oltre a essere ben pagati, avevano un utile su gli affari e non lavoravano che le ore possibili a le forze umane. Franco Ferri, che da qualche anno aveva rilevato la ferriera, era portato in palmo di mano da tutti; e se non accumulava tesori, aveva certo l'intima soddisfazione di compire il suo dovere di industriale moderno, inspirato da idee filantropiche, e di essere ben voluto e stimato.
Oh! oh! fece un giovinotto in maglia che lavorava ai cilindri, dando una sbirciata a la porta. Oh! oh! il signor Lovisi! da queste parti!
Vecchio egoista! brontol un uomo brizzolato, del quale la moglie aveva per anni parecchi lavorato a la filanda.
Venga ad imparare qui come si ha da trattare la gente che lavora! esclam un vecchio tutt'ora in gambe.
Sfruttatore!
Esoso!
Retrogrado!
Queste esclamazioni, queste parole e altre ancora, soffocate dal fracasso assordante del maglio, dallo scroscio dei ferrami, dai colpi di martello, non potevano giungere a l'orecchio del signor Antonio, il quale per vedeva l'ironia, lo sprezzo e lo sdegno trasparire dai volti anneriti degli operai; vedeva le loro occhiate bieche e qualche gesto espressivo. E voltate le spalle a la grande officina, tir via con l'amarezza e il dispetto in cuore.
Da qualche tempo egli si era spesso trovato a desiderare un poco di simpatie, che gli mancava assolutamente in casa e fuori e della cui mancanza non bastavano certo a compensarlo il pensiero delle accumulate ricchezze.
Ho lavorato e ho fatto lavorare tutta la vita! si lamentava in quei momenti ho portato l'agiatezza in casa, che se le mie figliole hanno gi preparata la loro brava dote e se mio figlio erediter una sostanza di alcuni milioncini,  tutto merito mio!... Eppure... Le donne che hanno, per anni e anni, guadagnato il pane nei miei stabilimenti e lo guadagnano ancora, mi vedono volontieri come il fumo negli occhi: gli impiegati, se possono farmela dietro le spalle,  quello che cercano e desiderano: i colleghi industriali, i giovani specialmente, mi stimano poco o nulla. E in casa?... Le donne mi vogliono bene a la loro maniera; e il figlio? L'unico figlio?
Il figlio aveva fissato la sua partenza; cocciuto, crudele, nella decisione presa. Egli aveva ben cercato di distoglierlo da la sua idea... ma oh s! era stato come parlare al muro!... Partire voleva; ad ogni costo. Per andare in capo al mondo: al Congo! un maledetto luogo dove c' ancora la gente che mangia i cristiani.
Con qual cuore si ha da star qui, io e quella povera donna di sua madre, quando lo si sapr l gi, a casa del diavolo? disse salendo faticosamente sotto la neve, lungo il sentiero che guidava a l'ospedale.
E il pensiero che i bauli erano gi pronti e che la partenza del figlio era fissata per posdomani, gli cacci in cuore un tale sgomento doloroso, un senso cos desolante di abbandono e di smarrimento, da soffocargli dentro la solita ira, che era stata fino allora l'unica valvola di sfogo aperta nel suo mondo intimo. Ah! da un poco la vecchia valvola, usata o frustata, non agiva pi! e i vapori sviluppati da passioni diverse, non trovando pi la via d'uscita, gli gonfiavano il petto fino a la sofferenza.
Sar perch divento vecchio! si voleva spiegare sar perch divento vecchio e debole!
Segu la via per una ventina di passi, poi si arrest, davanti a due passeri che, pigolando, volarono da una pianta al suolo e da quello frullarono nell'aria battuta da la neve.
Ma io non voglio che se ne vada! disse forte con uno sprazzo della solita veemenza. Non voglio! Da che  nato, ho vagheggiato l'idea di tenermelo presso sempre; di vederlo farsi una famiglia; di vedermi crescere d'intorno dei piccini che portassero il mio nome! Qualunque sacrificio, qualunque passo, qualunque tentativo, piuttosto di vederlo partire!
Che cosa avrebbe detto sua moglie, che cosa avrebbero pensato le sue figliole, il figlio, gli impiegati, le operaie, tutti quelli che lo conoscevano, se lo avessero veduto in quel momento, lui, Antonio Lovisi, piangere come un fanciullo, con abbandono, con piet di s stesso!
E quale non sarebbe stata la loro sorpresa, se avessero potuto leggergli in cuore la cozzaglia di sentimenti che lo spingeva a un atto strabiliante per lui, fino allora cos indifferente a l'interna voce della invisibile bont, che giace pi o meno soffocata nel petto di tutti, lui, fino allora cos duramente testardo, avido unicamente di ricchezza!
Decisamente nel mondo interiore di Antonio Lovisi era scoppiata la rivoluzione; le passioni, i desider, le speranze pi discordanti, dovevano in lui dibattersi aspramente; le idee nuove, svegliate da sentimenti nuovi, dovevano guardare minacciose e sprezzanti le vecchie idee, si armavano per metterle in fuga, per scacciarle per sempre.
Davanti a un gran tronco d'albero mozzato dal fulmine, ove nella parte superiore, in una nicchia abilmente scavata, stava in mezzo a una ghirlanda di fiori di carta, la statuetta bianca della Madonna addolorata, l'industriale si ferm.
Madonna! che ho amato da fanciullo preg fate che riesca! Non permettete che mi si risponda il triste No! ch' causa della partenza di mio figlio! che porterebbe la disperazione nella mia casa!
Si fece il segno della croce, non curandosi di guardarsi intorno per vedere se nessuno lo sorprendesse in quell'atto che pochi giorni prima egli avrebbe detto da donnicciola. Poi tir via risolutamente fino al cancello dell'ospedale.
Alz la mano al bottone del campanello, ma prima di premerlo supplic:
Signore, fate che riesca!
...
Sola nella modesta cameretta, dove la neve metteva un bagliore bianco, Dora, nel semplice vestito nero di lutto, con in volto le tracce della malattia miracolosamente superata, i capelli negligentemente annodati su la nuca, a sedere presso la finestra, guardava distrattamente fuori, i grossi, soffici fiocchi, scendere silenziosi e gravi nell'immacolato candore. Il calorifero spandeva per la camera un tepore sano; dentro un vaso di vetro, un mazzo di rose da serra diffondeva un profumo delicato. Con la testa appoggiata al dossale della poltrona, Dora guardava fuori e pensava.
Aveva appena finito di leggere una lettera di Maddalena, a la quale aveva scritto non appena il medico gliel'aveva concesso. Dopo le espressioni di dolore e di rammarico per non aver saputo nulla della malattia, per non avere quindi potuto accorrere al suo letto, la buona giovine proponeva a l'amica un posto a Milano, in uno stabilimento farmaceutico.
"Il posto c' soggiungeva la fanciulla e presso la mia c' pure una cameretta pronta ad ospitarti. Se io sarei felice d'averti vicina, lo puoi pensare! Ma... bada, cara, di non troppo presumere delle tue forze morali. Sei tu sicura, proprio sicura, di poter dimenticare? di poter persistere in quel tuo "no e poi no!" crudele per te e per lui? E se venisse un giorno in cui ti accorgessi che l'amore fosse pi forte in te del rancore, della fierezza, dell'orgoglio medesimo?... Roberto Lovisi ti ha fatto timidamente la sua proposta, dici. E quella proposta ti ha subito ridestato in cuore il doloroso ricordo del padre e le villanie da te sofferte da parte delle signore Lovisi. Poi tu sai che la signora Lovisi non si rassegnerebbe a l'idea che suo figlio sposasse una povera ragazza, una impiegata, sia essa pure figlia di un parente del marito. E tu, manco a dirlo, non vorresti mai e poi mai entrare in una famiglia dove ti avessero da considerare come inferiore. E qui, veh, sono in perfetto accordo con te. Questa gente, che per la sola ragione dei quattrini, si mette sul piedestallo e di l guardano d'alto in basso chi si trova sotto di loro, mi fanno stizza e piet insieme! Gli sciocconi!... Ma potrebbe darsi che conoscendoti meglio... che per amore del figlio... insomma potrebbero essere possibili una quantit di cose capaci d'indurti a miglior consiglio!
"E poi, se lo ami (e lo ami davvero, questo io so e sento), non saresti capace di un sacrificio?... Ti basta il cuore di vederlo partire, di andare lontano, cos lontano!... Non vederlo pi, forse mai pi! . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . ...
Non vederlo pi!... mai pi! andava pensando Dora ripetendo le parole della lettera. Non vederlo pi! mai pi!...
Si sent dare un tuffo nel sangue ed ebbe il respiro mozzo per un istante.
Con quale profonda preghiera, con quale tremito nella voce egli le aveva fatto la proposta di matrimonio alcuni giorni innanzi, a la presenza del signor Franco e della signora Chiara!... Ella se li sentiva fissi in cuore quegli occhi supplichevoli! le vibrava ancora nell'anima quella voce tremante e strozzata da l'emozione! Come egli l'amava!... Ed ella non lo amava forse?... Ma... troppe cose erano in urto con quel suo sentimento! il ricordo del padre, l'offesa patita da lei stessa, la sua fierezza!... E poi, diventare lei, la figlia di Silvio Silvani, una Lovisi! Ah, no, no e poi no!
Non lo vedrai pi, mai pi! gli pianse dentro una voce.
Non lo vedr pi! gemette essa.
E le parve che l'aria le si oscurasse d'intorno, ed ebbe un senso di abbandono cos doloroso, che le sgocciolarono le lagrime su le guance pallide e smagrite.
Roberto, Roberto! mormor con tenerezza disperata. Tu non saprai mai quanto io ti amo! non lo comprenderai mai il sacrificio che faccio rinunciando a te!... Ma  necessario.
Perch necessario?... le parve di sentire nell'aria della stanza. Perch necessario?... Necessario forse al sentimento di vendetta che ti abbuia la ragione?... Forse a l'orgoglio, al quale sacrifichi te stessa sacrificando il tuo amore?
Qualcuno buss leggermente a l'uscio.
Avanti! disse Dora asciugandosi in fronte gli occhi.
L'uscio venne aperto e comparve Antonio Lovisi.
La fanciulla si alz di scatto, pos una mano su la spalliera della poltrona, e con il busto piegato in avanti, fiss il fratellastro di suo padre in attesa che parlasse.
E le parole uscirono umili e supplichevoli da la strozza dell'industriale; parole invocanti perdono per s e per i suoi, invocanti piet per tutti.
Egli riconosceva di essere stato ingiusto e autoritario. Ma nessuno sapeva quanto il rimorso, in apparenza soffocato, lo avesse torturato per tutti quegli anni!
Riconosceva d'essere stato egoista e crudele; ma egli era del tempo passato, quando a certe sottigliezze del sentimento manco ci si badava.
Adesso era tutta un'altra cosa; adesso finalmente gli si era fatta una luce nell'anima, offuscata da egoismo, pregiudizi e tradizioni. Ci voleva il dolore, ci voleva la paura di perdere il figlio, per sgombrargli l'anima da tante stolte passioni! Ah, il pensiero di vedere partire suo figlio!... Ecco, egli adesso prometteva, giurava di lasciare a Roberto ampia, intera libert d'introdurre nei suoi stabilimenti tutte le innovazioni, i miglioramenti che credeva opportuni e che meglio desiderava. Lei, lei stessa, con la sua intelligenza forte, il suo cuore alto, avrebbe potuto fare tutto il bene vent'anni prima vagheggiato dal suo povero padre!... Egli sarebbe stato a vedere, tutto approvando, dando a piene mani il danaro necessario! Che cosa gli importava ormai del danaro? Il dolore gli aveva fatto capire che prima di esso, che innanzi a tutto, stanno gli affetti della famiglia, dei figli!
La supplicava a mani giunte; in casa sua sarebbe stata accolta con gioia, con riconoscenza, come una figlia, come una sorella! In quanto a lui aveva sentito di volerle bene fino dal primo giorno che l'aveva veduta. Non si era mai accorta che egli le voleva bene?... E che stima aveva della sua intelligenza! Come gli era sempre piaciuta quella sua aria dignitosa fino a una certa fierezza!
La supplicava a mani giunte, con le lagrime a gli occhi. Una parola, una sola parola, e Roberto sarebbe accorso, e la felicit sarebbe entrata nel cuore di tutti.
Come era trasfigurato il signor Antonio Lovisi! Come il suo volto, di solito duro e volgare, era irradiato di un raggio di bont commovente! E la voce?... Non pareva pi quella inasprita da l'abitudine al comando, fatta ironica da la presunzione, dura da l'esagerato sentimento dell'autorit.
Soggiogata, attratta, vinta, Dora sorrise come in sogno a le ultime parole dell'industriale, si vide innanzi due braccia aperte, e vi si precipit piangendo e sorridendo insieme!
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FINE.